La prima tappa della visita pastorale di Papa Leone XIV ad Assisi, nella giornata di 6 agosto 2026, è stata dedicata ai giovani. Nella piazza di Santa Maria degli Angeli, cuore spirituale del francescanesimo, il Pontefice ha scelto il dialogo diretto, rispondendo alle domande di tre ragazzi che hanno dato voce ai dubbi e alle speranze di una generazione chiamata a confrontarsi con guerre, polarizzazioni, crisi della partecipazione e trasformazioni sociali accelerate dalla tecnologia. Un confronto che ha assunto un significato che va oltre la dimensione religiosa, toccando temi politici, culturali e sociali di grande attualità.
Davanti a giovani, famiglie, religiosi, sacerdoti ed educatori, Leone XIV ha ribadito che l'eredità di San Francesco d'Assisi continua a rappresentare un riferimento concreto per affrontare le sfide del presente. Accolto con entusiasmo e affetto, il Papa ha ricordato come il Vangelo proponga una radicalità ben diversa dal fondamentalismo. «La radicalità evangelica è l'opposto del fondamentalismo: non rende ciechi e violenti, ma sensibili, attenti, sempre alla sequela di Gesù e quindi umili, accoglienti verso tutti», ha spiegato, sottolineando che la fede autentica non alimenta contrapposizioni ma costruisce relazioni.
Particolarmente significativa è stata la risposta alla domanda di Karolina, giovane proveniente da Zagabria, che ha chiesto come vivere oggi una fede autentica. Il Pontefice ha richiamato la storia dei Balcani, ricordando come quella regione europea abbia conosciuto appena trent'anni fa il dramma della guerra e il pericoloso intreccio tra appartenenza religiosa e nazionalismo. In questo contesto ha indicato l'opera dei francescani come esempio di dialogo capace di favorire la convivenza tra cattolici, ortodossi e musulmani.
Il Papa ha quindi lanciato un messaggio dal forte valore politico e civile, affermando che oggi i cristiani sono chiamati a «lavorare alla purificazione della memoria e coltivare la riconciliazione», diventando operatori di pace in società sempre più tentate di usare la religione come strumento identitario e di contrapposizione. Un richiamo che assume un significato particolare in una fase storica caratterizzata dal ritorno di nazionalismi, conflitti internazionali e tensioni culturali che attraversano anche l'Europa.
Non meno incisiva è stata la riflessione sul ruolo dell'informazione e dei social media. Secondo Leone XIV, la cattiva informazione e i pregiudizi alimentano paure artificiali e costruiscono muri che impediscono l'incontro tra le persone. Per questo ha invitato i giovani a essere testimoni di Cristo andando oltre «i confini artificiali, cioè al di là di paure indotte dalla cattiva informazione e dai muri del pregiudizio». Un'affermazione che richiama la responsabilità dei mezzi di comunicazione e delle piattaforme digitali nella formazione dell'opinione pubblica e nella qualità del dibattito democratico.
Il Pontefice ha affrontato anche il tema della tecnologia, riconoscendone le opportunità ma mettendo in guardia dal rischio di un progressivo impoverimento delle relazioni umane. «Testimoniate questo stile dappertutto, specialmente in un tempo in cui la tecnologia disabitua a stare insieme, fra persone in carne ed ossa», ha detto, evidenziando come la fraternità si costruisca nella concretezza dell'incontro e non soltanto negli spazi virtuali. Un passaggio che tocca una delle grandi questioni sociali del nostro tempo: la crescente solitudine delle nuove generazioni e la difficoltà di costruire comunità reali.
Nel corso dell'incontro il Papa ha anche condiviso un accenno al proprio percorso vocazionale, ricordando come, lungo tutta la sua vita fino all'elezione al pontificato, abbia sperimentato una costante presenza di Dio. «Dio mai mi ha lasciato solo», ha confidato ai ragazzi, invitandoli a non perdere la fiducia anche nei momenti di crisi personale e collettiva.
Il messaggio lanciato da Assisi si inserisce nel solco della tradizione francescana, ma parla direttamente al mondo contemporaneo. In una stagione segnata da guerre, polarizzazione politica, crisi della partecipazione democratica e trasformazioni tecnologiche profonde, Leone XIV propone una visione fondata sul dialogo, sulla responsabilità condivisa e sulla fraternità come risposta alle paure e alle divisioni. Un invito che supera i confini della comunità ecclesiale e richiama l'intera società a costruire quella «civiltà dell'amore» evocata dal Papa, nella convinzione che soltanto il confronto, l'accoglienza e il rispetto reciproco possano rappresentare un'alternativa credibile alla cultura dello scontro.
Testo integrale del discorso del Papa: https://www.vatican.va/content/leo-xiv/it/speeches/2026/august/documents/20260806-assisi-giovani.html