ATTUALITÀ POLITICA - 25 giugno 2026, 14:33

Carenza di medici di base, scontro in Aula: Baccini accusa, Marzi difende la rete territoriale

Nel Consiglio regionale del 25 giugno 2026 l’interrogazione dei gruppi La Renaissance Valdôtaine e Lega Vallée d’Aoste riaccende il dibattito sulla carenza dei medici di medicina generale. Al centro della discussione i numeri della sanità territoriale: 1.678 assistiti senza medico, 4.487 posti disponibili, una stima di 43 medici mancanti e il ruolo delle AFT e delle Case della comunità. La capogruppo Eleonora Baccini denuncia disservizi e difficoltà per i cittadini, mentre l’assessore Carlo Marzi rivendica il modello organizzativo valdostano

Eleonora Baccini

La sensazione, ascoltando il confronto in Aula, è quella di due letture della stessa realtà che non si incontrano mai davvero: da una parte chi vive il problema sulla pelle dei cittadini, dall’altra chi difende un impianto riformatore che sulla carta dovrebbe reggere il sistema sanitario territoriale. E in mezzo, come sempre, ci sono le persone che non trovano il medico di base.

Nel suo intervento, la capogruppo de La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini, ha posto la questione in termini molto diretti. «Un problema nazionale che riguarda anche la Valle d’Aosta, dove i medici di medicina generale hanno un numero di assistiti superiore alla media», ha ricordato, sottolineando come gli ambulatori ad accesso diretto nelle Case della comunità non possano essere considerati una soluzione strutturale. Il punto politico è netto: non si tratta solo di organizzazione, ma di accesso reale alle cure.

Baccini ha insistito soprattutto sul tema dei cittadini “senza medico”, chiedendo chiarimenti su numeri aggiornati, tempi di assegnazione e segnalazioni di pazienti indirizzati al pronto soccorso per mancanza di alternative. Una preoccupazione che, al di là dei tecnicismi, fotografa una fragilità concreta del sistema. «Vogliamo sapere quale sia la situazione aggiornata», ha incalzato, mettendo in evidenza anche il rischio di un uso improprio dell’emergenza-urgenza.

La replica dell’assessore alla sanità Carlo Marzi si è mossa invece su un piano opposto: quello della riforma e dell’innovazione organizzativa. Marzi ha rivendicato il rafforzamento della rete territoriale e l’adesione anticipata della Valle d’Aosta al modello delle Aggregazioni funzionali territoriali, le AFT, sostenendo che tutti i 73 medici di medicina generale siano già inseriti nel sistema.

«Non si tratta di accertare una mancanza di medici di base, ma di dare atto della loro disponibilità a lavorare insieme nelle nuove organizzazioni territoriali», ha spiegato l’assessore, collocando la questione dentro un percorso di riforma che, a suo dire, ha permesso alla regione di essere tra le poche in Italia ad avere Case della comunità già operative e integrate.

Marzi ha poi inserito i dati più delicati: oggi si contano 1.678 assistiti senza medico, a fronte di 4.487 posti disponibili, e una stima di fabbisogno pari a 43 medici. Numeri che, letti così, confermano comunque l’esistenza di una tensione strutturale tra domanda e offerta di assistenza primaria, anche se l’assessore li interpreta come fisiologici all’interno di un sistema in riorganizzazione.

Sul punto più controverso, quello dell’eventuale invio dei pazienti al pronto soccorso, Marzi è stato categorico: «Non può avvenire», ribadendo che gli sportelli devono indirizzare correttamente i cittadini e che l’accesso all’emergenza deve restare limitato ai casi realmente urgenti.

La replica della Baccini, però, ha riportato il confronto sul piano politico e sociale, smontando la narrazione ottimistica dell’assessorato. «L’Assessore ha descritto un servizio molto deludente come se fosse uno dei migliori in Valle d’Aosta», ha detto, rivendicando un approccio meno autocelebrativo e più aderente alla realtà quotidiana. Il passaggio più politico è quello in cui rifiuta l’idea di “accontentarsi” perché altrove va peggio: una critica diretta a quella che definisce una logica di confronto al ribasso.

Nel suo intervento, Baccini ha anche toccato un nodo centrale: la pressione sui medici di base, spesso sovraccarichi di assistiti, e la crescente difficoltà per una popolazione che invecchia e ha bisogno di prossimità sanitaria. «Mi aspettavo una risposta più concreta», ha aggiunto, soprattutto sul fronte degli incentivi per attrarre nuovi professionisti.

Al netto dello scontro dialettico, resta una fotografia piuttosto chiara: il sistema sanitario territoriale valdostano sta cercando di reggere attraverso riorganizzazioni e strumenti innovativi, ma contemporaneamente mostra segnali di squilibrio reale nella copertura dei medici di medicina generale. Le AFT, le Case della comunità e il numero unico 116117 rappresentano un’evoluzione organizzativa importante, ma non eliminano il problema della disponibilità effettiva dei professionisti sul territorio.

La vera questione politica che emerge dall’interrogazione non è solo quanti medici mancano, ma che tipo di sanità territoriale si vuole garantire in una regione montana e dispersa come la Valle d’Aosta: un modello efficientista basato su reti e accorpamenti, oppure un sistema più capillare e vicino ai cittadini.

Ed è proprio qui che il dibattito resta aperto: tra la rivendicazione di un modello innovativo e la percezione, sempre più diffusa tra i cittadini, che trovare un medico di famiglia stia diventando meno un diritto automatico e più una ricerca a ostacoli.

pi.mi.