Quella andata in scena davanti ai cancelli della Cogne Acciai Speciali non è stata soltanto una protesta sindacale che da tempo non si vedeva, ma il segnale di una preoccupazione più ampia che coinvolge il futuro industriale della Valle d’Aosta. Oltre 200 lavoratori hanno partecipato questa mattina al presidio organizzato davanti alla direzione dello stabilimento nell’ambito dello sciopero di otto ore proclamato dalle organizzazioni sindacali metalmeccaniche Fim Cisl, Fiom Cgil e Uilm, con l’adesione del Savt Industrie.
Una mobilitazione nata dopo la decisione dell’azienda di disdire unilateralmente il contratto integrativo aziendale, una scelta che ha aperto una frattura con i rappresentanti dei lavoratori e riportato al centro del dibattito il tema delle relazioni industriali, dei salari e delle prospettive occupazionali.
Durante il presidio sono intervenuti i rappresentanti delle organizzazioni sindacali, richiamando l’attenzione sulle conseguenze che una crisi della Cogne potrebbe avere non soltanto sui dipendenti diretti, ma sull’intero tessuto economico e sociale valdostano.
Il rappresentante della Fiom Cgil, Fabrizio Graziola, ha sottolineato il peso strategico dello stabilimento: “La Cogne Acciai Speciali è la più grande azienda della Valle d’Aosta: conta circa 1.200 dipendenti che diventano quasi 1.500 considerando anche l’indotto. Dietro questi numeri ci sono 1.500 famiglie che oggi vedono il proprio futuro appeso a un filo”.
Un passaggio che fotografa il cuore della vertenza: la Cogne non è soltanto una fabbrica, ma un pezzo della storia economica regionale e un elemento centrale dell’equilibrio occupazionale valdostano. “Per questo il problema della Cogne non può più essere considerato solo una questione aziendale, ma deve diventare un problema di tutta la comunità valdostana – ha aggiunto Graziola –. In una regione come la nostra il rischio è che una crisi industriale si trasformi rapidamente in una crisi sociale”.
Il sindacato allarga quindi lo sguardo oltre i confini dello stabilimento di corso Battaglione Aosta, inserendo la vertenza nel quadro difficile che sta attraversando il settore siderurgico europeo. “Siamo tutti consapevoli della crisi che sta attraversando l’industria italiana ed europea e, in particolare, il settore siderurgico – ha spiegato il rappresentante della Fiom –. Finora la politica non è riuscita a dare risposte adeguate a una situazione di questa portata”.
Secondo Graziola, il 2026 potrebbe rappresentare un anno decisivo per il comparto, con l’introduzione di nuovi strumenti di tutela del mercato europeo dell’acciaio. “Si è aperto con l’introduzione dei dazi sull’acciaio e dal 1° luglio entreranno in vigore le nuove regole del Cbam, il meccanismo europeo di adeguamento del carbonio alle frontiere. Sono provvedimenti dai quali il comparto si attende un’inversione di tendenza e i primi segnali di ripresa già a partire dal terzo trimestre dell’anno”.
La vertenza, però, resta aperta e i prossimi appuntamenti saranno fondamentali per capire se sarà possibile ricucire lo strappo tra azienda e lavoratori. “Il 13 luglio è in programma un incontro sul contratto integrativo aziendale, mentre successivamente è previsto un tavolo al Ministero delle Imprese e del Made in Italy dedicato alle crisi industriali – ha ricordato Graziola –. Ci aspettiamo che da questi appuntamenti arrivino risposte concrete e un impegno condiviso per tutelare il futuro dell’azienda e dei suoi lavoratori”.
La protesta davanti alla Cogne riporta così al centro una domanda che riguarda l’intera Valle d’Aosta: quale futuro vuole costruire una regione che ha fatto dell’industria uno dei pilastri della propria autonomia economica? La vertenza sul contratto integrativo è solo il punto di partenza di una discussione più ampia, che riguarda competitività, occupazione, energia, transizione ambientale e capacità della politica di accompagnare le grandi imprese nei cambiamenti globali. Perché quando una fabbrica con 1.200 dipendenti entra in una fase di tensione, non è soltanto il destino di un’azienda a essere in gioco, ma l’equilibrio di un’intera comunità.