CRONACA - 31 luglio 2026, 13:44

Riparare invece di buttare: da oggi 31 luglio cambia il rapporto tra consumatori, imprese e ambiente

Entra in vigore anche in Italia il diritto alla riparazione previsto dalla normativa europea: più tutele per i cittadini, nuovi obblighi per i produttori e una spinta verso un’economia più sostenibile. Le associazioni dei consumatori chiedono ora informazione e controlli per rendere effettiva una svolta destinata a incidere sulle abitudini quotidiane

ph. Federconsumatori

Per anni il modello dominante è stato quello della sostituzione: un elettrodomestico guasto, uno smartphone rallentato o un prodotto diventato meno efficiente venivano spesso sostituiti invece di essere riparati. Un meccanismo che ha favorito consumi rapidi, ma anche una crescita significativa dei rifiuti e una perdita di valore economico dei beni ancora utilizzabili. Con il nuovo diritto alla riparazione si apre una fase diversa, nella quale la durata dei prodotti torna a essere un elemento centrale nelle scelte dei consumatori e nelle strategie dei produttori.

Dal 31 luglio 2026 il diritto alla riparazione diventa infatti operativo anche in Italia attraverso il recepimento della direttiva europea 2024/1799, che introduce nuove regole per favorire la riparazione dei beni di consumo, limitare lo spreco e contrastare il fenomeno dell’obsolescenza programmata, cioè la progettazione di prodotti destinati ad avere una durata limitata o a diventare rapidamente superati.

La novità interessa milioni di cittadini e riguarda molti degli oggetti presenti nelle nostre case: dalle lavatrici agli aspirapolvere, dagli smartphone ad altri apparecchi elettronici. Quando un prodotto sarà tecnicamente riparabile, il produttore dovrà garantire la possibilità di intervento anche oltre il periodo della garanzia legale, mettendo a disposizione ricambi e strumenti necessari senza imporre condizioni economiche tali da rendere sconveniente la riparazione.

Le associazioni dei consumatori hanno accolto positivamente il nuovo quadro normativo, sottolineando però che il successo della riforma dipenderà dalla sua applicazione concreta. La sfida, infatti, sarà rendere il diritto alla riparazione realmente accessibile, evitando che costi elevati, tempi troppo lunghi o difficoltà nel reperimento dei pezzi di ricambio trasformino una tutela sulla carta in un’opportunità solo teorica.

Tra gli aspetti più rilevanti della nuova disciplina vi è una maggiore trasparenza nei confronti degli utenti. Prima di procedere con un intervento, il riparatore dovrà fornire un modulo europeo con le informazioni principali sulla riparazione: tipologia del guasto, tempi necessari, costo previsto ed eventuale disponibilità di un prodotto sostitutivo. Il preventivo resterà valido per 30 giorni, consentendo al consumatore di valutare con maggiore consapevolezza la scelta da compiere.

La normativa stabilisce inoltre che la riparazione dovrà avvenire gratuitamente oppure a un prezzo ragionevole e in tempi congrui. Nel caso in cui il bene non possa essere recuperato, il produttore potrà proporre un prodotto ricondizionato, favorendo così un modello basato sul riuso e sul recupero invece che sul semplice smaltimento.

Resta naturalmente confermato il sistema delle garanzie già previsto dal Codice del Consumo. Durante il periodo di garanzia il cittadino continuerà a poter scegliere tra riparazione e sostituzione del prodotto difettoso. Nel caso scelga la riparazione, il periodo di responsabilità del venditore sarà esteso di ulteriori 12 mesi dal momento della restituzione del bene riparato.

La portata della nuova normativa non è soltanto economica, ma anche ambientale. Secondo le stime europee, ogni anno vengono prodotti circa 35 milioni di tonnellate di rifiuti derivanti da beni che potrebbero ancora essere riparati o recuperati. Ridurre questo fenomeno significa diminuire il consumo di materie prime, contenere i costi dello smaltimento e promuovere una cultura della durata e della responsabilità.

Il cambiamento coinvolge anche il mondo delle imprese. I produttori saranno chiamati a ripensare progettazione e assistenza, privilegiando beni più facilmente riparabili e destinati a durare più a lungo. Una trasformazione che potrebbe avere effetti anche sul mercato del lavoro, favorendo la crescita di una rete di tecnici specializzati e di attività legate alla manutenzione e al ricondizionamento.

Sul territorio sono già nate iniziative dedicate alla diffusione della cultura della riparazione. Un esempio è il laboratorio promosso da Assoutenti a Genova, destinato a essere esteso anche ad altre città italiane, con l’obiettivo di sensibilizzare i cittadini sul valore del riuso e sulla possibilità di dare una seconda vita agli oggetti.

Un ulteriore passaggio è previsto entro il 31 luglio 2027, quando dovrà essere realizzata una piattaforma europea per la riparazione. Lo strumento consentirà ai consumatori di individuare più facilmente riparatori qualificati, venditori di prodotti ricondizionati e realtà impegnate nella riparazione partecipativa.

Il recepimento italiano della direttiva europea rappresenta dunque un passaggio significativo nella modernizzazione del rapporto tra cittadini, aziende e ambiente. La vera partita, però, si giocherà sulla capacità di trasformare una norma in una nuova abitudine collettiva: acquistare meglio, utilizzare più a lungo, riparare quando possibile.

Il diritto alla riparazione non riguarda soltanto un elettrodomestico o un telefono che torna a funzionare. È il segnale di un cambiamento culturale più ampio, nel quale il valore di un prodotto non viene più misurato soltanto dal prezzo o dalla novità, ma anche dalla sua durata, dalla possibilità di essere recuperato e dal contributo che può dare a un modello economico più sostenibile.

pi.mi.