La decisione è arrivata con la delibera n. 161 della Giunta comunale di Aosta, che ridisegna la mappa dei mercati cittadini del martedì e del giovedì. L’obiettivo dichiarato è quello di mettere ordine, rendere più leggibili gli spazi, migliorare l’accessibilità e rendere le aree mercatali più attrattive per cittadini e turisti. Una riorganizzazione che si inserisce nel solco del regolamento comunale sul commercio su area pubblica e delle nuove planimetrie approvate dal Consiglio.
Il Comune parla di un intervento “organico”, costruito anche grazie al confronto con le associazioni di categoria e al lavoro del Servizio commercio e della Polizia locale. Si prevede una redistribuzione più equilibrata degli spazi, il recupero di aree inutilizzate e criteri di assegnazione basati su anzianità ed esperienza degli operatori. Non manca la narrazione positiva: più ordine, più sicurezza, più funzionalità.
L’Assessora allo sviluppo economico e attività produttive del Comune di Aosta Simonetta Salerno rivendica il lavoro fatto, sottolineando come “in viale della Pace la sperimentazione, avviata il 30 aprile, sia diventata definitiva”, con risultati già visibili in termini di vivibilità e persino di recupero di circa 25 parcheggi, oltre all’attivazione di nuove colonnine elettriche per gli ambulanti.
“Il mercato non è solo commercio, ma comunità e vita quotidiana della città”, ha ribadito l’assessora, inserendo il provvedimento in una visione più ampia di riqualificazione urbana che riguarda anche piazza Mazzini e via Caduti del Lavoro.
Eppure, mentre si ridisegnano gli spazi all’aperto con precisione quasi chirurgica, resta sullo sfondo una domanda che in città circola da tempo e che nessuno sembra voler affrontare davvero: che fine fa il mercato coperto?
Una struttura che potrebbe rappresentare il cuore stabile del commercio cittadino, un polo fisso capace di attrarre flussi tutto l’anno, oggi appare sottoutilizzata, frammentata, senza una strategia chiara di rilancio. E qui la contraddizione politica diventa evidente: si investe per rendere più efficiente ciò che è temporaneo e stagionale, mentre ciò che è permanente resta in una sorta di limbo amministrativo.
Viene allora spontaneo chiedersi: perché tanta energia progettuale sugli spazi esterni e così poca visione sul contenitore coperto? È una scelta strategica o una rinuncia mascherata? E ancora: esiste un piano economico serio per trasformare il mercato coperto in un hub commerciale moderno o si preferisce lasciarlo lentamente scivolare nell’irrilevanza?
Domande che diventano inevitabilmente più scomode quando si osserva il quadro complessivo. Se il commercio ambulante viene definito “identità e comunità”, perché non si prova a concentrare proprio lì dentro una parte di quella identità, invece di disperderla in più piazze?
La sensazione è che si stia procedendo su due binari paralleli: da un lato la gestione ordinata dell’esistente, dall’altro l’assenza di una visione forte sul futuro del commercio stabile. E in mezzo resta un edificio che potrebbe cambiare il volto economico della città, ma che continua a non trovare una sua centralità politica.
Per ora, l’unica certezza è che gli spazi all’aperto sono stati ridisegnati. Il resto — quello che potrebbe fare davvero la differenza nel medio periodo — resta ancora in attesa di una decisione che non sia solo amministrativa, ma finalmente strategica.