La Regione prende atto delle prime verifiche della concessionaria sul tema della gratuità o riduzione del pedaggio per i valdostani durante i lavori alle gallerie, ma il nodo resta quello dei tempi e della reale praticabilità delle misure promesse dal Consiglio.
In Consiglio regionale del 24 giugno 2026, il Presidente della Regione Renzo Testolin ha aggiornato l’Aula sull’attuazione della risoluzione approvata il 9 giugno, che riguarda i lavori alle gallerie Côte de Sorreley e Signayes, snodo strategico tra l’autostrada A5 e la statale del Gran San Bernardo. Il tema politicamente sensibile è quello della gratuità – o almeno di una forte riduzione del pedaggio – nel tratto Nus–Aosta Ovest durante il periodo dei cantieri.
Testolin ha riferito che la società concessionaria, la SAV, dopo l’incontro del 16 giugno, ha avviato verifiche tecniche e amministrative, ma con un approccio prudente. Il passaggio chiave della comunicazione è questo: «La Sav ha confermato l’avvio di valutazioni tecnico-amministrative e regolatorie sulla possibilità di introdurre ulteriori misure di agevolazione tariffaria, in aggiunta alla gratuità della tangenziale di Aosta già vigente per gli utenti dotati di apparato di Telepedaggio».
Fin qui, il lessico è quello tipico delle fasi preliminari: si valuta, si verifica, si approfondisce. Ma subito dopo arriva il freno, che di fatto raffredda le aspettative politiche: «Le prime valutazioni tecniche non consentono l’immediata implementazione di ulteriori agevolazioni, trattandosi di un percorso autostradale a sistema misto… e si sottolinea inoltre che eventuali ulteriori misure richiedono il preventivo coinvolgimento del Ministero delle infrastrutture e dei trasporti».
Tradotto senza giri di parole: non decide la Valle d’Aosta, non decide solo la concessionaria, e ogni ipotesi passa da Roma e dalla rete complessa delle concessioni, inclusa la RAV S.p.A.. È qui che il dossier smette di essere tecnico e diventa politico-istituzionale.
Testolin, infatti, prova a tenere insieme due piani: da un lato la pressione dell’Aula, che ha votato una risoluzione chiara e politicamente impegnativa; dall’altro la rigidità del sistema concessorio. Non a caso aggiunge che è stata chiesta «con precisione le tempistiche stimate per la definizione dell’iniziativa», segnale che la Regione non vuole lasciare la partita sospesa in un eterno “stiamo verificando”.
Ma la sensazione è che si stia entrando nella classica dinamica italiana: la decisione politica regionale che si infrange contro il perimetro delle concessioni e dei vincoli ministeriali. E in mezzo resta il cittadino, che durante i lavori si ritrova traffico, deviazioni e pedaggi invariati o solo parzialmente compensati.
Non a caso il capogruppo della Lega Vallée d’Aoste, Andrea Manfrin, rilancia con toni più netti: «Abbiamo chiesto con forza che si arrivasse alla gratuità nel tratto autostradale Nus/Saint-Pierre… riteniamo necessario che il confronto venga esteso anche alla società Rav, affinché le misure siano realmente efficaci su tutta la tratta interessata».
Il punto politico è evidente: Manfrin richiama il rispetto pieno della risoluzione votata dal Consiglio e spinge per accelerare, mettendo dentro anche il MIT e tutte le concessionarie coinvolte. È una pressione che, di fatto, mette la Giunta davanti a una domanda semplice: la risoluzione è un indirizzo politico simbolico o un mandato operativo da far valere fino in fondo?
La risposta implicita di Testolin è più prudente: il dossier è seguito «costantemente», ma resta vincolato a passaggi tecnici e amministrativi non aggirabili. E qui si apre la vera criticità. Perché quando un problema di mobilità quotidiana – aggravato da cantieri strategici – si incastra in procedure multilivello, il rischio è che la politica perda la sua funzione di accelerazione e diventi solo comunicazione di stato avanzamento lavori.
Il nodo non è solo se si riuscirà a ottenere una gratuità o una riduzione del pedaggio, ma quanto tempo servirà per arrivarci. E nel frattempo la stagione estiva, poi la ripresa scolastica e del traffico pendolare, rischiano di trasformare un dossier tecnico in una tensione sociale concreta.
In sostanza, la partita è ancora aperta, ma si gioca su un campo dove la Valle d’Aosta non è arbitro unico. E questo, al di là delle dichiarazioni, è il vero limite politico che emerge da questa vicenda.