Dal 12 luglio sono diventate operative le nuove norme sugli autovelox. È infatti entrato in vigore il decreto che introduce le regole per l’omologazione degli apparecchi destinati al controllo della velocità. Il provvedimento stabilisce, in sintesi, che alcuni modelli già approvati vengono considerati anche omologati, mentre altri dovranno ottenere una specifica certificazione prima di poter continuare a essere utilizzati.
Il decreto sugli autovelox è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale con il titolo “Disciplina delle caratteristiche, dei requisiti e delle procedure di omologazione, taratura e verifica di funzionalità dei dispositivi e dei sistemi per l’accertamento delle violazioni dei limiti massimi di velocità ai sensi dell’articolo 142 del Codice della strada”.
Si tratta di un testo molto atteso, nato dall’esigenza di fare chiarezza dopo le numerose contestazioni che hanno coinvolto gli strumenti di rilevazione della velocità. Il decreto precisa che “l’omologazione del prototipo è eseguita per accertare che i dispositivi o i sistemi prodotti in conformità al predetto prototipo siano idonei come misuratori di velocità e soddisfino i requisiti richiesti nell’allegato A, che costituisce parte integrante del presente decreto”.
Secondo il Ministero dei Trasporti, sono circa 850 gli autovelox che dovranno ottenere una nuova omologazione per poter tornare a essere utilizzati, mentre 3.150 risultano già regolarmente funzionanti perché in possesso dei requisiti richiesti. In pratica, circa il 21% degli apparecchi presenti sul territorio nazionale è stato fermato.
Potranno continuare a rilevare le infrazioni i dispositivi appartenenti ai 25 modelli indicati nell’allegato B del decreto, mentre tutti gli altri dovranno completare la procedura di omologazione.
La vicenda degli autovelox nasce dalla differenza tra due procedure spesso confuse: approvazione e omologazione. La Corte di Cassazione, nell’aprile 2024, aveva accolto il ricorso presentato da un automobilista contro una multa per eccesso di velocità, stabilendo che un apparecchio non omologato non poteva essere considerato pienamente valido ai fini dell’accertamento.
Il nuovo decreto prova quindi a definire un quadro normativo più chiaro, stabilendo i requisiti necessari per ottenere l’omologazione che sarà rilasciata dal Ministero dei Trasporti.
Non è però scontato che tutte le controversie siano definitivamente superate. Come evidenziato da Il Post, il decreto è un atto normativo secondario rispetto alla legge e introduce una sorta di “sanatoria”, prevedendo che alcuni modelli già approvati vengano considerati automaticamente omologati perché rispondenti ai requisiti indicati.
La conseguenza è la distinzione tra i circa 850 autovelox che resteranno inutilizzabili fino all’ottenimento dell’omologazione e gli altri 3.150 apparecchi che, grazie al nuovo provvedimento, potranno continuare a operare.
Gli autovelox rappresentano anche una voce significativa nei bilanci delle amministrazioni locali. Nei 21 grandi Comuni italiani monitorati, i proventi derivanti dalle sanzioni per eccesso di velocità hanno raggiunto complessivamente 306,5 milioni di euro negli ultimi cinque anni, trasformandosi in un vero e proprio “tesoretto” per gli enti locali.
La classifica degli incassi vede al primo posto Firenze, con 86,1 milioni di euro raccolti tra il 2021 e il 2025. Seguono Milano, con 52,1 milioni, e Genova, con circa 30 milioni. Poco distante si colloca Bologna, con 29,9 milioni, mentre Roma si ferma a 25,4 milioni di euro.
Rispetto al 2021, anno ancora condizionato dalle restrizioni legate alla pandemia Covid, nel 2025 i proventi degli autovelox nelle grandi città risultano cresciuti del 20,6%. Il picco si è registrato nel 2022, quando gli incassi complessivi hanno sfiorato i 76 milioni di euro, per poi registrare un progressivo calo negli anni successivi.
La nuova disciplina punta dunque a riportare certezza sul piano giuridico, ma il tema degli autovelox resta al centro di un dibattito che riguarda non solo la sicurezza stradale, ma anche il rapporto tra controlli, sanzioni e risorse economiche per i Comuni.