ECONOMIA - 27 giugno 2026, 09:00

Seconda canna del Monte Bianco, svolta politica tra Italia e Francia: «Un investimento per l'economia e per l'Europa»

Dal vertice italo-francese di Antibes arriva il via libera a uno studio congiunto sulla fattibilità della seconda canna del Traforo del Monte Bianco. Alberto Cirio ed Emily Rini parlano di un passaggio storico per la sicurezza, l'economia e i collegamenti europei, ringraziando il vicepremier Antonio Tajani, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il Governo. Per la Valle d'Aosta il dossier assume anche un forte valore culturale e identitario, oltre che economico

Il futuro del Traforo del Monte Bianco torna al centro dell'agenda politica internazionale. Dal vertice tra Italia e Francia, svoltosi ad Antibes, è arrivato infatti un segnale che molti territori alpini attendevano da tempo: i due Governi hanno deciso di avviare uno studio congiunto per verificare la fattibilità della realizzazione della seconda canna del traforo, una prospettiva destinata ad aprire un confronto destinato ad accompagnare i prossimi anni.

La notizia è stata accolta con favore dal presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e dalla presidente della Società Italiana per il Traforo del Monte Bianco, Emily Rini, che parlano di una decisione destinata ad incidere non soltanto sulla mobilità, ma anche sul sistema economico del Nord-Ovest e sull'integrazione europea.

«Accogliamo con grande soddisfazione la notizia emersa dal vertice Italia-Francia di Antibes sull'avvio di uno studio congiunto italo-francese per verificare la fattibilità della realizzazione della seconda canna del Traforo del Monte Bianco. Si tratta di un passo concreto e significativo su un dossier strategico per il futuro dei nostri territori e dell'intero sistema dei collegamenti europei», dichiarano Cirio e Rini, sottolineando come il confronto tra i due Paesi abbia finalmente imboccato una strada operativa.

L'apertura dello studio rappresenta un elemento di particolare interesse anche sotto il profilo economico. Il traforo costituisce infatti una delle principali arterie di collegamento tra il sistema produttivo italiano e quello francese e, più in generale, tra il Mediterraneo e il cuore dell'Europa. Una maggiore resilienza dell'infrastruttura significherebbe garantire continuità ai flussi commerciali, ridurre l'impatto delle chiusure dovute ai lavori di manutenzione e offrire maggiori garanzie alle imprese che operano sui mercati internazionali.

Ma il Monte Bianco non è soltanto un'infrastruttura. Per la Valle d'Aosta rappresenta un simbolo identitario, un luogo in cui la geografia incontra la storia e la cultura di una comunità che da secoli vive nel dialogo con il versante francese delle Alpi. In questo senso il progetto assume anche un significato etnico e culturale, rafforzando il ruolo della regione autonoma come terra di frontiera, di bilinguismo e di cooperazione europea.

Lo sottolinea anche Emily Rini, segretaria regionale di Forza Italia Valle d'Aosta, evidenziando come «il Monte Bianco non rappresenta soltanto una delle più importanti vie di collegamento turistico e commerciale tra l'Italia e la Francia, fondamentale per tutto il Nord Ovest e per la competitività delle nostre imprese, ma è anche il simbolo dell'unione, dell'amicizia e della collaborazione tra due popoli e due comunità che condividono storia, valori e una comune visione europea».

Parole che richiamano il ruolo storico della Valle d'Aosta come ponte naturale tra i due versanti delle Alpi e come laboratorio di convivenza linguistica e culturale, nel quale le relazioni con la Francia non sono semplicemente economiche, ma fanno parte del patrimonio identitario della comunità valdostana.

Secondo Cirio e Rini, l'avvio dello studio dimostra inoltre «la volontà di affrontare con serietà e lungimiranza il tema della sicurezza, del rispetto ambientale, della modernizzazione e della continuità di esercizio di un'infrastruttura essenziale, guardando al futuro con responsabilità».

Sul piano politico, gli esponenti di Forza Italia attribuiscono un ruolo determinante all'azione diplomatica del Governo italiano. «Desideriamo rivolgere un sincero e doveroso ringraziamento al Vice Presidente del Consiglio e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani, che ha seguito con determinazione, costanza e grande attenzione questo dossier, dimostrando una concreta vicinanza ai nostri territori. Un ringraziamento va anche al Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e a tutto il Governo per aver sostenuto con convinzione un percorso che oggi inizia a produrre risultati tangibili», affermano.

Per la maggioranza di centrodestra si tratta della dimostrazione che il dialogo istituzionale con la Francia può produrre risultati concreti anche su temi complessi e caratterizzati da forti implicazioni ambientali, economiche e infrastrutturali.

In chiusura arriva anche un messaggio politico: «Questa è la dimostrazione che quando alle parole si preferiscono i fatti, il dialogo istituzionale e il lavoro quotidiano, i risultati arrivano sempre. Continueremo a seguire con il massimo impegno l'evoluzione di questo percorso, nella consapevolezza che il futuro del Monte Bianco riguarda non solo i nostri territori, ma l'interesse strategico dell'Italia e dell'Europa».

L'apertura dello studio non significa naturalmente che la seconda canna verrà realizzata in tempi brevi. Si tratta dell'avvio di un percorso tecnico e politico che richiederà valutazioni approfondite, confronti istituzionali e verifiche ambientali. Tuttavia il fatto che Italia e Francia abbiano deciso di affrontare insieme il tema rappresenta già un cambio di prospettiva. Per la Valle d'Aosta, che da sempre vive il Monte Bianco come elemento fondante della propria identità, della propria economia e della propria vocazione europea, il dossier torna così a essere non soltanto una questione infrastrutturale, ma una scelta destinata a incidere sul futuro dei rapporti tra territori, popoli e mercati dell'arco alpino.

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