Cento ore per raccontare una storia. Scriverla, girarla, montarla e consegnarla al pubblico senza rete di sicurezza. È questa la scommessa, ormai diventata un piccolo laboratorio creativo stabile ad Aosta, della seconda edizione di “The Party 100 ore – Short Film Contest”, che si è chiusa il 18 giugno negli spazi di Plus Aosta.
L’iniziativa, firmata da Long Neck Doc Ets, rientra nel progetto più ampio “The Party – Il cinema come non te lo hanno mai raccontato” e ha riportato in città un’idea di cinema che non è solo prodotto finito, ma anche urgenza, improvvisazione controllata e lavoro di squadra sotto pressione.
Le regole sono semplici ma spietate: 100 ore di tempo, cortometraggio massimo di 5 minuti e vincoli creativi assegnati per sorteggio. Ogni troupe ha dovuto integrare nella propria storia un genere cinematografico, una location di Aosta, una frase obbligatoria e un oggetto. Il risultato è un mosaico di stili e idee che restituisce una città trasformata in set diffuso.
A valutare i lavori una giuria tecnica composta da Fabiola Megna, direttrice di Plus Aosta, Raffaele “Neda” D’Anello, sound engineer e designer, e Alessandra Miletto, direttrice della Film Commission Vallée d’Aoste. Tre sguardi diversi, accomunati dall’attenzione alla qualità complessiva delle opere e alla capacità di usare il vincolo come motore creativo.
Il premio principale è andato a “Loop”, realizzato dalla troupe Los Kipuodirlos, un corto di fantascienza che ha convinto per la costruzione narrativa e per l’uso intelligente degli spazi cittadini assegnati, trasformati in scenari quasi alieni. Una scelta che ha colpito per coerenza visiva e ritmo.
Il riconoscimento per la miglior sceneggiatura è stato assegnato ad “Apostasis” della troupe Maiafuoco, che ha raccolto anche il premio del pubblico. Un doppio risultato che racconta bene l’impatto del corto: una storia di ribellione e libertà condensata in pochi minuti, con una forte identità visiva e sonora.
Proprio la giuria ha sottolineato, in questo caso, la capacità di costruire un immaginario riconoscibile e allo stesso tempo immediato, senza perdere solidità tecnica.
Il premio Adcom per il miglior contributo tecnico è invece andato a “Cadranno inesorabilmente” della troupe Between brackets, apprezzato per fotografia, montaggio e uso consapevole della colonna sonora, tra funzione diegetica ed extradiegetica. Un lavoro che ha dimostrato come anche una storia minimale possa reggere grazie a una regia attenta ai dettagli.
Non sono mancate le menzioni speciali: “Sbloccobomb” dei The Beagles e “Ti ricordi di me” dei The Usual Suspects, due lavori diversi per tono e genere ma accomunati da una forte identità narrativa.
In totale hanno partecipato 13 troupe, 11 delle quali sono riuscite a completare il percorso. Un dato che, al di là della competizione, racconta anche la difficoltà concreta della sfida: non tutti riescono a stare dentro un meccanismo così serrato, e proprio per questo chi arriva in fondo lo fa con un bagaglio di esperienza notevole.
I corti hanno attraversato generi molto diversi: dal western alla fantascienza, dall’horror alla commedia, con una Aosta che diventa di volta in volta quartiere Cogne, Saint-Martin-de-Corléans, Dora o Tzamberlet. Una città che, per qualche giorno, si è lasciata reinterpretare come un grande set a cielo aperto.
Tra i partner dell’iniziativa figurano Film Commission Vallée d’Aoste, Comune di Aosta, Cactus Industry Forum e Adcom srl, oltre al sostegno della Regione autonoma Valle d’Aosta. Un ecosistema che, almeno in questo caso, ha funzionato come piattaforma reale per la creatività giovanile e non.
E forse è proprio questo il punto politico-culturale più interessante: non tanto il concorso in sé, ma l’idea che in una città piccola si possa ancora sperimentare un cinema rapido, accessibile e collettivo, senza trasformarlo per forza in qualcosa di elitario o distante.
Ad Aosta, per cento ore, il cinema non è stato industria. È stato gioco serio.