ATTUALITÀ - 17 luglio 2026, 12:00

Via D'Amelio, il CNDDU: «La vera politica antimafia comincia nelle scuole»

Nel ricordo del 34° anniversario della strage di via D'Amelio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l'attenzione sulla necessità di investire nell'educazione alla legalità. Il presidente Romano Pesavento chiede al ministro Giuseppe Valditara un Piano straordinario nazionale, con più docenti di diritto nelle aree più esposte alla criminalità organizzata e una rete permanente di scuole dedicate alla cultura della legalità costituzionale

A trentaquattro anni dalla strage di via D'Amelio, il ricordo del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – diventa l'occasione per rilanciare una riflessione sul ruolo della scuola nella lotta alle mafie. In vista della ricorrenza del 19 luglio, il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) sostiene che il pericolo più grande non sia la perdita della memoria, quanto la crescente assuefazione all'illegalità e la convinzione che il rispetto delle regole riguardi esclusivamente magistratura e forze dell'ordine.

Nel documento diffuso dal presidente Romano Pesavento, il Coordinamento evidenzia come la criminalità organizzata abbia ormai modificato profondamente le proprie strategie. Le mafie, si legge, non puntano più soltanto al controllo del territorio attraverso la violenza, ma investono nell'economia legale, nella corruzione amministrativa, nell'usura, nel riciclaggio e nelle nuove opportunità offerte dalle piattaforme digitali. Una trasformazione che, secondo il CNDDU, trova conferma anche nel Rapporto SVIMEZ, che descrive un fenomeno ormai esteso all'intero Paese: se nel Mezzogiorno permane il controllo diretto del territorio, nel Centro-Nord prevalgono le infiltrazioni economiche e finanziarie.

A rendere ancora più urgente un cambio di strategia contribuiscono anche i dati sulla criminalità. Nel 2024, ricorda il Coordinamento, in Italia sono stati denunciati oltre 2,38 milioni di reati, un numero superiore a quello dell'anno precedente. Un elemento che, secondo il CNDDU, dimostra come la sola risposta repressiva non sia sufficiente senza un investimento strutturale nella prevenzione culturale.

Da qui la proposta rivolta al ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di avviare un Piano Straordinario Nazionale per la Cultura della Legalità, destinando risorse permanenti al rafforzamento degli organici dei docenti delle discipline giuridiche ed economiche, con particolare attenzione alle province caratterizzate da una maggiore presenza della criminalità organizzata, da elevati tassi di dispersione scolastica e da condizioni di fragilità sociale.

Il Coordinamento chiarisce la propria posizione affermando che «non chiediamo una nuova giornata della legalità. Chiediamo una nuova politica della legalità», sottolineando come lo studio del diritto, della Costituzione e delle istituzioni debba diventare parte integrante del percorso formativo degli studenti e non essere relegato a iniziative occasionali o extracurricolari.

Tra le proposte figura anche la creazione di una Rete nazionale delle scuole per la legalità costituzionale, coordinata dal Ministero dell'Istruzione, con percorsi permanenti affidati ai docenti di diritto e sviluppati in collaborazione con magistratura, università, avvocatura, forze dell'ordine e associazioni impegnate nel contrasto alle mafie. L'obiettivo è trasformare la cultura della legalità in un indicatore stabile della qualità del sistema scolastico italiano.

Il documento richiama inoltre una delle più note riflessioni di Paolo Borsellino, secondo cui «la lotta alla mafia è un movimento culturale e morale». Un'affermazione che il CNDDU considera oggi ancora più attuale, poiché le organizzazioni criminali, sostiene il Coordinamento, puntano sempre più a creare rassegnazione culturale e ad alimentare zone grigie di consenso piuttosto che ricorrere esclusivamente alla violenza.

L'appello assume così anche un valore politico e sociale. Per il Coordinamento la legalità deve essere considerata una vera infrastruttura strategica della Repubblica, al pari della sanità e della sicurezza. Investire nella formazione giuridica significa rafforzare la partecipazione democratica, la trasparenza delle istituzioni e la fiducia dei cittadini, mentre trascurare l'insegnamento del diritto rischia di lasciare spazio a fenomeni di corruzione, clientelismo e criminalità organizzata. In questa prospettiva, il ricordo della strage di via D'Amelio non rappresenta soltanto un momento di memoria, ma diventa un invito a ripensare il ruolo della scuola come primo presidio dello Stato e come strumento fondamentale per costruire una società più libera, consapevole e resistente alle infiltrazioni mafiose.

je.fe.