CULTURA - 27 luglio 2026, 12:38

Gran Paradiso, vent'anni di ricerca sulla biodiversità: il Parco rilancia la sfida contro i cambiamenti climatici

La rassegna "Natura in Evoluzione" celebra i primi 20 anni del monitoraggio della biodiversità alpina e propone un'estate di incontri, laboratori e spettacoli tra Valle d'Aosta e Piemonte. Dai risultati scientifici emergono segnali sempre più evidenti degli effetti del cambiamento climatico sugli ecosistemi montani, confermando il ruolo strategico del Parco Nazionale Gran Paradiso nella ricerca e nella conservazione della natura

Il Parco Nazionale Gran Paradiso festeggia un traguardo significativo: vent'anni di monitoraggio della biodiversità alpina, un percorso di ricerca che ha trasformato l'area protetta in uno dei principali laboratori scientifici a cielo aperto delle Alpi italiane. L'anniversario sarà al centro della rassegna di divulgazione scientifica "Natura in Evoluzione", promossa dal Parco in collaborazione con l'Associazione BioMA, che nel corso dell'estate 2026 proporrà incontri, esperienze sul campo, laboratori, spettacoli teatrali e momenti di confronto distribuiti tra il versante valdostano e quello piemontese.

Il primo appuntamento è in programma domenica 31 maggio 2026 e inaugurerà una stagione dedicata alla scoperta della biodiversità attraverso il lavoro quotidiano di ricercatori, divulgatori e artisti. L'obiettivo è avvicinare il grande pubblico alla scienza, spiegando in modo accessibile come si studiano gli ecosistemi alpini e perché conoscere la biodiversità rappresenti oggi una necessità non soltanto ambientale, ma anche economica e sociale.

Le domande che guideranno il percorso sono quelle che la ricerca affronta ogni giorno: è possibile salvare una specie analizzandone il DNA? Quale ruolo hanno la chimica, la forma di un seme o gli insetti impollinatori nella sopravvivenza degli ecosistemi? Che cosa riescono a osservare i sensori scientifici che sfugge all'occhio umano? Attraverso immagini, racconti, documentazioni e testimonianze dirette, il pubblico potrà seguire il percorso che trasforma l'osservazione scientifica in strumenti concreti di tutela del patrimonio naturale.

Tra gli ospiti della rassegna figurano Telmo Pievani, Simona Bonelli, Marco Mastrorilli, Massimo Bernardi, la Banda Osiris e la compagnia teatrale La Désarmante, insieme ai ricercatori del Parco che illustreranno i risultati delle attività di monitoraggio sviluppate negli ultimi due decenni.

L'origine di questo lavoro risale al 2005, quando nacque l'idea di costruire un sistema stabile per "misurare" la biodiversità alpina. Il progetto prese forma nel 2006, ampliando le tradizionali ricerche su camosci e stambecchi con nuovi studi dedicati a laghi, torrenti, marmotte e numerosi gruppi di invertebrati. Da quell'esperienza è nato il progetto Monitoraggio della Biodiversità Animale in ambiente Alpino (MBAA), fondato sulla raccolta continuativa di dati confrontabili nel tempo e nello spazio.

Le attività si concentrano su organismi considerati indicatori ecologici, tra cui carabidi, stafilinidi, ragni, farfalle, cavallette, uccelli e, successivamente, anche le formiche. Monitorando l'evoluzione di queste comunità biologiche, gli studiosi possono individuare precocemente le trasformazioni degli ecosistemi e valutare l'efficacia delle strategie di conservazione.

Il progetto ha assunto progressivamente una dimensione nazionale. Nel 2007 il monitoraggio è stato esteso al Parco Alpi Cozie e al Parco dell'Ossola, mentre tra il 2012 e il 2013 sono entrati nella rete anche il Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, il Parco Nazionale dello Stelvio e il Parco Nazionale Val Grande. Oggi la rete comprende sei aree protette alpine, accomunate da metodologie condivise e dall'obiettivo di osservare gli effetti dei cambiamenti climatici sugli ecosistemi di alta quota.

Dopo vent'anni di raccolta dati, i risultati confermano l'importanza di un monitoraggio di lungo periodo. Le ricerche hanno ampliato in modo significativo le conoscenze sulla fauna invertebrata e hanno evidenziato particolari vulnerabilità nelle praterie alpine, habitat che ospitano numerose specie endemiche o altamente specializzate. Tra gli elementi più significativi emerge il comportamento delle farfalle, considerate uno dei principali indicatori biologici: i confronti effettuati nel tempo mostrano una progressiva risalita verso quote più elevate delle specie tipiche delle basse altitudini, mentre diminuiscono quelle maggiormente specializzate e adattate agli ambienti montani più freddi.

Gli studiosi osservano inoltre una crescente omogeneizzazione delle comunità biologiche lungo il gradiente altitudinale, fenomeno che comporta una riduzione della diversità ecologica e rappresenta uno dei segnali più evidenti dell'impatto dei cambiamenti climatici sulle Alpi.

Sul piano politico e istituzionale, il progetto dimostra come la cooperazione tra aree protette possa produrre dati scientifici utili non solo alla conservazione della natura, ma anche alla pianificazione territoriale e all'adattamento climatico. Le informazioni raccolte diventano infatti strumenti fondamentali per orientare le politiche ambientali, la gestione delle risorse naturali e le strategie di sviluppo sostenibile nelle aree montane.

Anche l'aspetto economico è tutt'altro che secondario. La tutela della biodiversità significa preservare servizi ecosistemici indispensabili, dalla qualità delle risorse idriche alla stabilità dei versanti, fino al mantenimento di un patrimonio naturale che rappresenta uno dei principali motori del turismo alpino. Investire nella ricerca significa quindi rafforzare anche la resilienza delle comunità locali e delle attività economiche che dipendono dalla buona salute degli ecosistemi.

Dietro questi risultati vi è il lavoro di guardiaparco, tecnici, università, tassonomi, studenti e collaboratori che hanno costruito una delle più importanti serie storiche italiane dedicate agli ambienti alpini. Una banca dati che continua a crescere e che permette di trasformare la semplice osservazione della natura in uno strumento di previsione e gestione del futuro.

La ricorrenza dei vent'anni non rappresenta soltanto un momento celebrativo, ma richiama l'importanza della continuità nella ricerca scientifica. In un'epoca in cui i cambiamenti climatici stanno modificando rapidamente gli equilibri della montagna, la capacità di osservare gli ecosistemi nel lungo periodo diventa una risorsa strategica per proteggere il patrimonio naturale delle Alpi e garantire alle future generazioni un territorio capace di conservare la propria straordinaria ricchezza biologica.

je.fe.