ECONOMIA - 11 giugno 2026, 20:05

Turismo, commercio e montagna: la Valle d'Aosta sceglie la strada degli investimenti

Il Consiglio regionale approva la riforma del settore turistico e commerciale. Contributi permanenti ai negozi di vicinato, via libera agli chalet di lusso, semplificazioni amministrative e nuovi strumenti per attrarre investimenti. La sfida, però, sarà trasformare le norme in sviluppo reale senza compromettere l'equilibrio sociale e territoriale della regione

Giulio Grosjacques assessore regionale Turismo e Commercio

Il turismo continua a rappresentare il principale motore economico della Valle d'Aosta e la politica regionale sembra averne preso definitivamente atto. Con l'approvazione del disegno di legge sulle attività turistico-ricettive e commerciali, il Consiglio Valle ha scelto di aggiornare alcune delle regole che disciplinano un settore che, negli ultimi anni, è profondamente cambiato.

Il voto è stato ampio: trenta consiglieri favorevoli e tre astensioni. Un consenso trasversale che dimostra come, al di là delle differenti sensibilità politiche, esista ormai una convinzione condivisa: la competitività della Valle d'Aosta passa sempre più dalla capacità di innovare la propria offerta turistica e di sostenere il tessuto commerciale dei piccoli comuni.

La novità economicamente più significativa riguarda probabilmente la trasformazione in misura strutturale degli incentivi ai negozi di vicinato. Non si tratta soltanto di un aiuto alle piccole attività commerciali, ma di una scelta di politica economica e territoriale. In una regione caratterizzata da numerosi comuni montani, mantenere aperto un negozio significa spesso garantire un servizio essenziale, evitare lo spopolamento e preservare la qualità della vita delle comunità locali.

Anche il rafforzamento dei Centri polifunzionali di servizio va nella stessa direzione: concentrare servizi, commercio e punti di riferimento per i residenti significa rendere più sostenibile la permanenza nelle vallate meno popolate. È un investimento che produce benefici economici ma anche sociali.

Sul fronte turistico, invece, la scelta più discussa è quella degli chalet "haut de gamme". La Regione punta esplicitamente ad attrarre una clientela internazionale con elevata capacità di spesa. Una strategia che segue un orientamento già adottato da numerose destinazioni alpine europee, dove non conta più soltanto il numero delle presenze, ma soprattutto la qualità della spesa turistica.

Dal punto di vista economico la logica appare evidente. Un turista che soggiorna in strutture di fascia alta genera normalmente una ricaduta più ampia sull'intero sistema economico: ristorazione, commercio, servizi, guide alpine, benessere, enogastronomia e artigianato locale. L'obiettivo non è soltanto aumentare gli arrivi, ma incrementare il valore aggiunto prodotto da ciascun visitatore.

Naturalmente questo modello non è privo di rischi. Nel dibattito consiliare è stato ricordato come una crescita eccessivamente orientata al lusso potrebbe incidere sull'accessibilità dell'offerta turistica e, indirettamente, anche sul mercato immobiliare e sulla residenzialità. È un equilibrio delicato che molte località alpine stanno già affrontando e che richiederà un attento monitoraggio.

Altro elemento rilevante è la possibilità di affidare la gestione degli ostelli anche ad imprese private mediante convenzione con i Comuni. L'obiettivo dichiarato è evitare che molte strutture rimangano chiuse o sottoutilizzate. Dal punto di vista economico si tratta di una scelta pragmatica: un ostello aperto genera movimento turistico, occupazione e servizi; uno chiuso rappresenta invece un costo senza alcun ritorno.

Merita attenzione anche il capitolo dedicato alla semplificazione amministrativa. Digitalizzazione completa della trasmissione dei flussi turistici, allineamento agli standard Istat e introduzione della diffida amministrativa per le irregolarità sanabili rappresentano interventi che riducono i costi burocratici per le imprese. Sono misure meno appariscenti degli incentivi economici, ma spesso decisive per migliorare il clima degli investimenti.

Significativa è inoltre la conferma della possibilità, per alcune strutture alberghiere, di ampliare i propri volumi fino al 40% per adeguarsi alle nuove esigenze del mercato. Anche in questo caso il legislatore ha cercato di favorire la competitività delle imprese senza incentivare nuove edificazioni, ma consentendo il miglioramento di quelle già esistenti.

Dal confronto politico è emersa una contrapposizione più culturale che ideologica. Da una parte chi ritiene necessario intercettare un turismo ad alta capacità di spesa come leva di sviluppo economico; dall'altra chi teme che questa strategia possa accentuare le disuguaglianze e modificare progressivamente il modello turistico valdostano. Entrambe le posizioni presentano elementi di fondatezza.

La vera partita, tuttavia, inizierà adesso. Le leggi possono creare opportunità, ma sono gli investimenti privati, la rapidità dei provvedimenti attuativi e la capacità amministrativa a determinare il successo delle politiche economiche.

La Valle d'Aosta dispone di un patrimonio naturale, culturale ed enogastronomico che le consente di competere con le migliori destinazioni alpine europee. Per riuscirci dovrà però evitare due errori opposti: inseguire esclusivamente il turismo di lusso oppure rinunciare ad attrarre nuovi investimenti per paura del cambiamento.

L'impressione è che questo provvedimento tenti di costruire un equilibrio tra crescita economica e tutela del territorio. Se funzionerà lo diranno i numeri: nuove aperture commerciali, investimenti alberghieri, occupazione e valore aggiunto prodotto dal turismo. Perché, in economia, le intenzioni contano, ma sono sempre i risultati a fare la differenza.

pi.mi.