ATTUALITÀ ECONOMIA - 30 luglio 2026, 12:00

Aborti energetici

Chi le ha viste... le comunità energetiche?

Ottobre 2022: Primo convegno di studio nel Salone del Vescovado ad Aosta (Via Mons. de Sales 3) con il vescovo Mons. Franco Lovignana sulle comunità energetiche come conversione ecologica

Titolo provocatorio, lo ammetto. Ma è la fotografia più onesta di quello che è successo, in Valle d'Aosta, alle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER). Nate tra slide, tecnici, dottori e un entusiasmo istituzionale da grande evento, sono morte — o meglio, non sono mai davvero nate — nel silenzio più totale.

Chi ha memoria lunga se le ricorda bene, quelle giornate a Palazzo regionale. Presentazioni infinite, l'assessorato di turno che spiegava con dovizia di particolari come la CER fosse la bacchetta magica, il Sacro Graal, la fatina turchina che avrebbe risolto il problema energetico della Valle.

Poi la sfilata dei soliti noti: calice di prosecco in mano, salatino dall'altra, sorrisi da crisi mondiale risolta. E via, di comune in comune, la stessa liturgia: slide, tecnici, promesse.

Non ho partecipato a un solo incontro, ma a diversi. E non mi sono fermato ad ascoltare: un anno fa ho aderito a una di queste iniziative, convinto — come tanti — di aver fatto la scelta giusta per il mio portafoglio e per l'ambiente.

Poi il buio. Solleciti, telefonate e, alla fine, il dimenticatoio. Sto ancora cercando qualcuno che mi dica: «Sì, funziona. Guarda che sconto ho avuto in bolletta». Per ora, silenzio.

Non è una sensazione personale, è la realtà certificata dai dati.

Secondo il report di Legambiente sulle rinnovabili, la Valle d'Aosta risulta ultima in classifica rispetto agli obiettivi fissati per il 2030. Un altro report, quello della Fondazione Nest, colloca la Valle tra le regioni con lo scostamento negativo rispetto ai target sulle rinnovabili, seppure tra le più contenute a livello nazionale.

E le CER, nello specifico?

A marzo 2024 l'Assessorato allo Sviluppo economico, insieme a Finaosta e alla Camera valdostana, organizzava un convegno per illustrare «le nuove prospettive» delle comunità energetiche.

Da allora sono passati oltre due anni. E solo pochi giorni fa — il 24 luglio 2026 — l'Assemblea del Consiglio permanente degli Enti Locali (CPEL) ha approvato un «documento di intenti» con il Consorzio BIM per valutare la fattibilità di una Comunità Energetica Rinnovabile regionale.

Fermiamoci un attimo su questo punto, perché è la sintesi perfetta di tutto l'articolo: dopo più di due anni di convegni, slide e promesse, nel luglio 2026 gli enti locali valdostani stanno ancora valutando se sia fattibile fare quello che ci era stato venduto come già pronto, imminente, risolutivo.

Nel frattempo, la Regione ha stanziato un bando da 800.000 euro per finanziare gli studi di prefattibilità dei Comuni: non per costruire le comunità, non per farle funzionare, ma per studiarne, ancora una volta, la fattibilità.

CVA, la nostra società idroelettrica interamente pubblica, ha lanciato il progetto «CVd'A», in collaborazione con il Politecnico di Milano e Torino, per supportare enti pubblici e imprese nella progettazione delle CER.

Bello sulla carta.

Ma proprio su CVA, in questi giorni, si sta consumando un altro capitolo imbarazzante: Alleanza Verdi e Sinistra ha attaccato duramente la governance della società, chiedendo che Regione e Finaosta riprendano finalmente il controllo di un'azienda che, ricordano i consiglieri, è totalmente pubblica e al servizio dell'interesse pubblico, e non del suo Consiglio di amministrazione.

Un partito politico denuncia che la proprietà pubblica si è per anni sottratta al proprio ruolo di indirizzo, lasciando che gli investimenti si concentrassero sempre più fuori dalla Valle d'Aosta, allontanando l'azienda dalla missione per cui era nata.

Ecco il punto.

Abbiamo una CVA pubblica. Abbiamo una Finaosta pubblica. Abbiamo una Deval che gestisce la rete. Abbiamo, sulla carta, tutti gli strumenti per far funzionare le comunità energetiche sul territorio, non per convegno, ma per davvero.

Eppure il cittadino che ha creduto nella CER — quello vero, in carne e ossa, non quello delle slide — sta ancora aspettando il primo euro di sconto in bolletta.

Allora la domanda è semplice, e la rivolgo direttamente a chi di queste cose si è riempito la bocca nei convegni: assessori, funziona o non funziona?

Quante CER sono realmente costituite, registrate al GSE e operative in Valle d'Aosta? Quanti cittadini, tra i tanti che hanno aderito con entusiasmo, stanno oggi effettivamente ricevendo un beneficio economico?

E poi la proposta, semplice quanto ovvia: se CVA è nostra — l'hanno pagata i valdostani, con le loro tasse e i loro risparmi — perché non si reinveste una parte degli utili proprio nelle comunità energetiche locali?

Perché non si crea, accanto a CVA, Finaosta e Deval, un veicolo dedicato che prenda in carico la costituzione e la gestione reale delle CER sul territorio, invece di lasciarle appese a «documenti di intenti» e «studi di prefattibilità» che si rincorrono da anni?

Le slide le abbiamo viste tutti. I sorrisi, le pacche sulle spalle, i calici di prosecco pure.

Quello che manca è la cosa più semplice: una comunità energetica che, semplicemente, funzioni.

Prima che la prossima generazione di convegni ci spieghi, con altrettanto entusiasmo, «le nuove prospettive» di qualcosa che non è mai davvero decollato.

Se anche voi avete aderito a una CER in Valle d'Aosta e non avete più notizie, scriveteci: la redazione raccoglie le segnalazioni per un approfondimento.

Vittore Lume-Rezoli