ATTUALITÀ - 09 agosto 2026, 06:49

Salvini riscopre il Codice della strada: in agosto anche il sorpasso a destra diventa un’idea

Patente B a 17 anni, sorpasso a destra sulle autostrade a tre corsie, corsia d’emergenza per le moto in caso di rallentamenti, multe da notificare in 30 giorni e nuove regole per i veicoli elettrici. Il ministro Matteo Salvini rimette mano, ancora una volta, al Codice della strada. E tra norme già previste, proposte da verificare e qualche annuncio ad effetto, l’impressione è che anche il Codice abbia ormai bisogno di una pausa estiva.

C’è un momento dell’anno in cui la politica italiana sembra avere un rapporto particolarmente intenso con le idee. È agosto. Il Parlamento rallenta, le cronache si fanno più leggere, gli italiani pensano alle vacanze e i ministri, evidentemente, devono trovare qualcosa da mettere sul tavolo. Quest’anno, a tenere fede alla tradizione, ci pensa Matteo Salvini, che rispolvera una delle sue specialità: il Codice della strada.

Non è passato poi così tanto tempo dall’ultima grande riforma, entrata in vigore il 14 dicembre 2024, eppure il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sembra già avere nostalgia del cantiere normativo. Così, a pochi giorni da Ferragosto, arrivano nuove ipotesi di modifica: patente B a 17 anni, sorpasso a destra sulle autostrade a tre corsie, possibilità per le moto di utilizzare la corsia d’emergenza in determinate situazioni, multe più rapide da notificare, nuove regole per i veicoli non assicurati e una serie di interventi che il ministero ha sottoposto a oltre 100 operatori e associazioni di settore.

Insomma, il Codice della strada è ancora una volta in officina. E viene quasi da chiedersi se, prima o poi, qualcuno deciderà di consegnarlo al cittadino nella sua versione definitiva.

Tra le proposte più curiose c’è l’abbassamento da 18 a 17 anni dell’età minima per ottenere la patente B. Una modifica che, sulla carta, potrebbe consentire a un diciassettenne di mettersi alla guida di automobili capaci di arrivare a circa 142 cavalli, grazie alle regole già introdotte per i neopatentati. La domanda, naturalmente, non riguarda soltanto la potenza del motore, ma la logica complessiva della misura: se l'obiettivo dichiarato è aumentare la sicurezza stradale, occorrerebbe capire se anticipare di un anno l'accesso alla guida rappresenti davvero un passo nella direzione giusta oppure semplicemente un'altra modifica da aggiungere al già corposo catalogo delle novità.

Poi c’è il capitolo dei cosiddetti “cicli a propulsione”, utilizzati anche dai rider per le consegne a domicilio. Il ministero annuncia lo studio dell’obbligo di casco e contrassegno. Peccato che, almeno per quanto riguarda la sostanza della disciplina, non si tratti esattamente di una scoperta dell’estate 2026.

La normativa europea già considera questi veicoli, quando superano le caratteristiche delle normali biciclette a pedalata assistita, come mezzi soggetti a specifiche prescrizioni di omologazione. Per i velocipedi a pedalata assistita la potenza massima è di 250 W, mentre i cosiddetti cicli a propulsione possono arrivare fino a 1.000 W, con l’assistenza che deve interrompersi a 25 km/h. Quando un mezzo non rispetta i requisiti previsti, il Codice della strada stabilisce che possa essere considerato un ciclomotore, con tutto ciò che ne consegue in termini di casco, assicurazione e patente.

Insomma, più che inventare un nuovo obbligo, il ministero potrebbe dover semplicemente rendere più chiaro e applicabile ciò che già esiste. Una distinzione non secondaria, soprattutto quando si annuncia una nuova riforma come se si stesse scoprendo un continente.

Anche sul fronte delle multe l’annuncio procede a grandi linee. Il ministero promette sanzioni più proporzionate alla gravità delle infrazioni, ma il principio di proporzionalità è già presente nel Codice. L’articolo 195, infatti, stabilisce che nella determinazione della sanzione si tenga conto della gravità della violazione, dell’opera svolta per attenuarne le conseguenze e anche delle condizioni del trasgressore.

Più interessante è invece l’ipotesi di intervenire sugli aumenti legati all’inflazione e sui meccanismi di pagamento. E soprattutto quella relativa alle multe non pagate dagli stranieri entro 5 anni, con la possibilità di procedere alla riscossione nei confronti di chiunque circoli in Italia con il veicolo coinvolto nell’infrazione. È un terreno sul quale la semplificazione promessa dovrà necessariamente fare i conti con la concreta possibilità di rendere effettivi i provvedimenti.

