CRONACA - 30 giugno 2026, 13:00

Un secolo di presenza discreta: quando il dolore incontra la dignità

Nel centenario delle Onoranze Funebri Camandona, le parole di Don Marian Benchea, che con dedizione guida le parrocchie di Lilliannes, Fontainemore, Issime e Gaby, diventano una riflessione intensa sul senso del servizio, della vicinanza umana e del ruolo silenzioso ma decisivo che queste realtà svolgono nei momenti più difficili della vita delle persone. Un racconto che intreccia memoria personale, esperienza pastorale e riconoscenza.

Marco Camandona, guida alpina, alpinista mondiale, che porta nuova linfa all'impresa di papa Peppino

C’è un passaggio della vita in cui tutto si sospende. Le parole si fanno più lente, i gesti più misurati, e ciò che sembrava importante fino a poco prima perde peso davanti all’essenziale. È questo lo sguardo che emerge dalle parole di don Marian Benchea, in occasione del centenario delle Onoranze Funebri Camandona.

“Di fronte alla morte i nostri problemi sembrano nulla”, scrive il parroco, condensando in una frase semplice una verità che chiunque abbia attraversato il dolore conosce bene. Non è una riflessione astratta, ma il frutto di anni di incontro quotidiano con le famiglie, con la fragilità, con il momento in cui tutto si ferma.

Nel suo ricordo, don Marian non si limita a celebrare un anniversario. Rievoca un modo di lavorare e di essere presenza. Le imprese funebri, racconta, diventano in quei momenti una sorta di prolungamento del lavoro pastorale: una presenza costante, 24 ore su 24, fatta di discrezione, rispetto, ascolto.

“Quello che la Camandona fa assomiglia al nostro lavoro sacerdotale”, scrive ancora, sottolineando una vicinanza non formale ma concreta, fatta di telefonate notturne, di interventi urgenti, di delicatezza richiesta in ogni gesto. Ogni chiamata, racconta, diventa quasi una chiamata anche interiore: la necessità di trovare le parole giuste, il tono giusto, la misura giusta per accompagnare il dolore degli altri.

Dentro queste righe c’è anche il ricordo personale. La figura di Peppino, evocata con semplicità, diventa simbolo di un modo di lavorare umile e silenzioso, in cui la professionalità non è mai separata dall’umanità.

Il centenario diventa così occasione non solo di celebrazione, ma di riconoscenza. “Un secolo di esperienza ci insegna che, nei momenti più difficili, la cosa più importante è sentirsi accolti, compresi e supportati”, scrive don Marian, riportando il senso profondo di un mestiere che spesso resta sullo sfondo ma che, nei fatti, accompagna le persone nei passaggi più delicati della loro vita.

C’è una frase che sintetizza tutto il suo pensiero: lavorare “quasi in copia”, fianco a fianco, con chi si occupa di dare forma e dignità all’ultimo saluto. Non un’esaltazione retorica, ma il riconoscimento di una collaborazione umana prima ancora che professionale.

E in chiusura, il ringraziamento semplice e diretto: “Vi ringrazio Camandona che esistete”.

Parole che non hanno bisogno di aggiungere altro. Perché a volte, nei luoghi dove il silenzio è più forte delle parole, è proprio la presenza discreta a diventare la forma più concreta di vicinanza.

Il messaggio di Don Mrian:

Di fronte alla morte, i nostri problemi sembrano nulla.

Così potrei riassumere in una frase ciò che ci ricordano ogni volta, nel loro agire, le Onoranze Funebri Camandona.

Avevo ricevuto anch’io, come molti altri amici dei Camandona, l’invito al traguardo dei 100 anni, ma non ho potuto arrivare… spero che Marco me la perdoni. Volevo ottenere il perdono scrivendo due righe, poiché per un parroco il lavoro pastorale passa anche attraverso l’incontro con le imprese funebri.

Quello che Camandona fa assomiglia al lavoro di ogni sacerdote: un servizio continuo, 24 ore su 24, tutti i giorni. So che loro ci mettono impegno, professionalità, rispetto e umiltà.

Non posso dimenticare il caro Peppino, che faceva il suo lavoro così, nella maniera umile. E ripeto che me l’aveva insegnato anche a me.

Credo che un secolo di esperienza ci abbia insegnato che, nei momenti più difficili, la cosa più importante è sentirsi accolti, compresi e supportati. Il loro lavoro è proprio così.

Ogni volta che arrivava una telefonata dall’impresa funebre, dicevo dentro di me: ecco, di nuovo devo tirare il meglio di me nella pazienza, comprensione e delicatezza, per cercare il conforto per i familiari in lutto.

Diciamo che lavoriamo quasi in coppia con loro. E da 100 anni.

Vi ringrazio, Camandona, che esistete.

don Marian Benchea