ATTUALITÀ - 22 giugno 2026, 17:09

Farmaci equivalenti, tra i giovani informazione e fiducia ancora insufficienti

Secondo Maria Grazia Vacchina, presidente di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta, è necessario rafforzare l'informazione e l'educazione sanitaria, soprattutto tra le nuove generazioni. Una ricerca SWG evidenzia una conoscenza ancora limitata dei farmaci equivalenti e un crescente ricorso a internet e all'intelligenza artificiale per affrontare i problemi di salute

Oggi al Ministero della Salute l'evento conclusivo di IoEquivalgo, promosso da Cittadinanzattiva.

Mediamente attenti alla propria salute ma, di fronte ai numerosi piccoli disturbi fisici e psicologici che li colpiscono, sempre più inclini ad affidarsi all'intelligenza artificiale e alle soluzioni rapide trovate sul web. Cresce il ricorso ai farmaci da banco, mentre fatica ancora a consolidarsi la conoscenza e la fiducia nei farmaci equivalenti, soprattutto tra i più giovani.

È questo, in estrema sintesi, il quadro che emerge dalla ricerca realizzata da SWG tra aprile e maggio su un campione di 2.500 cittadini maggiorenni rappresentativi della popolazione italiana. Lo studio, giunto alla terza edizione, viene presentato oggi alle ore 15 presso il Ministero della Salute nell'ambito dell'evento «Si chiama equivalente, tu chiamalo una scelta», promosso da Cittadinanzattiva in chiusura della sesta edizione della campagna IoEquivalgo, realizzata con il contributo non condizionato di Egualia e in collaborazione con Federfarma e FOFI. L'iniziativa ha ricevuto il patrocinio del Ministero della Salute.

La campagna IoEquivalgo nasce con l'obiettivo di promuovere la consapevolezza e l'accesso ai farmaci equivalenti in Italia, contribuendo a colmare un divario culturale ed economico che penalizza soprattutto le fasce di popolazione a basso reddito, per le quali la compartecipazione alla spesa farmaceutica risulta particolarmente gravosa.

Anche nel 2025, infatti, come emerge dal rapporto annuale del Centro Studi Egualia sull'andamento del mercato italiano degli equivalenti, i cittadini hanno versato oltre un miliardo di euro di differenziale di prezzo, cioè il surplus pagato per ritirare il farmaco di marca più costoso rispetto al corrispondente equivalente.

Particolarmente elevata la spesa sostenuta dai residenti di Lazio e Molise, mentre i cittadini lombardi risultano quelli che spendono meno. Sul fronte dei consumi territoriali, il ricorso ai farmaci equivalenti continua a essere più diffuso nel Nord Italia (41,4% a unità e 34,6% a valori) rispetto al Centro (30,1% a unità e 27% a valori) e al Sud (24,8% a unità e 22,5% a valori), a fronte di una media nazionale pari al 33,3% delle confezioni e al 29,1% del valore complessivo.

L'incidenza maggiore degli equivalenti si registra nella Provincia autonoma di Trento (45,9%), in Lombardia (43,5%) e in Piemonte (42,1%). In fondo alla classifica si collocano invece Basilicata (23,9%), Calabria (22,5%) e Campania (21,7%).

«La ricerca conferma quanto sia ancora necessario investire nell'informazione e nell'alfabetizzazione sanitaria dei cittadini, in particolare dei più giovani», sottolinea Maria Grazia Vacchina, presidente di Cittadinanzattiva Valle d'Aosta. «Una maggiore conoscenza dei farmaci equivalenti può contribuire sia a una scelta più consapevole da parte dei cittadini sia alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale».

je.fe.