ATTUALITÀ - 15 giugno 2026, 12:36

L'OPINIONE DI UN LETTORE: Vent'anni per adeguare le gallerie, un anno per chiuderle: cosa non ha funzionato?

Riceviamo e pubblichiamo la riflessione di un lettore che interviene sul dibattito riguardante la chiusura delle gallerie di Sorreley e Signayes. Al centro della lettera non c'è la necessità dei lavori, che nessuno mette in discussione, ma le tempistiche con cui sono stati programmati gli interventi e la richiesta di maggiore trasparenza nella gestione degli investimenti per la sicurezza delle infrastrutture autostradali. Un contributo che pone interrogativi destinati ad alimentare il confronto pubblico.

Gentile Direttore , chiedo di pubblicare, se di Vostro interesse, questa mia lettera.

In queste settimane il dibattito pubblico si è concentrato sulla chiusura delle gallerie Côte de Sorreley e Signayes e sui pesanti disagi che interesseranno, per oltre un anno, la città di Aosta, la valle del Gran San Bernardo, i pendolari, le attività economiche e perfino i collegamenti con l'ospedale regionale.

La discussione si è sviluppata principalmente attorno alla necessità dei lavori. Ma forse la domanda più importante è un'altra: perché si è arrivati a questo punto?

Le gallerie di Sorreley e Signayes non sono opere recenti né infrastrutture marginali. Con i loro quasi sette chilometri complessivi rappresentano il cuore del raccordo tra l'autostrada A5 e la strada statale 27 del Gran San Bernardo, un collegamento strategico per l'intero territorio valdostano.

Da documenti tecnici pubblici emerge che le loro caratteristiche e le relative esigenze di sicurezza erano conosciute da molti anni. Eppure, oggi ci troviamo di fronte a interventi definiti "necessari e indifferibili", tali da imporre una chiusura immediata di oltre un anno.

La questione assume un rilievo ancora maggiore se si considera l'origine stessa della normativa europea alla quale SAV è tenuta ad adeguarsi. La Direttiva 2004/54/CE, recepita in Italia con il Decreto legislativo n. 264 del 2006, nasce infatti all'indomani delle grandi tragedie che hanno colpito alcune gallerie europee, tra cui il traforo del Monte Bianco nel 1999, costato la vita a 39 persone.

L'obiettivo era chiaro: elevare gli standard di sicurezza delle gallerie attraverso sistemi più efficaci di gestione delle emergenze, impianti tecnologici avanzati, vie di fuga adeguate, compartimentazioni antincendio e sistemi di comunicazione e monitoraggio in grado di ridurre il rischio di eventi catastrofici.

Alla luce di ciò, è inevitabile interrogarsi sui tempi degli adeguamenti.

Se tali esigenze erano note da anni e se la normativa europea è stata recepita ormai vent'anni fa, perché si è arrivati soltanto oggi a lavori definiti urgenti e indifferibili? Perché gli interventi di adeguamento sulla rete gestita da SAV sembrano essersi concentrati soprattutto negli ultimi anni?

La domanda non riguarda soltanto le gallerie di Sorreley e Signayes. Anche altre gallerie della tratta Quincinetto-Aosta sono state interessate da interventi di adeguamento avviati in tempi relativamente recenti, nonostante le prescrizioni europee fossero note da lungo tempo.

La questione è ancora più rilevante se si considera che la concessionaria ha registrato, nel tempo, risultati economici positivi e distribuito utili ai propri azionisti. I cittadini hanno quindi diritto di sapere se gli investimenti destinati alla sicurezza siano stati programmati e realizzati con la necessaria tempestività e se fosse possibile evitare una situazione che oggi comporta la chiusura di un'infrastruttura strategica per oltre un anno.

In questo contesto appare condivisibile l'iniziativa del Presidente della Regione, Renzo Testolin, che ha chiesto di valutare soluzioni alternative alla chiusura totale e una significativa riduzione dei pedaggi durante il periodo dei lavori.

Considerato che molti utenti si interrogano sul ruolo che le gallerie di Sorreley e Signayes hanno nella formazione del pedaggio applicato lungo la tratta, è lecito domandarsi cosa accadrà durante il lungo periodo di chiusura. Quella componente continuerà a essere applicata oppure verrà ridotta? Anche su questo punto i cittadini meritano risposte chiare.

I valdostani hanno diritto di sapere come vengono programmati gli investimenti, come vengono impiegate le risorse derivanti dalle concessioni autostradali e perché si sia arrivati a una situazione che oggi impone sacrifici così rilevanti a un intero territorio.

La sicurezza delle infrastrutture è una priorità assoluta e nessuno mette in discussione la necessità degli adeguamenti. Proprio per questo, però, è lecito chiedersi se tali interventi non avrebbero potuto essere programmati e realizzati prima, evitando che il prezzo dei ritardi ricadesse oggi su cittadini, imprese e servizi essenziali.

La trasparenza sulle scelte compiute negli ultimi vent'anni non dovrebbe essere considerata una concessione, ma un dovere nei confronti della collettività.

Un lettore

Gentile lettore,

le domande che pone meritano attenzione. Nessuno contesta la necessità di intervenire per garantire la sicurezza delle infrastrutture, soprattutto quando sono in gioco vite umane. Proprio per questo, tuttavia, è legittimo chiedersi se una programmazione più tempestiva avrebbe consentito di evitare una chiusura tanto lunga e tanto impattante.

La trasparenza nella gestione delle concessioni autostradali, nella pianificazione degli investimenti e nelle scelte compiute nel corso degli anni rappresenta un'esigenza che riguarda tutti i cittadini. Così come è doveroso che, durante i lavori, vengano valutate tutte le misure possibili per limitare i disagi, comprese eventuali agevolazioni tariffarie e soluzioni alternative alla chiusura totale.

Il confronto pubblico è utile proprio quando contribuisce a porre domande fondate e a pretendere risposte altrettanto chiare. Ci auguriamo che le istituzioni e la concessionaria sappiano fornirle nei tempi più rapidi possibili. pi.mi.

Files:
 Studio Sulla Sicurezza Delle Gallerie Stradali (2.7 MB)

red