Martedì 16 giugno 2026, alle ore 10, la sala conferenze della Biblioteca regionale Biblioteca regionale Bruno Salvadori si apre a un tema che spesso resta ai margini del dibattito pubblico ma che, nei fatti, riguarda una delle sfide sociali più concrete del presente: la tutela dei minori stranieri non accompagnati.
L’incontro informativo è promosso dalla Difensora civica nelle funzioni di Garante per l’infanzia e l’adolescenza, in collaborazione con il Consiglio Valle e l’Assessorato regionale alla sanità, salute e politiche sociali della Regione autonoma Valle d'Aosta. L’obiettivo è semplice ma tutt’altro che banale: spiegare ai cittadini che cosa significhi diventare tutore volontario e perché questa figura può fare la differenza nella vita di un ragazzo arrivato da solo in Italia.
Il percorso non è improvvisato né simbolico. La formazione partirà nell’autunno 2026, all’interno di una convenzione biennale già rinnovata fino al 31 dicembre 2026, che coinvolge la struttura regionale competente e il sistema di garanzia per l’infanzia, in raccordo con il Piemonte. Un modello di cooperazione che punta a garantire standard formativi omogenei e una selezione attenta degli aspiranti tutori.
All’incontro interverranno la Garante valdostana Adele Squillaci, il Garante per l’infanzia e l’adolescenza della Regione Piemonte Giovanni Ravalli, e Fabiana Furfaro, assistente sociale e referente regionale per i progetti sui minori stranieri non accompagnati. Prevista anche una testimonianza diretta di un giovane adulto che ha vissuto l’esperienza dell’accoglienza in Valle d’Aosta: un passaggio che spesso vale più di qualsiasi relazione tecnica.
La definizione del ruolo, in fondo, è tanto semplice quanto impegnativa. Il tutore volontario non è un assistente sociale né una figura sostitutiva della famiglia, ma una persona formata che assume la rappresentanza legale di un minore straniero non accompagnato, fino a un massimo di tre ragazzi. Un ruolo che si colloca tra istituzioni e quotidianità, tra norme e relazioni.
«È un ponte tra il minore e il Paese che lo ha accolto», ha spiegato la Garante Adele Squillaci, sottolineando come il tutore accompagni il ragazzo non solo sul piano amministrativo, ma anche nel percorso di inserimento e costruzione del proprio futuro. Una definizione che rende bene l’idea: non si tratta solo di firme o procedure, ma di presenza e continuità.
Vale la pena ricordarlo con chiarezza: non è affido, non è adozione. È un istituto diverso, più “leggero” sul piano familiare ma molto esigente sul piano della responsabilità civica. Ed è proprio qui che si gioca la partita più interessante, almeno dal punto di vista sociale: la capacità di una comunità di farsi carico, anche in forma volontaria, di chi arriva senza punti di riferimento.
In una regione piccola come la Valle d’Aosta, dove le reti sociali sono strette ma anche più visibili, questa figura assume un valore ancora più concreto. Non è solo un dispositivo amministrativo: è una scelta personale che dice molto su come si interpreta il concetto di comunità.
E forse è proprio questo il punto, Piero: dietro la parola “volontario” non c’è solo disponibilità di tempo, ma una certa idea di cittadinanza. Una cittadinanza che non si limita a osservare, ma che entra in relazione.