CRONACA - 03 agosto 2026, 14:34

“Valle d’Aosta crocevia della ‘ndrangheta”: il libro che riaccende l’allarme sulle infiltrazioni mafiose nel cuore delle Alpi

Giovedì 6 agosto alle 17.30 alla Maison Musée Berton di La Thuile sarà presentato il volume del giornalista e scrittore Ersilio Mattioni, dedicato alla presenza della criminalità organizzata in Valle d’Aosta e ai meccanismi che hanno portato alla luce il rapporto tra ‘ndrangheta, territorio e politica. Un appuntamento promosso da Libera Valle d’Aosta per non abbassare la guardia a oltre sette anni dall’inchiesta Geenna

La Valle d’Aosta non può permettersi di considerare la criminalità organizzata un fenomeno lontano, estraneo ai propri confini geografici e culturali. La dimensione alpina, spesso associata a sicurezza e isolamento, negli ultimi anni è stata costretta a confrontarsi con una realtà diversa: anche un territorio piccolo, ricco e strategico può diventare terreno di interesse per organizzazioni mafiose capaci di adattarsi ai contesti economici e sociali più diversi.

Proprio su questo tema si concentra il libro “Valle d’Aosta, crocevia della ‘ndrangheta” del giornalista e scrittore Ersilio Mattioni, che sarà presentato giovedì 6 agosto alle ore 17.30 alla Maison Musée Berton, in frazione Entrèves 52 a La Thuile. L’iniziativa è organizzata dall’Associazione Libera Valle d’Aosta in collaborazione con la società Alp In e la Biblioteca comunale di La Thuile. A dialogare con l’autore sarà il coreferente regionale di Libera Valle d’Aosta Fabrizio Bal.

Mattioni, autore di quattro volumi per la collana “Mafie. Storia della criminalità organizzata”, ha dedicato gran parte del proprio lavoro alla penetrazione delle mafie nelle regioni settentrionali, dimostrando come le organizzazioni criminali abbiano progressivamente superato i confini tradizionali del Mezzogiorno per inserirsi nei territori economicamente più sviluppati del Paese.

Il caso valdostano è diventato un simbolo di questa evoluzione con l’inchiesta Geenna, avviata nel 2019, che ha portato alla luce un presunto radicamento della ‘ndrangheta nella regione e soprattutto l’esistenza di rapporti e contatti tra ambienti criminali e settori della politica locale. Un passaggio che ha rappresentato uno spartiacque nella consapevolezza collettiva della comunità valdostana.

L’obiettivo è mantenere alta l’attenzione su un tema che non può essere archiviato”, è il messaggio che arriva da Libera Valle d’Aosta, impegnata da anni nel contrasto culturale alle mafie attraverso incontri, formazione e iniziative pubbliche. La presentazione del libro vuole essere quindi molto più di un appuntamento editoriale: diventa un momento di riflessione civile su come una comunità possa difendere la propria autonomia, la propria economia e le proprie istituzioni dai tentativi di condizionamento esterno.

Il fenomeno mafioso al Nord si muove infatti spesso attraverso modalità meno evidenti rispetto ai territori storicamente segnati dalla presenza criminale. Non sempre prevalgono violenza e intimidazione aperta; più frequentemente le organizzazioni cercano spazi nell’economia, negli appalti, nell’edilizia, nella ristorazione, nel commercio e nei rapporti di relazione con il mondo politico e amministrativo. È una strategia basata sulla capacità di inserirsi nelle fragilità del sistema e di sfruttare opportunità economiche.

Per una regione come la Valle d’Aosta, dove il tessuto imprenditoriale è composto in larga parte da piccole e medie aziende e dove le relazioni personali hanno storicamente un peso rilevante, la prevenzione diventa un elemento decisivo. Trasparenza negli appalti pubblici, attenzione ai processi economici e partecipazione democratica rappresentano strumenti fondamentali per impedire che interessi criminali possano trovare spazio.

La vicenda emersa con Geenna ha inoltre aperto un dibattito politico profondo sull’efficacia dei controlli e sulla necessità di rafforzare gli anticorpi istituzionali. La presenza mafiosa, quando tenta di avvicinarsi alla politica, non mette in discussione soltanto la legalità, ma anche la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella capacità della comunità di autodeterminarsi.

La presentazione del volume di Ersilio Mattioni assume dunque un valore che va oltre la cronaca giudiziaria. Raccontare la presenza della ‘ndrangheta in Valle d’Aosta significa interrogarsi sul futuro di un territorio che vuole difendere la propria identità, la propria autonomia e il proprio modello sociale. La lotta alle mafie non passa soltanto dai tribunali e dalle forze dell’ordine, ma anche dalla conoscenza, dalla memoria e dalla capacità dei cittadini di riconoscere i segnali di rischio prima che diventino emergenze.

In una regione abituata a proteggere le proprie montagne dai pericoli naturali, la sfida dei prossimi anni sarà anche quella di proteggere il proprio tessuto democratico ed economico da minacce più invisibili, ma altrettanto insidiose.

pi.mi.