La riforma della legge elettorale entra nel vivo del dibattito parlamentare e la Valle d'Aosta rivendica con forza la propria specificità istituzionale. Nella giornata di venerdì 26 giugno 2026, l'Aula della Camera ha avviato la discussione generale sul disegno di legge, dopo il via libera arrivato mercoledì dalla Commissione Affari costituzionali. Un confronto destinato a proseguire nelle prossime settimane, con le votazioni fissate a partire dal 7 luglio, e che vede il deputato valdostano Franco Manes pronto a difendere le prerogative garantite dallo Statuto speciale.
Nel suo intervento a Montecitorio, Manes ha scelto una linea improntata al dialogo istituzionale. Nessuna chiusura pregiudiziale alla riforma, ma nemmeno disponibilità ad accettare soluzioni che, a suo giudizio, rischiano di compromettere gli equilibri costituzionali costruiti in oltre settant'anni di autonomia speciale.
«Non ci siamo mai sottratti al confronto e continueremo a non farlo», ha affermato il parlamentare valdostano, sottolineando come il lavoro svolto in Commissione abbia già prodotto alcuni risultati significativi. Tra questi, il fatto che i seggi uninominali della Valle d'Aosta vengano ora conteggiati nel limite massimo dei seggi attribuibili alla coalizione vincente. Una modifica che, secondo Manes, contribuisce a contenere gli effetti del premio di maggioranza e a salvaguardare gli equilibri previsti dalla Costituzione.
Il deputato ha tuttavia precisato che il nodo centrale rimane irrisolto. «Una cosa è conteggiare il deputato e il senatore valdostani nel numero complessivo dei seggi della coalizione vincente; altra cosa è utilizzare tutti i voti espressi in Valle d'Aosta per determinare le soglie nazionali e l'attribuzione di seggi in altre circoscrizioni», ha spiegato, annunciando la presentazione di emendamenti durante l'esame in Aula.
L'obiettivo dichiarato è quello di riportare piena coerenza tra la riforma, la Costituzione e lo Statuto speciale. «Presenteremo emendamenti per riportare coerenza tra la riforma, la Costituzione e lo Statuto speciale della Valle d'Aosta. Poi vedremo, nel confronto parlamentare, se ci sarà la volontà politica di affrontare davvero questi nodi», ha dichiarato.
Il cuore della contestazione riguarda il ruolo dei voti espressi nella circoscrizione valdostana. Per Manes il principio della governabilità non è in discussione, ma deve essere conciliato con il rispetto delle peculiarità costituzionali della Regione autonoma. Se è accettabile che i seggi valdostani rientrino nel conteggio complessivo del premio di maggioranza, diverso è il discorso per i voti degli elettori valdostani, che dovrebbero restare destinati esclusivamente all'elezione del deputato e del senatore della regione.
Il riferimento è all'articolo 47 dello Statuto speciale, che stabilisce come la Valle d'Aosta costituisca un'unica circoscrizione elettorale per Camera e Senato. «In Valle d'Aosta, con un solo seggio per Camera, circoscrizione e collegio coincidono. Ma se quei voti vengono poi usati per le soglie e per il premio nazionale, si crea un livello elettorale nuovo, sovrapposto a quello statutario», ha osservato.
Secondo il parlamentare, la riforma segnerebbe inoltre una discontinuità rispetto alla tradizione legislativa italiana. Dal 1948 ad oggi, infatti, i voti valdostani non sono mai stati utilizzati per attribuire seggi in altre circoscrizioni, neppure durante la vigenza di sistemi elettorali profondamente diversi tra loro, compresa la legge Calderoli. Per questo il recupero dei voti previsto dalla nuova disciplina rappresenterebbe una novità priva di precedenti consolidati.
Nel suo intervento Manes ha richiamato anche il tema della tutela della minoranza linguistica. A suo giudizio il testo appare costruito soprattutto sulle caratteristiche del Trentino-Alto Adige, senza considerare che la realtà valdostana presenta un assetto istituzionale e linguistico differente.
«La comunità valdostana è unitaria e bilingue», ha ricordato, richiamando l'articolo 38 dello Statuto speciale. Per questo motivo, ha spiegato, la tutela non può essere ricondotta automaticamente a modelli pensati per altre autonomie speciali.
Un ulteriore elemento critico riguarda il funzionamento stesso del sistema elettorale valdostano. In Valle d'Aosta esiste infatti un solo collegio uninominale per ciascun ramo del Parlamento e non sono previste liste plurinominali. La riforma, invece, imporrebbe anche al candidato valdostano un collegamento con una lista nazionale che, nella realtà della regione, non esiste.
«Il testo impone anche al candidato valdostano di collegarsi a una lista che semplicemente non esiste, costringendo a equiparare un contrassegno a una lista fittizia», ha denunciato il deputato.
Manes ha inoltre evidenziato quello che definisce un vero e proprio paradosso democratico. Nell'attuale sistema uninominale valdostano viene eletto il candidato più votato e i voti degli sconfitti non producono ulteriori effetti. Se però questi stessi voti venissero recuperati a livello nazionale per assegnare il premio di maggioranza, gli elettori che hanno scelto candidati non eletti potrebbero finire per contribuire all'elezione di parlamentari in altre regioni, i cui nomi non figurano nemmeno sulla scheda elettorale valdostana.
Una situazione che, secondo il parlamentare, solleva anche una questione di trasparenza e consapevolezza del voto. «La difesa delle peculiarità della Valle d'Aosta non appartiene a un partito: è un compito che la Costituzione e lo Statuto affidano al Parlamento. L'uguaglianza dei cittadini non impone l'uniformità dei sistemi elettorali, soprattutto quando sono le stesse norme costituzionali a prevedere discipline speciali», ha affermato.
Il messaggio politico che arriva da Montecitorio è quindi duplice. Da una parte c'è il riconoscimento dei passi avanti compiuti durante l'esame in Commissione e la disponibilità a collaborare per arrivare a una riforma condivisa; dall'altra emerge la volontà di difendere senza compromessi le prerogative dell'autonomia valdostana.
«È questa l'unica soluzione coerente con lo Statuto speciale, con la natura della comunità valdostana e con il diritto degli elettori a conoscere gli effetti del proprio voto al pari di tutti gli altri. Ora la discussione entra nel vivo: presenteremo i nostri emendamenti in Aula e verificheremo se il Parlamento saprà correggere il testo senza rallentare inutilmente il percorso della riforma», ha concluso Manes.
L'esame parlamentare delle prossime settimane sarà quindi decisivo non solo per definire il futuro sistema elettorale nazionale, ma anche per verificare quanto il legislatore sarà disposto a preservare gli equilibri tra esigenze di governabilità e tutela delle autonomie speciali. Per la Valle d'Aosta la partita va ben oltre gli aspetti tecnici della legge: riguarda il rapporto tra Stato e autonomie, il valore dello Statuto speciale e il principio che una comunità linguistica riconosciuta dalla Costituzione possa continuare a eleggere i propri rappresentanti senza che il voto espresso sul territorio venga utilizzato per determinare gli equilibri politici del resto del Paese.