La sostenibilità è ormai diventata la parola d'ordine dell'industria europea. Ridurre le emissioni, incrementare il riciclo, rafforzare la governance, garantire i diritti dei lavoratori, combattere la corruzione. Tutto condivisibile. Tutto necessario. Ma c'è una domanda che il secondo Bilancio di sostenibilità del Gruppo Cogne inevitabilmente solleva: quanto è sostenibile un'impresa che, mentre presenta risultati e obiettivi ambiziosi, continua a convivere con la cassa integrazione?
Il documento racconta un Gruppo in trasformazione. "L'83% dell'energia elettrica acquistata proviene da fonti rinnovabili", mentre il sito di Aosta "conferma il 100% di elettricità rinnovabile". Sul fronte climatico viene ribadito l'obiettivo di "ridurre del 45% le emissioni complessive entro il 2035 rispetto al 2022", attraverso investimenti in elettrificazione, biometano e idrogeno.
Sono numeri importanti. Così come lo sono quelli sulla circolarità. Nel 2025 "il 56% dei materiali in ingresso proviene da riciclo", con oltre 114 mila tonnellate di rottame ferroso riutilizzato, mentre i rifiuti complessivi diminuiscono del 13% rispetto all'anno precedente.
L'impressione è quella di un'azienda che guarda avanti e che vuole anticipare persino gli obblighi europei in materia di rendicontazione ESG. Non manca nulla: adesione al Global Compact delle Nazioni Unite, linee guida sui diritti umani, certificazione per la parità di genere, nuove procedure anticorruzione, formazione interna e miglioramento continuo attraverso la Lean Transformation.
Eppure c'è un grande assente.
Nel Bilancio non trova spazio quella sostenibilità che per un territorio come la Valle d'Aosta rappresenta probabilmente la più importante: la sostenibilità occupazionale.
La Cogne Acciai Speciali non è un'impresa qualsiasi. È uno dei simboli industriali della regione, un pezzo della storia economica valdostana, un'azienda che condiziona direttamente e indirettamente centinaia di famiglie. Per questo la presenza della cassa integrazione pesa inevitabilmente sulla lettura di un documento che parla di crescita sostenibile.
Non è una critica ai percorsi ambientali. Sarebbe ingeneroso. Le sfide della decarbonizzazione sono reali e il settore siderurgico è probabilmente uno dei più difficili da trasformare. Ma proprio perché la sostenibilità viene oggi presentata come un concetto globale, essa dovrebbe comprendere con la stessa forza anche la continuità produttiva, la salvaguardia dei posti di lavoro e le prospettive industriali.
Un altro elemento merita una riflessione. Il Bilancio sottolinea che "nel 2025 il 48% dei dipendenti ha completato la formazione anticorruzione" e che "nel triennio 2023-2025 non sono state registrate violazioni o controversie legali". Sono risultati certamente positivi sul piano della governance. Tuttavia il cittadino, il lavoratore e il territorio tendono inevitabilmente a misurare la salute di un'impresa con indicatori diversi: gli ordini, la produzione, gli investimenti, la stabilità occupazionale.
In altre parole, il rischio è che la rendicontazione ESG finisca per raccontare soprattutto ciò che è facilmente certificabile, mentre rimangono sullo sfondo le difficoltà del mercato dell'acciaio europeo, la pressione della concorrenza internazionale, il costo dell'energia e la contrazione della domanda che stanno mettendo in difficoltà molte acciaierie.
È qui che emerge la vera contraddizione.
Il Bilancio descrive un'azienda virtuosa sotto il profilo ambientale, sociale e della governance. Ma la sostenibilità, quella percepita dai lavoratori e dal territorio, resta inevitabilmente incompleta se il presente è ancora segnato dagli ammortizzatori sociali.
L'acciaio del futuro dovrà certamente essere più verde. Ma dovrà anche continuare ad essere prodotto. Perché la prima sostenibilità, soprattutto in una regione piccola come la Valle d'Aosta, rimane quella che permette alle persone di lavorare con continuità, di progettare il proprio futuro e di mantenere vivo un patrimonio industriale che da oltre un secolo rappresenta uno dei pilastri dell'economia valdostana.
Il Bilancio di sostenibilità della Cogne dimostra che la strada della transizione ambientale è stata imboccata con decisione. Resta ora da percorrere fino in fondo quella della sostenibilità economica. Perché non tutto ciò che luccica, anche quando è acciaio inossidabile, racconta tutta la realtà.