L’impressione che resta dopo il passaggio in Quinta Commissione non è quella di un semplice aggiornamento tecnico su APS S.p.A., ma di un vero e proprio scontro di letture politiche sul futuro di un’azienda che tiene insieme servizi essenziali della città di Aosta e una mole crescente di tensioni organizzative, contrattuali e strategiche. Da una parte il sindaco Raffaele Rocco, che insiste su una linea di rassicurazione e continuità; dall’altra Alleanza Uniti a Sinistra, che al contrario legge la situazione come un punto di fragilità istituzionale e di trasparenza incompiuta.
Nel racconto dell’Amministrazione, APS appare come una società che “tiene”: il bilancio 2025 è in utile e di prossima approvazione, i servizi sono garantiti, e le criticità vengono inserite dentro un percorso di razionalizzazione. È questa la cornice dentro cui Rocco inserisce anche il confronto interno con i dipendenti, rivendicando – come ha fatto nell’incontro citato in Commissione – che “non vi è alcuna intenzione di ridurre o svuotare il ruolo dell’azienda”, ma semmai di rafforzarlo in vista della scadenza dei contratti di servizio fissata al 2027.
La stessa lettura viene proposta sul fronte organizzativo: il personale è sceso da 82 unità nel 2023 a 72 nel 2026, ma per la maggioranza si tratta di un assestamento fisiologico legato a pensionamenti e difficoltà di reperimento di figure qualificate, soprattutto nel settore farmaceutico. Anche il tema dei contratti viene inquadrato come una complessità tecnica più che politica: tre diversi CCNL applicati (Assofarm, commercio e servizi, Federmanager) e un sistema di selezioni pubbliche già consolidato dal 2008.
Il sindaco insiste poi sul cosiddetto “fattore Q”, definito come strumento da ripensare perché non più coerente con un contesto inflattivo cambiato. Anche qui la linea è quella della manutenzione del sistema, non della rottura: si corregge, si aggiusta, si aggiorna.
Ma è proprio su questa narrazione che si innesta la frattura politica più profonda.
Per Alleanza Uniti a Sinistra, infatti, il quadro non è affatto quello di un’azienda stabile in fase di semplice aggiornamento gestionale. Al contrario, emerge una struttura che vive una fase delicata, con servizi sotto pressione, organici ridotti e soprattutto una governance percepita come poco trasparente nel passaggio più sensibile: quello delle scelte strategiche in vista del 2027, quando si ridisegnerà l’intero assetto degli affidamenti in house.
Il punto più polemico riguarda la mancata audizione dell’ex presidente di APS, Matteo Fratini. Per l’opposizione, questa scelta non è un dettaglio procedurale ma un vero vuoto politico. La posizione è netta: “il Consiglio comunale avrebbe avuto il diritto e il dovere di approfondire direttamente le ragioni di una scelta così significativa”, soprattutto in una fase in cui lo stesso Comune collega le dimissioni alla necessità di ridefinire le strategie future della società.
Il ragionamento è semplice e spiazzante nella sua linearità: se le dimissioni non sono solo personali ma si inseriscono in un cambio di fase, allora escludere l’audizione dell’ex presidente significa rinunciare a un pezzo fondamentale di conoscenza politica e amministrativa. E qui il gruppo non risparmia critiche, sostenendo che questa scelta “alimenta interrogativi che una gestione realmente trasparente avrebbe dovuto chiarire”.
Sul piano dei servizi, il confronto diventa ancora più concreto. La riduzione degli accertatori della sosta – con sanzioni passate da 7.888 nel 2024 a 5.050 nel 2025 – viene letta dall’Amministrazione come effetto dell’invecchiamento del personale e di limiti fisici operativi. Ma dall’altra parte si intravede un problema più strutturale: una progressiva perdita di capacità operativa nei controlli urbani.
Anche sulle farmacie comunali il dato dei -8 farmacisti tra 2020 e 2025 viene interpretato in modo divergente: per la maggioranza è un problema nazionale di reclutamento, per l’opposizione è invece un segnale di fragilità organizzativa interna che richiede politiche più aggressive e non solo constatazioni.
Sul forno crematorio, infine, il quadro tecnico (60 giorni di avvio impianto, fase di calibrazione e valutazione della dezincatura) viene letto dalla Giunta come normale fase di rodaggio. Ma anche qui l’opposizione intravede il rischio di esternalizzazioni progressive che potrebbero ridisegnare il perimetro pubblico del servizio.
È proprio su questo punto che emerge la distanza politica più netta: da un lato una maggioranza che difende APS come “presidio importante della città”, dall’altro una opposizione che teme una lenta trasformazione dell’azienda in una struttura sempre più ibrida, compressa tra vincoli economici e aperture al mercato.
In questa dialettica, rimane da prendere le distanze dalla lettura rassicurante del sindaco Raffaele Rocco, che appare eccessivamente fiduciosa nella capacità del sistema di autoregolarsi senza scosse. Al contrario, la posizione di Alleanza Uniti a Sinistra coglie un elemento politico più profondo: la fase che si apre non è solo gestionale, ma di ridefinizione del rapporto tra Comune e servizi pubblici locali.
La sensazione è che APS non stia semplicemente “funzionando”, ma stia attraversando una transizione delicata, in cui la tenuta dei numeri nasconde una fragilità di prospettiva. E il vero nodo non è il bilancio 2025, ma ciò che accadrà quando scadranno i contratti nel 2027: lì si capirà se APS resterà un pilastro pubblico della città o diventerà qualcos’altro.
Per ora, la Commissione ha certificato una cosa sola: su APS non esiste una lettura condivisa. E quando un’azienda pubblica diventa terreno di interpretazioni così divergenti, il problema non è più solo amministrativo. È politico, pieno.