ATTUALITÀ - 04 luglio 2026, 09:35

Aosta e la ferrovia: trent’anni di rinvii e un’occasione ancora sospesa

L’ipotesi di interramento della linea ferroviaria torna al centro del dibattito come nodo decisivo per il futuro urbanistico della città. Tra piani regolatori storici, idee mai realizzate e interventi frammentari, emerge una domanda politica inevasa: Aosta vuole davvero liberarsi della sua principale barriera urbana o continuerà a rimandare la trasformazione più importante della sua storia recente?

Precisa un lettore Qui non siamo davanti a un’idea nuova: siamo davanti a una storia vecchia trent’anni che continua a tornare a galla ogni volta che si parla seriamente del futuro urbano della città.

Le carte esistono, i disegni pure, le ipotesi anche. Negli anni ’80 il Piano Regolatore già immaginava scenari di trasformazione profonda. Nel 1999 si tornava a discutere di programmazione e assetto urbano. E oggi, dopo decenni, la sensazione è sempre la stessa: tutto viene evocato, nulla viene davvero affrontato.

Il nodo centrale resta l’interramento della linea ferroviaria dell’Ferrovia Aosta–Ivrea. Non si tratta di un intervento marginale, ma di una scelta strutturale: significa ridisegnare Aosta, ricucire pezzi di città oggi separati, liberare spazio urbano in una posizione strategica e restituire continuità a un tessuto spezzato da un’infrastruttura che, così com’è, attraversa il capoluogo più come una barriera che come un servizio integrato.

PIano regolatore 1999

Eppure, nel tempo, la politica ha oscillato tra rinvii e soluzioni alternative mai davvero credibili. Tra queste, anche ipotesi di collegamenti alternativi tra nord e sud della città tramite impianti funiviari: soluzioni che non hanno mai trovato una reale concretezza, più vicine all’immaginazione che alla pianificazione urbana.

Nel frattempo la città ha continuato a intervenire per piccoli pezzi. Il sottopasso di via Chamolé, per esempio, è uno di quegli interventi che risolvono un punto specifico ma non cambiano la sostanza del problema. Si agisce sulle conseguenze, non sulle cause.

E proprio qui sta il cuore della questione: la mancanza di una visione complessiva. L’interramento della ferrovia non è solo un’opera ingegneristica, ma una scelta politica e urbanistica di lungo periodo. È ciò che determinerebbe la possibilità di ripensare spazi, servizi, mobilità e immagine complessiva della città.

Il contrasto è evidente anche guardando l’intorno urbano, dal rapporto tra la città e gli impianti di risalita verso l’Pila, fino alle potenzialità ancora inespresse di un capoluogo che potrebbe avere un ruolo molto più definito e moderno all’interno della regione.

E allora la domanda resta sospesa, semplice e scomoda: Aosta vuole continuare a convivere con una ferrovia che la divide, oppure ha intenzione di trasformarla finalmente in un’occasione di ricucitura urbana?

Perché dopo trent’anni di discussioni, il punto non è più capire cosa si dovrebbe fare. Il punto è capire perché non si è ancora fatto.

red/rp