Ayas si prepara a riscoprire due delle sue ricchezze più profonde: una legata alle mani e al lavoro delle generazioni che hanno abitato la valle, l’altra scritta nelle rocce e nella storia geologica delle Alpi. Due iniziative diverse ma unite da un unico filo conduttore: la conoscenza del territorio come strumento per proteggerlo, valorizzarlo e consegnarlo alle future generazioni.
Venerdì 7 agosto 2026, alle ore 21.00, nella sala dei Vigili del Fuoco di Champoluc, saranno presentati i risultati del censimento dei manufatti in pietra ollare realizzato ad Ayas. Si tratta di un’indagine capillare che ha permesso di raccogliere informazioni, immagini e documentazione su una parte significativa del patrimonio storico locale, offrendo una fotografia aggiornata e affidabile della presenza di questi preziosi elementi della cultura materiale.
La valorizzazione di questi beni assume anche un significato più ampio sul piano sociale e culturale. In una fase storica in cui molte comunità alpine sono chiamate a confrontarsi con trasformazioni profonde, conoscere le proprie radici diventa un elemento fondamentale per rafforzare il senso di appartenenza e costruire nuove forme di tutela del territorio. Il patrimonio locale può diventare anche una risorsa economica, capace di alimentare un turismo più attento, interessato non soltanto al paesaggio ma anche alla storia e all’identità dei luoghi.
Pochi giorni dopo, giovedì 13 agosto 2026, l’attenzione si sposterà invece verso il Vallone delle Cime Bianche, con un percorso ad anello dedicato alla scoperta dell’“Oceano perduto”. La partenza sarà da Saint-Jacques e la partecipazione richiederà la prenotazione obbligatoria.
La particolarità dell’area era stata sottolineata già negli anni ’90 dal geologo Giorgio Vittorio Dal Piaz, che aveva lanciato l’idea di istituire un “Parco dell’Oceano Perduto” proprio per tutelare e valorizzare questa straordinaria concentrazione di testimonianze geologiche. Il Vallone delle Cime Bianche viene considerato un luogo unico perché riunisce contemporaneamente tre caratteristiche difficilmente riscontrabili altrove nelle Alpi: la completezza degli elementi che componevano il fondo oceanico, la loro distribuzione su livelli distinti e la chiarezza delle associazioni mineralogiche presenti nelle rocce.
Le due iniziative, promosse dall’associazione Ripartire dalle Cime Bianche, raccontano quindi due volti complementari di Ayas: quello della cultura costruita dall’uomo e quello della storia naturale custodita dalla montagna. Un patrimonio che non appartiene soltanto al passato, ma che può diventare una chiave per affrontare il futuro, attraverso una maggiore consapevolezza ambientale, nuove opportunità di turismo sostenibile e una comunità più forte nel difendere la propria identità.
In un’epoca in cui le montagne sono chiamate a trovare un equilibrio tra sviluppo, tutela e cambiamento climatico, iniziative come queste ricordano che il valore di un territorio non si misura soltanto nelle sue infrastrutture o nei suoi flussi turistici, ma anche nella capacità di riconoscere, raccontare e proteggere le storie che lo rendono unico.