Quando un comunicato istituzionale parla di “continuità e piena operatività”, il messaggio è chiaro: nessuna scossa, tutto sotto controllo. È la linea del Comune di Aosta dopo le dimissioni di Matteo Fratini dalla presidenza di APS S.p.A., con effetto immediato. La società in house del Comune resta pienamente operativa: il Consiglio di amministrazione non decade, le funzioni sono assunte dal vicepresidente Andrea Noro e il quadro normativo – si richiama anche l’art. 2385 del Codice Civile – garantisce stabilità. Insomma, sul piano formale, tutto lineare. Sul piano politico-amministrativo, però, la partita è più sfumata: entro fine 2027 scadono i contratti di servizio e si apre una fase in cui la governance del modello APS sarà inevitabilmente ricalibrata.
Il Comune ringrazia Fratini per il lavoro svolto dal 2021, sottolineando un “percorso di risanamento e consolidamento” e un bilancio 2025 in attivo. Ma è nella lettera ai dipendenti che emerge la dimensione più personale e politica, nel senso alto del termine, della sua uscita di scena.
Fratini non si limita al congedo formale. Lo apre così: “Ci sono congedi che si scrivono con la testa e congedi che si scrivono con il fiato corto”.
Una frase che già da sola sposta il registro: non tecnica amministrativa, ma racconto umano di un ciclo che si chiude. E subito dopo il tono si chiarisce: lasciare, scrive, “non è mai un gesto pulito”.
Il cuore del messaggio: il lavoro pubblico come carne viva
Il passaggio centrale della lettera è una sorta di manifesto sul servizio pubblico. Fratini ribalta la retorica dei numeri e dei bilanci: “Non li fanno le delibere, non li fanno le firme… i risultati camminano sulle gambe di chi lavora”.
È qui che emerge la visione costruita in cinque anni di gestione: APS non come macchina amministrativa, ma come infrastruttura sociale quotidiana. Farmacie, trasporti scolastici, uffici, parcheggi, servizi alla persona: tutto viene ricondotto a un’unica idea di fondo, quella del servizio che incontra bisogni reali, spesso fragili.
E infatti il presidente uscente insiste sul punto più politico del suo messaggio: la dignità del lavoro pubblico. Non come slogan, ma come riconoscimento concreto: “Il vostro è un lavoro nobile… perché riguarda la vita vera della gente”.
Il passaggio più forte: la crisi come prova di tenuta
Nel racconto di Fratini, questi anni non sono stati ordinari. C’è il Covid, le difficoltà economiche, le tensioni dei costi, le crisi internazionali che si riflettono localmente, i contenziosi ereditati.
Ma il punto non è la lista delle difficoltà: è la risposta collettiva. Scrive infatti che APS “è uscita più forte, più ordinata, più consapevole”.
E aggiunge un concetto che pesa molto in chiave organizzativa: “Se APS ha attraversato questi anni quasi indenne… il merito è vostro”.
È una dichiarazione che, in filigrana, ridimensiona volutamente il ruolo della presidenza e rafforza quello della struttura interna. Una scelta non banale in un contesto in cui spesso la narrazione si concentra sull’apice decisionale.
La lettera non è solo memoria. È anche indicazione di rotta: “Le società cambiano, gli amministratori passano… ma il lavoro fatto bene non passa”. E ancora: “Continuate a servire la vostra gente con competenza, rispetto e umanità”. Qui il messaggio esce dal perimetro aziendale e si affaccia su una visione più ampia del servizio pubblico locale: continuità, cura, responsabilità diffusa.
In controluce, c’è anche un passaggio istituzionale non secondario: la fase che si apre nel 2027 non sarà solo tecnica, ma politica. La scelta del nuovo assetto di presidenza e della governance futura diventa parte di una riflessione più ampia sul modello “in house” e sul suo equilibrio tra efficienza e controllo pubblico.
Il tono finale della lettera di Fratini è lontano anni luce dalla classica uscita di scena burocratica: “Me ne vado con la consapevolezza del vostro valore umano e professionale. Grazie… di cuore”. E prima ancora aveva scritto: “Io vi porterò con me”.
È qui che si coglie la cifra personale dell’esperienza: non una gestione neutra, ma una relazione costruita nel tempo con la struttura aziendale. In definitiva, il comunicato del Comune di Aosta rassicura sul presente: continuità, operatività, stabilità.
La lettera di Matteo Fratini racconta invece il recente passato di APS S.p.A. come un percorso umano e organizzativo più complesso: risanamento, crisi, lavoro quotidiano e soprattutto una visione del servizio pubblico come comunità di persone prima ancora che struttura amministrativa.
E forse, al di là delle formule istituzionali, è proprio questo il punto: non si chiude solo una presidenza, ma un pezzo di narrazione interna della macchina dei servizi pubblici aostani.