Leggendo su Aosta Cronaca la condivisione di un Lettore, con i dubbi e le incertezze del giornalista, mi è sorto il dubbio, fugato abbastanza in poco tempo, che i proventi della casa da gioco fossero considerati in quanto totale, a prescindere dalla suddivisione tra slot e giochi da tavolo.
Non c’è voluto molto per rendermi conto della completa infondatezza di quanto mi era frullato in testa. Ho riflettuto sulle norme del disciplinare vigente, ove si definiscono i proventi di gioco soggetti a ripartizione con la Regione, e le mance sono escluse.
La lettura della norma citata ha promosso una mia ulteriore riflessione: se i proventi oggetto di ripartizione con il Concedente sono indicati, se il riparto è stabilito nel dieci per cento, mi pare di rammentarlo tale, e al momento del versamento assume carattere di entrata di diritto pubblico, è dovere, o meno, del beneficiario esercitare il controllo sull’imponibile?
È vero che la Proprietà ha l’obbligo di garantire l’economicità della gestione; è vero che le mance sono escluse dal conteggio del 10%, forse perché una parte, attualmente credo il 50%, va alla gestione.
Ma quest’ultima ripartizione non è parte del Disciplinare, bensì di un patto di devoluzione e, come ogni patto, è soggetto, a mio avviso, a contrattazione tra gli aventi causa: i dipendenti tecnici croupier, di cui al DM n. 314/97, art. 3, e la Regione, indirettamente, tramite il gestore.
È consigliabile, in tema della garanzia di economicità della gestione, aver presente la tipologia di gioco praticato e la relativa presenza di mance o, come preferiscono indicarle in molti, proventi accessori e/o aleatori.
La consistenza delle mance opera a conforto del costo del personale tecnico ed è questo il motivo che sostiene la contemporaneità di proventi e mance. Sarebbe assurdo pensare ad un casinò di sole slot, almeno al momento, credo.
Bando al futuribile e poniamo mente al possibile e/o credibile! I proventi slot non si associano alle mance, come avviene per gli altri giochi, ragion per cui era necessario, o forse di più, tenere in considerazione la presenza di giochi da tavolo in funzione delle mance, anche quale conforto dei costi del personale.
Ma chi si accolla l’onere della gestione di una casa da gioco non può permettersi di sottovalutare l’attrattività, la domanda e l’offerta di giochi e servizi, in quanto è semplicemente impensabile un investimento senza una preventiva riflessione sul relativo ritorno.
Un modus operandi che, tramite le gestioni affidate a società a capitale pubblico, ha individuato il mezzo per realizzare lo scopo per il quale sono state autorizzate le case da gioco. La proprietà all’Ente pubblico, in quanto trattasi di una deroga a norme del Codice penale, e la gestione indiretta allo stesso Ente.
Qualcuno si chiederà dove risiedano le motivazioni di una così lunga premessa ad un argomento che ancora non è dato comprendere.
Invece è agevole capire la rilevanza di una iniziativa mirata in una sola ed unica direzione: avere a disposizione un completo dossier sulle mance in parola, per una più che buona conoscenza dell’argomento relativamente al discorso delle case da gioco, anche con riferimento alla loro gestione e alla proprietà pubblica.
In conclusione, desidero rammentare che in una casa da gioco italiana sono in vigore percentuali diverse dal 50 per cento.
Natta Mauro