Courmayeur sceglie di fermarsi per riflettere sul proprio futuro urbanistico. La decisione assunta dal Consiglio comunale nella seduta di giovedì 2 luglio 2026 rappresenta una svolta destinata a incidere profondamente sullo sviluppo della località ai piedi del Monte Bianco. Al centro del dibattito c'è la sospensione dell'applicazione del cosiddetto Piano Casa regionale, una normativa che dal 2009 ha consentito consistenti ampliamenti degli edifici esistenti in deroga agli strumenti urbanistici comunali. Una scelta che, nelle intenzioni dell'Amministrazione, non vuole arrestare l'attività edilizia, ma riportarla entro un quadro di maggiore equilibrio tra crescita economica, tutela del paesaggio e difesa della residenza stabile.
Il provvedimento, approvato ai sensi della Legge regionale 17/2025, sospende per un periodo massimo di 24 mesi l'applicazione della Legge regionale 24/2009, dando così al Comune il tempo necessario per analizzare gli effetti prodotti in oltre quindici anni di deroghe urbanistiche e ridefinire le regole attraverso una variante sostanziale al Piano regolatore generale.
A illustrare le motivazioni della scelta è stato l'assessore all'Urbanistica Alberto Motta, che ha fotografato un fenomeno di grandi proporzioni. «Nel quasi ultimo ventennio è evidente a tutti l'incremento dell'attività edilizia sul territorio comunale», ha osservato, ricordando come il Piano regolatore abbia sempre consentito nuove volumetrie esclusivamente per abitazioni destinate ai residenti e per strutture ricettive, mentre il Piano Casa ha introdotto deroghe che hanno permesso ampliamenti del 20% o del 35% con demolizione e ricostruzione degli edifici esistenti.
I numeri raccontano con chiarezza la portata del fenomeno. Tra il 2009 e il 2024 sono state autorizzate 459 pratiche edilizie, che hanno generato un incremento volumetrico complessivo di 76.089 metri cubi. Ancora più significativo è il dato relativo alla destinazione degli immobili: appena il 14,8% delle nuove volumetrie riguarda abitazioni permanenti, mentre la parte restante è destinata prevalentemente alle seconde case. Il trend, ha spiegato Motta, è proseguito anche nel 2025 e nella prima parte del 2026, con ulteriori 52 pratiche e circa 3.800 metri cubi di nuovi ampliamenti.
Secondo l'Amministrazione comunale, il risultato è sotto gli occhi di tutti: un numero crescente di abitazioni utilizzate solo per brevi periodi dell'anno, un consumo progressivo di suolo e spazi verdi, un impatto paesaggistico sempre più evidente e una pressione crescente sulle infrastrutture. A fronte dell'espansione edilizia, infatti, la popolazione residente ha continuato a diminuire, passando da 3.059 abitanti nel 2009 a 2.548 nel 2025, con una riduzione del 16,7%. Un dato che sintetizza efficacemente il paradosso di molte località alpine di prestigio: aumentano le case, ma diminuiscono le persone che vi abitano tutto l'anno.
Le ricadute riguardano anche i servizi pubblici. Sul fronte della rete idrica, l'assessore ha evidenziato che tra il 2009 e il 2025 il prelievo d'acqua è aumentato del 38,4%, mentre gli utenti serviti sono cresciuti del 58,11%. «Si è reso necessario il rifacimento, l'integrazione e il prolungamento delle reti dei sottoservizi», ha spiegato Motta, precisando che il Comune ha programmato investimenti superiori a 10 milioni di euro, senza tuttavia poter contare su adeguati introiti dagli oneri di urbanizzazione, ridotti del 50% per gli interventi realizzati attraverso il Piano Casa.
Alle criticità della rete idrica si aggiungono quelle legate ai parcheggi pubblici, sempre più insufficienti durante i periodi di massima affluenza, alla necessità di potenziare la rete elettrica e alla gestione dei rifiuti, resa particolarmente complessa dall'estrema stagionalità delle presenze turistiche.
La sospensione della normativa sarà articolata in due fasi. Nei primi sei mesi saranno consentiti esclusivamente gli ampliamenti destinati alle abitazioni principali dei residenti, mentre il Comune svolgerà un'approfondita attività di analisi del territorio. Nei successivi diciotto mesi il Consiglio comunale potrà ridefinire le limitazioni sulla base dei risultati emersi. Le pratiche edilizie già presentate resteranno valide purché complete della documentazione richiesta al momento dell'entrata in vigore della delibera.
Il sindaco Roberto Rota ha voluto chiarire che l'obiettivo non è bloccare il settore delle costruzioni, ma costruire un sistema di regole più coerente con le esigenze della comunità. «Non vogliamo bloccare tutto e congelare gli iter come qualcuno vorrà far passare», ha dichiarato, sottolineando che resterà garantita la possibilità di ampliare del 20% le abitazioni dei residenti. «Ci siamo presi sei mesi per mettere delle regole il più possibile condivise con costruttori, progettisti, architetti e imprese edili. Non sarà un liberi tutti come è stato fatto fino ad ora, ma ci saranno dei paletti entro i quali operare».
Proprio per accompagnare questo percorso il Consiglio comunale ha istituito una Commissione consiliare temporanea composta dai consiglieri Sauvage Rolla, Lavinia Brigada e Nicole Passino. L'organismo avrà il compito di approfondire gli effetti del Piano Casa sul territorio, valutarne le conseguenze urbanistiche, ambientali, economiche e sociali e formulare, entro sei mesi, una proposta di revisione delle limitazioni attualmente introdotte. Ai lavori parteciperanno anche il sindaco, l'assessore competente, tecnici comunali, funzionari regionali, professionisti ed esponenti delle categorie economiche e sociali, con l'obiettivo di costruire un confronto il più possibile ampio.
La seduta si è conclusa con la presa d'atto di una variazione compensativa del bilancio relativa allo spostamento di un dipendente comunale tra il Servizio Amministrativo e il Servizio Finanziario, mentre il sindaco ha annunciato una nuova riunione del Consiglio comunale entro la fine di luglio 2026, durante la quale sarà affrontata anche l'approvazione della Tari.
La decisione assunta da Courmayeur va ben oltre il semplice piano urbanistico. È una scelta che apre un confronto sul modello di sviluppo delle grandi località turistiche alpine, chiamate sempre più spesso a trovare un equilibrio tra attrattività immobiliare, sostenibilità ambientale e diritto alla residenza. Il dibattito che si apre nei prossimi mesi potrebbe così trasformarsi in un laboratorio politico e amministrativo destinato a interessare non solo Courmayeur, ma anche altri comuni turistici della Valle d'Aosta che si confrontano con le stesse sfide: preservare l'identità delle comunità locali senza rinunciare alle opportunità economiche offerte dal turismo.