Una cascata d’estate ti rapisce per la bellezza del suo prorompente getto d’acqua, che ti richiama l’attenzione a volgere lo sguardo verso di essa. Il suo boato ti attrae, e ti affascina poi con i colori dell’arcobaleno che si formano magicamente, in assenza di un temporale che si placa, grazie ai mille spruzzi che si sollevano sospinti dal vento e dai raggi solari, generati dalla massa d’acqua che precipita nel vuoto.
D’inverno, invece, quell’urlo si pietrifica e si veste di un’infinità di stalattiti e stalagmiti di ghiaccio, imprigionando il getto della cascata in un effimero silenzio che la riveste di gemme naturali create dalla natura.
Con il nostro ormai affiatato “team”, che si prodiga per dimostrare come si possa affrontare anche il Parkinson con l’attività fisica in montagna, fotografando, filmando e aiutandomi a procedere in posti impervi per prendere appunti, oggi si va a Noasca a scovare la cascata della Noaschetta.
L’obiettivo è arrivare a vederla da dietro le quinte: una prospettiva spettacolare che si raggiunge compiendo un anello completo attorno alla cascata, seguendo questo percorso.
La cascata in oggetto si trova in Valle Orco (detta anche Valle di Locana o Valle di Ceresole), una valle italiana situata nelle Alpi Graie, facente parte della città metropolitana di Torino. È posta a sud della Valle d’Aosta e a nord delle Valli di Lanzo. Congiunge Pont Canavese al Colle del Nivolet e il versante sinistro della valle, che guarda verso il Gran Paradiso (4.061 m), facendo parte in larga misura dell’omonimo parco.
La Cascata di Noasca, collocata in questo territorio, è una delle più famose del Piemonte e vi lascerà sicuramente a bocca aperta. La si scorge percorrendo in auto la strada che porta a Ceresole Reale, ma finora non ci eravamo mai soffermati più di tanto ad ammirarla. In quest’ottica scopriamo invece che la si può vedere da un’angolazione ben più spettacolare: da dietro le quinte.
Scarpe da trekking obbligatorie, e anche uno spezzone di corda per assicurare i più inesperti nel traverso esposto e bagnato dagli spruzzi continui della cascata, nel tratto ad “antro” che passa proprio dietro il getto d’acqua. Il percorso si immette poi nel più facile sentiero di discesa sulla destra idrografica della cascata, avendo scelto per la salita il ripidissimo e non banale sentiero opposto, con due corde fisse che agevolano il passaggio nel tratto più esposto.
Lasciata la macchina nel comodo parcheggio alto, oltre il ponte sul torrente Noaschetta (affluente dell’Orco, da cui prende il nome la cascata), troviamo già i primi cartelli che indicano il sentiero.
Raggiungiamo la chiesa e passiamo sul retro, iniziando a salire lungo il ripido sentiero nel bosco, che si fa via via più difficoltoso, dovendo superare una placca inclinata e blocchi sempre più alti.
Seguiamo il sentiero e, in pochi attimi, ci troviamo su un falsopiano che, verso sinistra, conduce con due corde fisse (cavi metallici) a una caverna. Davanti a noi, invece, una muraglia d’acqua assordante che piomba nel vuoto sopra le nostre teste. Sullo sfondo, il paese di Noasca.
Ci sediamo su un masso e ammiriamo lo spettacolo. Chi l’avrebbe mai detto che ci saremmo trovati dietro, sulla sommità di questo antro naturale, punto più alto dell’ardito passaggio della falesia che la sovrasta?
Qualcuno passa a piedi sulla strada e guarda su, verso la cascata. Noi lo salutiamo, ma non ci vede… oppure è talmente incredulo da non riuscire a immaginare qualcuno dietro quel muro d’acqua.
Dopo le nostre solite foto di rito, decidiamo di ritornare a valle percorrendo il giro ad anello completo. In questo tratto dobbiamo muoverci su un piccolo passaggio un po’ scivoloso, perché costeggiamo una parete di roccia sporgente sul vuoto. Per questo avevo consigliato di portarci uno spezzone di corda, utile a non perdere l’equilibrio, non essendoci qui le due corde fisse presenti sul versante opposto.
Il sentiero ora scende nel bosco con scalini molto più dolci rispetto alla salita. Si incontra anche un foro naturale che permette di raggiungere un’ansa dove è possibile la balneazione. Ripresa la marcia, in poco tempo siamo sulla strada.
Guardiamo in alto e ritroviamo la cascata nella sua interezza, come l’abbiamo sempre vista. E capiamo che forse, prima, eravamo davvero troppo piccoli per essere notati.
Oltrepassiamo il caratteristico ponte pedonale in legno, una passerella ornamentale che attraversa l’Orco. Da lì, per un rientro diverso rispetto all’andata, torniamo al parcheggio superiore.
Poesia dedicata all’articolo
del poeta Giorgio Bonino
La cascata di Noasca
Salimmo
per coronare il vento,
l’acqua,
la cascata.
Lodovico, Federico,
le due Roberte
ed io,
tra gioia e fatica
la coronata meta.
Liquidi intenti
e roccia,
come Tom Sawyer
dietro la cascata,
descritta,
sognata.
Scheda tecnica
Difficoltà: EE (Escursionistica per Esperti)
Quota di partenza: Noasca (TO) 1077 m
Quota di arrivo: 1218 m
Dislivello: 141 m
Durata: 1 h (anello completo: salita 0,40 – discesa 0,20)
Cani: ammessi al guinzaglio, solo nelle aree di fondovalle e, in estate, su alcuni sentieri stabiliti dal regolamento del Parco.