Più delicata, per i Comuni, è la proposta di ridurre da 90 a 30 giorni il termine per notificare i verbali relativi agli accertamenti effettuati da remoto. L’obiettivo dichiarato è comprensibile: meno attese per il cittadino e maggiore rapidità nell’azione amministrativa. Ma un mese è un mese, e tra l’acquisizione delle immagini, la verifica della violazione, la compilazione del verbale e la procedura di notifica c’è un lavoro che qualcuno dovrà comunque fare.

Il rischio è che una norma presentata come maggiore tutela per l’automobilista finisca per trasformarsi, in assenza di adeguati strumenti organizzativi, in un ulteriore problema per gli enti locali. E quando il termine scade, la conseguenza è semplice: la multa non può più essere notificata. Il trasgressore ringrazia, mentre il Comune deve fare i conti con una sanzione diventata improvvisamente inesigibile.

Il ministero interviene anche sulla piattaforma CUDE, il contrassegno europeo di parcheggio per le persone con disabilità, prevedendo l’obbligo per i Comuni di aderire e ipotizzando, in caso contrario, l’impossibilità di utilizzare i dispositivi di accertamento a distanza per le violazioni relative alla sosta riservata e alle Ztl. Sul tavolo c’è poi un rafforzamento del ricorso al prefetto e una disciplina più semplice dell’autotutela per cancellare i verbali palesemente errati.

Viene inoltre indicato un obiettivo preciso sulla destinazione delle multe: il 70% dei proventi dovrebbe essere reinvestito in interventi per la sicurezza stradale, mentre il restante 30% potrebbe essere destinato all’ente accertatore per le attività di controllo e notifica. Una proposta che, se tradotta in meccanismi trasparenti e verificabili, potrebbe avere un significato concreto: meno multe percepite come strumento per fare cassa e più risorse effettivamente utilizzate per rendere le strade più sicure.

Poi arriviamo all’autostrada. E qui il ministro riesce nuovamente a regalare alla politica estiva un tema perfetto.

Si studia la possibilità per i motociclisti di utilizzare la corsia d’emergenza in presenza di incidenti o forti rallentamenti, garantendo naturalmente il transito dei mezzi di soccorso. Ma soprattutto viene messa sul tavolo l’ipotesi del sorpasso a destra sulle autostrade e superstrade a tre corsie, attraverso l’introduzione della circolazione per file parallele.

È una modifica destinata inevitabilmente a suscitare discussioni, perché il sorpasso a destra rappresenta una delle questioni più delicate della disciplina della circolazione. La differenza tra una circolazione ordinata per file parallele e una situazione in cui l’automobilista semplicemente decide di passare a destra di un altro veicolo dovrà essere definita con una precisione quasi chirurgica. Perché sulle autostrade italiane, già oggi, non è raro assistere a interpretazioni molto creative delle regole esistenti. Aggiungerne di nuove senza renderle immediatamente comprensibili potrebbe produrre più confusione che sicurezza.

Ed è proprio questo il punto politico dell’intera operazione. Salvini ha costruito negli anni una parte consistente della propria comunicazione politica sulla mobilità, sulle auto, sulle multe e sul rapporto tra automobilisti e istituzioni. Il Codice della strada è dunque anche un formidabile palcoscenico comunicativo: basta una patente anticipata, una multa modificata o un sorpasso a destra e il ministro torna immediatamente al centro della scena.

Il problema è che una politica dei continui annunci rischia di produrre l’effetto opposto a quello desiderato. Se ogni stagione porta con sé una nuova revisione del Codice, gli automobilisti finiscono per non sapere più quale sia la versione definitiva delle regole. E i Comuni devono continuamente adeguare procedure, strumenti e controlli. La sicurezza stradale, invece, avrebbe bisogno di qualcosa di molto meno spettacolare: norme chiare, stabili, controlli efficaci, infrastrutture sicure e soprattutto continuità nell’applicazione delle regole.

Per ora si tratta soltanto di ipotesi sottoposte alla consultazione di operatori e associazioni. Sarà il confronto a stabilire quali proposte arriveranno davvero alla fase legislativa e quali resteranno, come tante altre idee estive della politica italiana, nella categoria delle intenzioni.

Resta però una sensazione: mentre l’Italia aspetta di capire come rendere più sicure le proprie strade, il ministro Salvini sembra impegnato soprattutto a dimostrare che il Codice della strada non è mai abbastanza riformato. Una sorta di manutenzione permanente, nella quale ogni tanto spunta una norma nuova, qualche vecchia norma viene riscoperta e persino gli obblighi già esistenti possono tornare utili come annunci.

D'altronde, in politica, soprattutto ad agosto, anche una vecchia bicicletta può diventare una novità. Basta chiamarla “ciclo a propulsione”, convocare 100 associazioni e operatori, metterci sopra un casco e annunciare che il governo ci sta lavorando.

pi.mi.