Tra ritardi, revisioni e continui cambi di programma, la sensazione diffusa è quella di una regione in cui si avviano molti interventi e se ne portano a termine pochi.
Una percezione che emerge anche da un documento circolato nelle scorse settimane tra cittadini e gruppi locali, nel quale si legge: «Tra progetti mai iniziati e cantieri mai finiti la Valle d'Aosta detiene uno dei record peggiori che ci sia in Italia». Un giudizio severo, che fotografa un malessere presente da molti anni.
Facciamo allora un ripassino, come diceva la mia maestra delle elementari.
2003-2008: la stagione delle grandi promesse
I primi segnali di questa tendenza emergono nei primi anni Duemila, quando vengono presentati numerosi progetti destinati, almeno nelle intenzioni, a cambiare il volto della regione. Molti di essi, però, non superano la fase preliminare.
Tra gli esempi citati nel documento figura la Galleria del Drink, indicata come un'opera strategica per la viabilità e la sicurezza, finanziata e inserita nella programmazione regionale ma mai giunta a compimento.
Nello stesso periodo, anche diversi piani regolatori comunali, compreso quello del capoluogo, attraversano lunghi iter amministrativi fatti di modifiche, sospensioni e rinvii, fino a rimanere per anni nei cassetti in attesa di una revisione.
2009-2015: i cantieri che sembrano non finire mai
Il decennio successivo è caratterizzato da opere che vengono avviate ma incontrano continue difficoltà nel raggiungere il traguardo.
Il caso più noto è quello del nuovo ospedale di Aosta, un progetto annunciato oltre quindici anni fa e più volte modificato nel corso del tempo. Tra varianti progettuali, ricorsi, revisioni e aumento dei costi, l'intervento è diventato uno dei simboli delle grandi opere dalla realizzazione particolarmente complessa.
Un'altra vicenda riguarda l'autorimessa dietro la Torre dei Balivi, in via Guido Rey. Inserita nella programmazione delle opere pubbliche come intervento strategico per il centro storico, dopo annunci e successive revisioni progettuali è progressivamente uscita dal dibattito pubblico senza trovare una conclusione.
2016-2022: i progetti finanziati che faticano a partire
Negli anni successivi la Regione continua ad approvare programmi di investimento in numerosi settori, dalle infrastrutture alla tutela del territorio, dall'agricoltura alla prevenzione degli incendi.
Nel documento viene richiamato anche il tema dei cosiddetti 270 milioni "immobili", cioè risorse destinate a diversi interventi che, secondo gli estensori del testo, sarebbero rimaste per lungo tempo senza tradursi nell'avvio dei lavori.
Lo stesso documento richiama inoltre numerosi progetti dedicati alla tutela del suolo e dell'agricoltura, presentati pubblicamente ma che, secondo gli autori, non sarebbero riusciti a trasformarsi in cantieri operativi.
2023-2026: Aosta come simbolo della discontinuità amministrativa
Negli ultimi anni il capoluogo continua a rappresentare, secondo molti osservatori, uno degli esempi più evidenti della difficoltà nel garantire continuità alle scelte amministrative.
I piani urbanistici vengono modificati da una giunta all'altra, cambiando destinazioni d'uso, priorità e impostazione. Il risultato è una pianificazione che fatica ad avere una prospettiva di lungo periodo.
Nel documento compare anche un riferimento ironico ma significativo agli alberelli commemorativi "morti prematuramente", piantati con cerimonie ufficiali e poi, secondo gli estensori, lasciati senza un'adeguata manutenzione. Un episodio che viene utilizzato come metafora di una gestione percepita come poco attenta alla continuità.
La rassegnazione dei cittadini
L'aspetto forse più preoccupante non riguarda soltanto le opere pubbliche, ma il clima che si respira tra i cittadini.
«Ormai la rassegnazione dei cittadini è talmente alta che non commentano nemmeno più su Facebook», si legge ancora nel documento.
Al di là dell'enfasi della frase, resta una considerazione difficilmente contestabile: quando diminuiscono il dibattito pubblico, la partecipazione civica e il confronto con le istituzioni, il rischio è quello di alimentare una crescente sfiducia nei confronti della politica e dell'amministrazione.
La Valle d'Aosta dispone di risorse economiche importanti, di professionalità qualificate e di competenze tecniche riconosciute. Ciò che molti cittadini chiedono, però, non è tanto la presentazione di nuovi progetti quanto la capacità di portare a termine quelli già avviati.
La continuità amministrativa, il rispetto dei tempi e l'assunzione di responsabilità rappresentano elementi essenziali per trasformare le idee in risultati concreti.
Se questa tendenza non verrà invertita, il rischio è che ogni nuovo annuncio venga accolto con sempre maggiore scetticismo. Perché una comunità può anche sopportare i ritardi, ma difficilmente continua a credere nelle promesse quando vede che i cantieri si aprono, mentre le opere finiscono sempre troppo tardi, o non finiscono affatto.