ATTUALITÀ POLITICA - 10 giugno 2026, 12:00

Salvini “cannibalizza” la Lega

Cronaca di un partito che ha perso se stesso

Vignetta IA

Per anni la Lega è stata il partito identitario del Nord, con un radicamento territoriale che nessun altro poteva vantare. Poi è arrivata la stagione del nazional-populismo, la metamorfosi salviniana, l'onda lunga dei social, il Viminale trasformato in palcoscenico.

Nel 2018 il partito valeva il 17%; un anno dopo i sondaggi lo spingevano oltre il 33%. Una crescita così rapida da sembrare inarrestabile. E invece era l'inizio della fine.

La crisi del 2019 – la famosa rottura del governo con il M5S – è stata il punto di svolta. Un errore di calcolo che la politologia definirebbe overconfidence: la convinzione che il sistema politico si sarebbe piegato alla volontà del leader.

Invece il sistema ha reagito: il M5S ha trovato un accordo con il PD e la Lega si è ritrovata fuori dal governo, fuori dal Viminale e fuori dalla centralità mediatica che l'aveva gonfiata. Da lì in avanti il partito ha iniziato a perdere pezzi: identità, coerenza e territori.

Il declino non è stato improvviso, ma strutturale. La concorrenza di Fratelli d'Italia ha occupato lo spazio della destra radicale con una coerenza che la Lega non riusciva più a offrire. Il Nord produttivo ha iniziato a guardare altrove, le amministrazioni locali hanno perso peso e il modello federale si è dissolto in un partito sempre più personalistico.

La Lega non è più il partito del Nord e non è diventata davvero un partito nazionale. È rimasta sospesa, senza un'identità definita.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: alle politiche del 2022 il partito è sceso sotto il 9%; alle europee del 2024 ha confermato il calo e, in molte regioni del Nord – Lombardia, Veneto, Piemonte e Friuli-Venezia Giulia – il sorpasso di Fratelli d'Italia è ormai consolidato.

Anche in Valle d'Aosta, dove la Lega aveva vissuto un exploit tra il 2018 e il 2019, oggi il suo peso è marginale. Il voto autonomista e civico ha ripreso spazio e, oggi, anche in Valle è Fratelli d'Italia a determinare gli equilibri del centrodestra. L'unico elemento di frizione resta la spaccatura voluta da Forza Italia.

La dinamica è chiara: quando un partito si costruisce attorno a un leader, vive e muore con lui. E quando il leader perde centralità, il partito si svuota. È un fenomeno ben noto alla scienza politica: alta volatilità, basso radicamento e identità fluida. La Lega è diventata un caso di studio quasi perfetto.

E ora arriva il finale, quello che nessuno avrebbe immaginato qualche anno fa. Mentre il partito cerca una nuova direzione, mentre i territori chiedono spazio e mentre il Nord continua ad allontanarsi, il leader apre la porta a una figura esterna: un generale diventato il simbolo di un'altra destra, di un'altra identità e di un altro immaginario politico.

Salvini lo ha imbarcato nella convinzione che avrebbe intercettato quei consensi che la Lega stava perdendo. Da pessimo stratega politico, però, non si è accorto che stava spalancando le porte a Vannacci, il quale, nel giro di pochi mesi, ha iniziato a fagocitare consensi su tutto il territorio nazionale, sottraendoli non solo alla Lega ma anche alle altre forze della destra.

E allora la domanda diventa inevitabile: chi sarà il prossimo leader valdostano di Futuro Nazionale? E, soprattutto, Vannacci e il suo partito finiranno per sostituire definitivamente la Lega anche in Valle d'Aosta?

Vittore Lume-Rezoli