Sala Nassirya del Senato della Repubblica. È in una delle sedi simbolicamente più significative delle istituzioni italiane che è stato presentato Caffè Corretto, il volume curato da Mary Troiano, con la prefazione di Sergio Gaglianese, nato dall’esperienza dell’associazione La Tazzina della Legalità.
Il libro raccoglie storie, analisi e riflessioni dedicate alla legalità, alla responsabilità sociale e al coraggio di chi ha scelto di trasformare esperienze difficili in un percorso di impegno civile.
Tra quelle pagine c’è anche il contributo di Marco Sorbara, dal titolo “909 giorni di ingiusta detenzione: una sola domanda”. Un racconto che parte dal 23 gennaio 2019, dalla cella del carcere di Biella e da quei «quattro passi per due» che, anni dopo, sarebbero diventati il cuore di un progetto educativo e di sensibilizzazione.
La presentazione al Senato assume così un significato particolare: una storia nata dentro una cella entra in un luogo delle istituzioni non per chiedere vendetta, ma per porre domande e contribuire a costruire una cultura della legalità più consapevole, capace di tenere insieme fermezza, giustizia, responsabilità e dignità della persona.
Oggi questo impegno prosegue anche attraverso il ruolo di Marco Sorbara e Mauro Esposito, delegati della Tazzina della Legalità per Piemonte e Valle d’Aosta, all’interno di una realtà nata dall’intuizione e dal lavoro del presidente Sergio Gaglianese.
Attorno alla Tazzina si incontrano esperienze straordinarie: Piera Aiello, testimone di giustizia; Nicola Catanese, già capo scorta di Paolo Borsellino; Mimmo Scordino, già componente del dispositivo di staffetta e volante di Giovanni Falcone. Storie diverse, ma unite dalla scelta di mettere esperienza, memoria e coraggio al servizio delle nuove generazioni.
«Questo percorso mi ha insegnato anche a guardare oltre la mia esperienza personale» ha ricordato Sorbara.
Vivere il carcere dall’interno ha permesso a Sorbara di comprendere più profondamente anche il grande e difficile lavoro svolto ogni giorno dalla Polizia Penitenziaria: donne e uomini chiamati a operare in condizioni spesso complesse, assumendosi responsabilità che vanno ben oltre la semplice custodia.
Da questa consapevolezza nasce anche un gesto concreto. Il prossimo 14 agosto, alla Casa circondariale di Brissogne, saranno consegnati alcuni ventilatori destinati a rendere più sopportabili le giornate estive all’interno dell’istituto.
La consegna sarà effettuata anche con la presenza di don Nicola Corigliano, parroco di Saint-Martin-de-Corléans, che accompagnerà questo momento di attenzione e solidarietà.
Non sarà Sorbara a decidere dove destinare i ventilatori. Saranno gli uomini e le donne della Polizia Penitenziaria, che conoscono quotidianamente le esigenze dell'istituto, a indicare dove possano essere maggiormente utili, compresa, qualora ve ne fosse necessità, la possibilità di destinarne alcuni agli ambienti utilizzati dallo stesso personale.
Una scelta tutt'altro che casuale.
Perché parlare di dignità nel carcere significa avere attenzione per tutti: per le persone detenute e per le loro famiglie, ma anche per chi ogni giorno indossa una divisa ed entra in carcere per svolgere il proprio servizio.
L'impegno di Marco Sorbara, che dopo essere decaduto dall'incarico per l'inchiesta e l'arresto è stato nuovamente eletto Consigliere regionale della Valle d'Aosta, non si esaurisce nel racconto della propria esperienza. È parte di un percorso più ampio che mette al centro la persona, la solidarietà e la responsabilità verso la comunità.
Sorbara è infatti anche socio delle Giacche Verdi Lombardia, realtà impegnata, oltre che nell'ambito della Protezione Civile della Lombardia, in attività di sostegno alle persone con disabilità e alle persone che si trovano in condizioni di difficoltà.
Un'esperienza che si inserisce coerentemente nel percorso intrapreso dopo i 909 giorni di detenzione: trasformare una vicenda personale dolorosa in un'occasione per guardare agli altri, ascoltare e costruire.
«La mia esperienza mi ha insegnato che non si costruisce una giustizia migliore contrapponendo le persone o le istituzioni. Si costruisce conoscendole, riconoscendo ciò che deve essere migliorato, ma anche valorizzando chi svolge con serietà e umanità il proprio dovere».
È forse questo il filo che unisce le pagine di Caffè Corretto, la presenza al Senato, l'impegno nella Tazzina della Legalità e il gesto concreto a Brissogne: trasformare la sofferenza in conoscenza, la conoscenza in responsabilità e la responsabilità in un impegno a favore della comunità.
Dalla gabbia alla legalità, dunque. Non per dimenticare il passato, ma per dare a quel passato un significato diverso: farne uno strumento di dialogo, di memoria e di costruzione del bene comune.