La Valle d’Aosta torna a confrontarsi con una domanda difficile: quanto è davvero impermeabile il suo sistema economico agli interessi della criminalità organizzata? L’accesso disposto dal Questore di Aosta nel cantiere della variante della SS 27 del Gran San Bernardo, tra Étroubles e Saint-Oyen, non è soltanto un controllo di routine. È un segnale forte, perché riguarda una delle opere pubbliche più importanti della regione, un’infrastruttura strategica che muove risorse ingenti e che, proprio per questo, rappresenta uno dei settori più esposti al rischio di infiltrazioni.
L’intervento, svolto nella mattinata del 16 luglio 2026, ha coinvolto un apparato imponente: 101 persone tra forze dell’ordine, tecnici e operatori degli enti ispettivi, con il contributo della Direzione investigativa antimafia di Torino e l’utilizzo anche di droni per monitorare dall’alto un’area di cantiere molto estesa. Un dispiegamento che racconta la delicatezza della situazione e la necessità di tenere alta la guardia in una regione che da anni si interroga sulla presenza, più o meno visibile, di interessi criminali capaci di inserirsi nell’economia legale.
La variante del Gran San Bernardo non è un’opera qualsiasi. Il progetto, atteso da tempo, prevede un tracciato alternativo all’attuale statale lungo circa 4 chilometri, con ben 3.900 metri di galleria, destinato a migliorare i collegamenti verso il confine svizzero attraverso il Traforo del Gran San Bernardo e il valico. Un investimento nato nel lontano 2008, con un primo cantiere aperto nel 2011, poi bloccato nel 2014 dopo la risoluzione del contratto con il precedente appaltatore e un lungo contenzioso giudiziario che aveva coinvolto anche la magistratura penale.
La ripartenza, arrivata nel settembre 2023, ha rimesso in moto un’opera complessa affidata attraverso un nuovo appalto e accompagnata dalla nomina, nel maggio 2022, di un commissario straordinario. Ma proprio la dimensione economica e strategica del progetto impone controlli rigorosi. Le grandi opere, infatti, sono da sempre considerate un possibile punto di ingresso per interessi esterni, attraverso subappalti, movimentazione di materiali, gestione della manodopera e intrecci societari difficili da monitorare senza strumenti investigativi adeguati.
Il controllo ha permesso di fotografare la situazione del cantiere: presenti 78 lavoratori, 101 mezzi e macchine operatrici e 32 società coinvolte a vario titolo nell’appalto. Le verifiche hanno riguardato la reale presenza delle imprese autorizzate, la regolarità dei lavoratori, la sicurezza, il rispetto delle norme ambientali e la corretta gestione dei rapporti di lavoro.
Foto repertorio
Ma il risultato immediato non è stato rassicurante. Durante gli accertamenti sono emerse violazioni sulla sicurezza che hanno portato alla chiusura temporanea di una parte del cantiere, in particolare quella relativa al completamento del tunnel verso Saint-Oyen, fino alla rimozione delle irregolarità riscontrate. Un episodio che aggiunge preoccupazione a un quadro già delicato: la legalità non riguarda soltanto la lotta alle mafie, ma anche la tutela dei lavoratori e la capacità di garantire che opere pubbliche così importanti vengano realizzate nel rispetto delle regole.
La Valle d’Aosta dispone da anni di strumenti dedicati alla prevenzione, compreso l’Osservatorio della legalità, nato proprio per rafforzare la cultura della trasparenza e contrastare fenomeni degenerativi. Eppure episodi come quello del cantiere della SS 27 dimostrano che la vigilanza non può mai abbassarsi. La piccola dimensione regionale, spesso considerata un elemento di protezione, può diventare anche una vulnerabilità quando interessi economici rilevanti si concentrano in un territorio ristretto dove relazioni personali e imprenditoriali possono assumere un peso particolare.
Il protocollo di legalità sottoscritto nel settembre 2024 tra impresa appaltatrice, ANAS, Ispettorato territoriale del lavoro, organizzazioni sindacali e commissario straordinario rappresentava un impegno preciso: garantire trasparenza, controllo dei flussi di manodopera e prevenzione dei tentativi di infiltrazione mafiosa. Tuttavia, la firma di un protocollo non può essere considerata un punto di arrivo. Deve essere accompagnata da verifiche costanti e concrete.
Il Questore di Aosta ha sottolineato come il lavoro coordinato tra le forze di polizia, il Corpo Forestale della Valle d’Aosta, l’Ispettorato del lavoro e la D.I.A. di Torino abbia consentito un controllo approfondito su un settore particolarmente vulnerabile come quello delle opere pubbliche. La partita, però, non è chiusa: gli approfondimenti proseguiranno e porteranno a una valutazione complessiva della Direzione investigativa antimafia.
La vicenda della variante del Gran San Bernardo va quindi oltre il singolo cantiere. Rappresenta il banco di prova di una regione che vuole difendere la propria autonomia economica e istituzionale, ma che deve fare i conti con rischi che non conoscono confini geografici. La Valle d’Aosta può essere piccola nelle dimensioni, ma è grande per il valore delle sue infrastrutture, delle sue risorse e dei suoi interessi economici. Proprio per questo la legalità non può essere soltanto un principio dichiarato: deve essere una presenza quotidiana, perché dove circolano grandi investimenti possono arrivare anche grandi appetiti.