A ridosso dell’estate esiste ancora un caso — e un caos — autovelox in Italia. Si registrano infatti ritardi nel decreto sull’omologazione degli autovelox del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, ancora in attesa di pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, nonostante il sostanziale via libera dell’Unione europea.
La questione autovelox nasce dal fatto che omologazione e approvazione sono procedimenti diversi: se l’autovelox è approvato ma non omologato, le multe — secondo la Cassazione — sono da annullare. Approvazione e omologazione sono quindi procedure distinte. La Corte di Cassazione, nell’aprile 2024, ha infatti accolto il ricorso di un automobilista contro una multa per eccesso di velocità, proprio perché l’autovelox non risultava omologato.
Si è chiusa senza rilievi la procedura “Tris” — che obbliga gli Stati membri a notificare alla Commissione europea le bozze di regolamentazione tecnica prima della loro adozione definitiva — relativa al decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in materia di omologazione, taratura e verifiche periodiche degli autovelox e degli altri sistemi di rilevazione automatica della velocità. L’Unione europea non ha mosso obiezioni al testo, ma l’iter del decreto risulta ancora in stand-by: manca infatti la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale.
La vicenda si trascina dall’aprile 2024 e dalla sentenza della Cassazione che ha dichiarato nulle le multe elevate da autovelox approvati ma non omologati. Questo, in teoria, ha messo fuori gioco il 71% degli apparecchi di rilevazione della velocità presenti sul territorio, che secondo il censimento pubblicato dal MIT non rispettano i requisiti di omologazione.
Ora, in base al decreto del MIT, saranno considerati automaticamente omologati gli apparecchi successivi al 2017, perché approvati secondo i requisiti tecnici previsti dal DM 282/2017. Per gli autovelox “ante-2017”, invece, il decreto prevede test tecnici, taratura e verifiche di funzionalità obbligatorie ai fini della validità degli apparecchi.
Enti locali e produttori, se già in possesso della documentazione richiesta, potranno seguire una procedura semplificata, inviando i documenti integrativi al MIT, che entro 60 giorni dovrà esprimersi sull’omologazione.
La sanatoria per tutti gli apparecchi successivi al 2017 è considerata illegittima da diversi giuristi, in quanto trasformerebbe retroattivamente le approvazioni in omologazioni. Inoltre, la competenza sul tema dell’omologazione sarebbe del MIMIT e non del MIT, trattandosi di materia metrologica.
Elementi che, proprio a ridosso dell’estate, potrebbero portare a nuovi ricorsi e rialimentare il caos autovelox.