ATTUALITÀ ECONOMIA - 29 luglio 2026, 16:00

Fondo per l’esdebitazione degli incapienti fermo, le associazioni dei consumatori: "Così si nega un diritto previsto dalla legge"

Codici, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, ConfConsumatori, iConsumatori e Lega Consumatori criticano la risposta del Ministero della Giustizia sulla mancata operatività del Fondo destinato ai soggetti incapienti. Al centro della contestazione l'assenza del decreto attuativo, il blocco della misura e le conseguenze per migliaia di cittadini in grave difficoltà economica

Carlo Nordio

Il Fondo per l’esdebitazione degli incapienti, pensato per consentire alle persone prive di risorse economiche di accedere concretamente alla procedura di cancellazione dei debiti prevista dall'ordinamento, continua a rimanere inattuato. Una situazione che ha spinto le associazioni dei consumatori Codici, Adusbef, Assoutenti, Casa del Consumatore, ConfConsumatori, iConsumatori e Lega Consumatori a tornare sulla questione con una nota congiunta, dopo aver già inviato una lettera al Ministero della Giustizia, al Ministero dell'Economia e delle Finanze e alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L'iniziativa nasce in seguito alla risposta fornita dal Ministero della Giustizia, giudicata dalle associazioni profondamente insoddisfacente. Dal riscontro ministeriale emerge infatti che il decreto attuativo necessario per rendere operativo il Fondo non è mai stato adottato e che, di conseguenza, le disposizioni istitutive sono rimaste lettera morta. Secondo il Ministero, la principale motivazione risiederebbe nella presunta antieconomicità della realizzazione di un sistema informatico centralizzato dedicato alla gestione delle domande, considerato il carattere annuale e non strutturale del finanziamento.

Le associazioni contestano apertamente questa impostazione, sottolineando come la creazione di una nuova piattaforma informatica rappresenti una scelta organizzativa dell'Amministrazione e non un obbligo imposto dalla legge. A loro giudizio sarebbero state possibili diverse soluzioni alternative per garantire comunque l'accesso alla misura, come procedure a sportello fino all'esaurimento delle risorse disponibili, criteri di priorità, limiti individuali oppure l'utilizzo delle infrastrutture informatiche già esistenti, coinvolgendo gli Organismi di composizione della crisi (OCC) o gli uffici giudiziari.

Secondo le organizzazioni dei consumatori, la decisione di non rendere operativo il Fondo a causa di difficoltà organizzative produce una conseguenza particolarmente grave sul piano sociale. Nel testo della nota evidenziano infatti che lo stesso Ministero riconosce come il soggetto incapiente non disponga delle risorse necessarie per sostenere i costi della procedura e degli OCC, costi che, inoltre, non sono coperti dal patrocinio a spese dello Stato. In questo modo, osservano le associazioni, si crea una evidente contraddizione: il legislatore riconosce il diritto all'esdebitazione attraverso l'articolo 283 del Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, ma non mette i cittadini nelle condizioni economiche di esercitare concretamente tale diritto.

La rilevanza del problema emerge anche dai numeri forniti nella risposta ministeriale. Nel 2025 risultavano infatti pendenti 1.651 istanze di esdebitazione dell'incapiente, un dato che testimonia quanto il fenomeno del sovraindebitamento coinvolga una parte significativa della popolazione più fragile. Si tratta di persone che, pur avendo i requisiti previsti dalla normativa per ottenere una seconda possibilità, rischiano di vedere bloccato il proprio percorso di reinserimento economico proprio a causa dell'impossibilità di sostenere le spese procedurali.

Per questo motivo le associazioni chiedono che il Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dell'Economia e delle Finanze, renda note le iniziative che intende assumere per superare l'attuale stallo. Tra le proposte avanzate figurano l'introduzione di una disciplina transitoria per le procedure già pendenti, il rifinanziamento stabile del Fondo, l'utilizzo delle strutture amministrative e dei sistemi informatici già disponibili, una copertura pubblica dei costi sostenuti dagli OCC per i soggetti incapienti e la definizione di tempi certi per rendere finalmente accessibile la misura.

Le associazioni ricordano inoltre che la mancata operatività del Fondo non rappresenta soltanto un problema amministrativo, ma rischia di compromettere l'efficacia di uno degli strumenti introdotti per contrastare il sovraindebitamento e favorire il reinserimento sociale ed economico delle persone più vulnerabili. Come affermano nella nota, la mancata attuazione della misura non può tradursi nella sostanziale neutralizzazione di una tutela prevista dal legislatore né rendere l'accesso all'esdebitazione subordinato alla disponibilità di risorse economiche che, per definizione, il soggetto incapiente non possiede.

La vicenda riporta al centro del dibattito il tema dell'effettività dei diritti sociali e dell'attuazione concreta delle riforme. In un contesto caratterizzato da un aumento delle situazioni di fragilità economica e di sovraindebitamento, il funzionamento degli strumenti di sostegno non rappresenta soltanto una questione tecnica, ma incide direttamente sulla capacità dello Stato di garantire pari accesso alla giustizia e reali opportunità di ripartenza a chi si trova nelle condizioni di maggiore vulnerabilità.

je.fe.