FEDE E RELIGIONI - 21 luglio 2026, 08:00

Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, il sussidio viene dall’Irlanda

Un sussidio di preghiera proveniente dall’Irlanda, per celebrare la Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani 2027

Sarà l’Irlanda a offrire il contributo spirituale alla prossima Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani, in programma dal 18 al 25 gennaio 2027. Il sussidio, elaborato da un gruppo di rappresentanti delle diverse realtà cristiane irlandesi, mette al centro il tema della fiducia in Dio e della necessità di superare paure e divisioni per costruire una testimonianza comune.

La scelta dell’Irlanda assume un significato particolare. Un Paese storicamente segnato dalla presenza cristiana, ma oggi attraversato da un forte processo di secolarizzazione. Pur essendo politicamente divisa tra Repubblica d’Irlanda e Irlanda del Nord, la collaborazione ecumenica si sviluppa su scala nazionale attraverso il Consiglio delle Chiese d’Irlanda e la Conferenza Episcopale Cattolica Irlandese, entrambe impegnate nell’intera isola.

“Un tempo sinonimo di identità irlandese – spiegano i membri del gruppo di lavoro – il cristianesimo si sta trasformando sempre più in una presenza marginale e poco incisiva all’interno di una società in rapida secolarizzazione. Questo cambiamento, tuttavia, non rappresenta soltanto un segno di declino, ma apre nuove opportunità di riflessione, rinnovamento e riconciliazione”.

Il sussidio è stato preparato da un gruppo internazionale nominato congiuntamente dal Dicastero per la Promozione dell’Unità dei Cristiani e dalla Commissione Fede e Costituzione del Consiglio Ecumenico delle Chiese. I testi sono stati definiti durante un incontro ospitato dallo St. Patrick’s College di Maynooth, dal 31 agosto al 5 settembre 2025.

Il materiale comprende una presentazione del tema, uno schema per la celebrazione ecumenica e una serie di letture e preghiere quotidiane. L’obiettivo è offrire uno strumento utilizzabile non soltanto nella settimana dedicata all’unità dei cristiani, ma durante tutto il 2027.

Il messaggio centrale richiama la figura del Buon Pastore e invita i cristiani a vivere la propria fede senza timore, aprendosi alla collaborazione. La paura della perdita, della competizione o della marginalità può infatti diventare un ostacolo alla comunione.

“Quando le Chiese entrano in competizione per conquistare risorse o influenza – si legge nell’introduzione al sussidio – l’orgoglio e la paura prendono il sopravvento. Riconoscere che il Padre provvede a ogni ramo della sua famiglia ci rende liberi e ci permette di condividere anziché accumulare”.

Da questa prospettiva nasce l’invito a collaborare nei settori della solidarietà, della giustizia sociale, dell’evangelizzazione e dell’accoglienza. Anche la condivisione degli edifici di culto e l’apertura verso chi vive situazioni di difficoltà vengono indicate come segni concreti di un’unità possibile.

Il testo irlandese sottolinea che l’unità dei cristiani non significa cancellare differenze storiche, culturali o teologiche, ma imparare a camminare insieme.

“Questa unità risplende maggiormente quando la abbracciamo non come uniformità, ma come un cammino di ascolto profondo, umile testimonianza e cura reciproca”, affermano gli autori.

Un percorso che passa anche dalla memoria delle divisioni del passato e dalla volontà di riconciliazione: “Sebbene permangano differenze nella teologia, nella tradizione e nella memoria, camminiamo insieme, riconciliati e concilianti, concentrandoci su Cristo”.

La Settimana di Preghiera per l’Unità dei Cristiani viene celebrata tradizionalmente dal 18 al 25 gennaio. La proposta nacque nel 1908 per iniziativa del sacerdote anglicano Paul Watson, scegliendo due date simboliche: la festa della Cattedra di San Pietro e quella della Conversione di San Paolo.

La celebrazione assunse una forma più strutturata a partire dal 1968, anche grazie agli impulsi del Concilio Vaticano II e all’impegno ecumenico promosso da Paolo VI. Da allora è diventata un appuntamento mondiale, caratterizzato anche dalla presenza del Papa nei Vespri nella Basilica di San Paolo fuori le Mura.

Negli ultimi anni il sussidio è stato affidato a comunità cristiane di diverse parti del mondo: nel 2020 alla Comunità di Grandchamp, nel 2022 al Consiglio delle Chiese del Medio Oriente, nel 2023 ai cristiani del Minnesota, nel 2024 a un gruppo ecumenico del Burkina Faso e nel 2025 alla comunità monastica di Bose.

Per il 2026 il materiale è stato invece preparato da un gruppo armeno, in un periodo particolarmente delicato per la storia di quella comunità.

Ora sarà l’Irlanda a proporre alla Chiesa universale una nuova tappa del cammino ecumenico: un invito a riscoprire, nella preghiera e nella collaborazione concreta, che il “piccolo gregge” non è chiamato alla paura, ma alla speranza.