Il Comune di Aosta porta a casa un nuovo riconoscimento da parte della FIAB – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta: per il 2026 viene confermata la valutazione di 4 bike smile nell’ambito del programma “ComuniCiclabili”, giunto alla sua nona edizione. È il terzo anno consecutivo che la città mantiene questo livello, un segnale di continuità che viene letto come consolidamento del percorso avviato sulla mobilità ciclabile.
La premiazione si è svolta a Rimini, dentro il contesto internazionale di Velo-city Summit, uno degli appuntamenti più importanti dedicati alla ciclabilità e alla mobilità sostenibile. In questo quadro, Aosta viene collocata tra i comuni che hanno avviato politiche strutturate, con una crescita del punteggio in quasi tutti gli ambiti: infrastrutture, governance, educazione alla mobilità dolce.
Sul piano politico, l’assessore alla pianificazione territoriale Luca Tonino parla di un risultato che “consolida il lavoro svolto fino ad oggi” e che rappresenta una tappa di un percorso più ampio verso una città “più vivibile, accessibile e attenta ai bisogni di tutte e di tutti”.
Fin qui il racconto istituzionale è lineare e positivo. Ma il punto, come spesso accade quando si parla di ciclabilità ad Aosta, è capire cosa c’è oltre il riconoscimento.
Perché 4 bike smile non significano una città ciclabile “compiuta”, ma piuttosto una città che ha avviato un processo e che si colloca in una fascia intermedia. Tradotto: qualche infrastruttura c’è, qualche progetto pure, ma l’uso reale della bicicletta come mezzo quotidiano resta ancora limitato.
Il nodo principale rimane la continuità della rete ciclabile. Ad Aosta i tratti esistenti sono spesso frammentati, con collegamenti non sempre intuitivi tra quartieri, centro e aree periferiche. Una ciclabile funziona davvero quando diventa sistema, non quando resta somma di segmenti.
C’è poi il tema della sicurezza percepita: incroci, attraversamenti, convivenza con il traffico motorizzato. Senza interventi più radicali sulla moderazione della velocità e sulla riduzione del traffico in alcune aree, la bicicletta resta una scelta per pochi più che una reale alternativa di massa.
Interessante e potenzialmente positivo il capitolo scuole, con pedibus e urbanismo tattico. Ma anche qui il rischio è quello classico: iniziative pilota che restano isolate, senza diventare modello urbano replicabile su scala più ampia.
E poi c’è un elemento che spesso viene sottovalutato nel dibattito locale: il contesto climatico e geografico. Aosta non è una città “facile” per la bicicletta tutto l’anno, ma proprio per questo servirebbero politiche ancora più forti, non più deboli o intermittenti, per compensare le difficoltà naturali.
In sintesi, il riconoscimento di FIAB fotografa una traiettoria positiva ma ancora incompleta. È un po’ come dire: la strada è stata imboccata, ma la destinazione è lontana e soprattutto non ancora garantita.
La vera domanda, quindi, non è se Aosta sia o meno “ciclabile”. È quanto lo voglia diventare davvero, passando dai progetti alla trasformazione stabile dello spazio urbano. E lì, più dei bike smile, contano scelte politiche continuative, anche meno visibili ma molto più incisive.