ECONOMIA - 10 luglio 2026, 13:34

Cogne Acciai Speciali, la Regione non può essere spettatrice: sul futuro dello stabilimento pesa il ruolo della politica

l comunicato della Direzione aziendale difende la linea di Cogne Acciai Speciali e rivendica la volontà di dialogo, ma la vertenza sul contratto integrativo apre una questione più ampia sul futuro industriale della Valle d'Aosta

Monica Pirovano (ph. archivio)

Lega Vallée d'Aoste e La Renaissance Valdôtaine chiedono un tavolo istituzionale permanente per tutelare i circa 1.200 lavoratori e ricordano che la Regione, anche per il rapporto storico con lo stabilimento e per la disponibilità delle aree industriali, non può limitarsi al ruolo di semplice mediatrice.

La vicenda della Cogne Acciai Speciali non è più soltanto un confronto tra azienda e organizzazioni sindacali sul rinnovo del contratto integrativo. È diventata una partita politica ed economica che riguarda il futuro del principale polo industriale valdostano e la capacità della Regione di esercitare un ruolo attivo nella difesa del proprio sistema produttivo.

Dopo lo sciopero di otto ore del 7 luglio, la Direzione aziendale guidata nella comunicazione da Monica Pirovano, Group Chief Governance Officer, ha scelto di ricostruire la propria posizione attraverso un documento nel quale ribadisce la correttezza del proprio comportamento e la volontà di arrivare a un accordo condiviso. La società ricorda che il contratto integrativo sottoscritto nel 2023 con tutte le organizzazioni sindacali e le rappresentanze unitarie prevedeva l'apertura della nuova fase negoziale nel secondo semestre del 2026, mantenendo validi gli accordi esistenti fino alla conclusione della trattativa.

Secondo Cogne Acciai Speciali, il confronto sarebbe stato avviato secondo gli impegni sottoscritti: una prima convocazione fissata per il 3 luglio, poi rinviata al 13 luglio su richiesta sindacale. Proprio su questo punto l'azienda concentra la propria critica, definendo sorprendente la proclamazione dello sciopero prima ancora dell'inizio effettivo del negoziato e prima della presentazione della proposta aziendale.

La società sostiene inoltre che le vicende individuali richiamate dai lavoratori debbano essere affrontate separatamente dalla trattativa collettiva e rivendica di avere sempre operato nel rispetto delle norme e a tutela del patrimonio aziendale. Nel comunicato viene anche precisato che allo sciopero avrebbe aderito il 44% dell'organico, una percentuale definita implicitamente minoritaria rispetto alla totalità dei dipendenti.

La posizione aziendale, tuttavia, si inserisce in un contesto molto più complesso. La Cogne Acciai Speciali non è una realtà industriale qualsiasi: è uno stabilimento che per decenni ha rappresentato una delle colonne portanti dell'economia valdostana, con un impatto che va oltre i cancelli della fabbrica. Attorno alla produzione siderurgica ruotano imprese dell'indotto, servizi, famiglie e competenze professionali difficilmente sostituibili.

È proprio questa dimensione strategica che ha spinto Lega Vallée d'Aoste e La Renaissance Valdôtaine a chiedere un salto di qualità nell'azione politica regionale. I consiglieri Andrea Manfrin, Eleonora Baccini, Corrado Bellora e Simone Perron hanno presentato un'interrogazione a risposta immediata per conoscere quali iniziative concrete siano state messe in campo dal Governo regionale e hanno chiesto la convocazione della quarta Commissione consiliare con la partecipazione di azienda e sindacati.

Al centro della richiesta c'è la convinzione che la Regione debba assumere un ruolo più incisivo. La questione non riguarda soltanto la gestione di una vertenza occupazionale, ma la difesa di un asset industriale strategico. Inoltre, lo stabilimento insiste su aree che hanno un forte legame con il patrimonio pubblico regionale, elemento che rende ancora più rilevante il ruolo delle istituzioni valdostane.

«Quella della Cogne Acciai Speciali non è una vertenza aziendale come le altre – afferma il capogruppo della Lega Vallée d'Aoste Andrea Manfrin –. Parliamo del principale presidio industriale della Valle d'Aosta e di 1.200 famiglie che da settimane vivono nell'incertezza. La nostra Regione può e deve avere un ruolo primario nella composizione della crisi».

Una posizione condivisa da Simone Perron, commissario della quarta Commissione consiliare, secondo il quale «il confronto istituzionale non può esaurirsi in incontri riservati tra Assessorato, azienda e sindacati». La richiesta è quella di un luogo pubblico di confronto nel quale tutte le parti possano assumersi responsabilità davanti al territorio.

Sul piano economico la sfida è evidente: mantenere competitivo un gruppo industriale che opera in un mercato globale senza scaricare il peso delle trasformazioni esclusivamente sui lavoratori. Ma proprio qui emerge il nodo politico più delicato. La competitività non può essere interpretata soltanto come riduzione dei costi o maggiore flessibilità, così come la tutela occupazionale non può tradursi nella difesa immobile dello status quo. Serve un equilibrio che deve essere costruito attraverso un confronto vero.

Ed è proprio su questo punto che il comunicato firmato da Monica Pirovano mostra alcune contraddizioni. L'azienda afferma di voler «riprendere il percorso comune» e di puntare a un confronto «serio, responsabile e rispettoso», ma nello stesso tempo dedica ampio spazio alla contestazione dello sciopero, alla percentuale di adesione e alla distinzione tra questioni collettive e individuali. Una comunicazione che appare più orientata a difendere la propria posizione che a ricostruire pienamente quel clima di fiducia necessario per arrivare a un accordo.

Se davvero Cogne Acciai Speciali rappresenta, come sostiene la stessa azienda, un patrimonio comune per impresa, lavoratori e territorio, allora anche il metodo diventa parte della sostanza. La Regione non può limitarsi a prendere atto degli eventi: il suo compito è quello di creare le condizioni perché il confronto produca risultati concreti. La partita della Cogne non riguarda solo un contratto integrativo, ma il modello di sviluppo della Valle d'Aosta e la capacità delle sue istituzioni di difendere il lavoro, l'industria e l'autonomia economica del territorio.

pi.mi.