ATTUALITÀ - 30 maggio 2026, 12:00

Caro amico Johnny

Oggi ti scrivo perché so che sei un po' arrabbiato

Hai scoperto anche tu che fare benzina al tuo fuoristrada — 4x4, super accessoriato, tremila di cilindrata, più optional che un satellite spia — costa un filo più del previsto.

E ti capisco, davvero. Dev'essere dura mantenere un mezzo che consuma come un piccolo Paese in via di sviluppo.

Pensa a noi, qui sotto. A noi basta una Panda — nemmeno 4x4, nemmeno il climatizzatore — per rischiare un infarto ogni volta che ci fermiamo alla pompa. Tu almeno puoi raccontare che "è per lavoro", "è per sicurezza", "è per la libertà". Noi no: noi abbiamo solo la Panda e la realtà. E la realtà, come sai, non è mai stata particolarmente accessoriata.

Ma non devi preoccuparti, Johnny.

Lo zio Donald troverà una soluzione. Lui sì che sa come funziona il mondo: sopra ci siete voi, i number one; sotto tutti gli altri, trattati come scaffali da saccheggiare all'occorrenza.

Vi manca il petrolio? Nessun problema: si bombarda, si invade, si "ripristina la democrazia". Come col Venezuela: un giorno "regime dittatoriale", il giorno dopo "partner energetico affidabile". Miracoli della sete di benzina — la vostra, intendo.

Vi si rompe un ghiacciaio? Tranquilli, lì vicino c'è la Groenlandia. Un'isoletta da nulla, dai. Basta fare un'offerta e, se non accettano… beh, avete già il manuale operativo. Edizione aggiornata.

Vi va un margarita? Noi comuni mortali compriamo il rum al supermercato. Voi no: voi vi prendereste direttamente Cuba. Così, dopo il margarita, vi fumate anche un buon sigaro. Tutto incluso, come nei resort a cinque stelle — quelli che costruite sui posti che avete raso al suolo.

Eppure, che strano, Johnny.

Quando ero ragazzino tifavo proprio per voi. Come non innamorarsi di John Wayne in Ombre Rosse, che combatteva e sterminava i cattivi pellerossa? Che eroe. Che mascella. Che certezza morale.

Poi cresci. Studi. Capisci. E scopri che i "cattivi" non erano loro.

Mi ci è voluto un po', lo ammetto, ma alla fine ho scoperto che uno dei più grandi genocidi della storia moderna lo avete compiuto voi, cancellando intere civiltà di nativi americani. Decine di milioni di morti, secoli di guerre, deportazioni, fame, malattie usate come arma. Un massacro sistematico, metodico, che ha distrutto popoli, lingue e culture e che Hollywood ha trasformato, con eleganza, in un genere cinematografico.

Chapeau, Johnny. Davvero.

A voi riescono bene due cose: il rodeo, dove vi aggrappate a un toro per dimostrare quanto siete tosti, e le guerre. Le guerre vi riescono benissimo.

Finita la Seconda guerra mondiale, siete riusciti a far credere al mondo di aver sconfitto i nazisti praticamente da soli. E da allora ce lo ricordate ogni cinque minuti, con la puntualità di un orologio svizzero che ha perso il senso della proporzione: "Se siete liberi è grazie a noi."

Mai una parola sugli inglesi, i francesi, i polacchi, i canadesi, gli australiani, i neozelandesi, i greci, i partigiani jugoslavi, gli olandesi, i norvegesi. E soprattutto mai una parola sui ventisette milioni di sovietici morti sul fronte orientale, dove la guerra vera, quella che ha spezzato la schiena al Terzo Reich, si è combattuta davvero.

No: nella vostra versione la storia è un film hollywoodiano con voi come protagonisti assoluti, colonna sonora epica e bandiera al vento. E noi, come idioti, ci siamo sentiti in debito per settant'anni.

Siete fatti così, Johnny: cappello in testa, Colt al fianco, gomma da masticare e nessun freno.

Se un vostro produttore di armi va in crisi, lo aiutate a modo vostro: si fa scoppiare una guerra, si sganciano bombe, si porta la "democrazia". O forse è il contrario — ormai è difficile starvi dietro, il copione cambia così spesso.

Avete acceso così tanti focolai di guerra che servirebbe un geologo per mappare tutte le faglie che avete aperto.

E sapete cosa mi fa arrabbiare davvero? Che pur di fare guerra vi siete inventati scuse così assurde che ancora oggi mi chiedo come abbiamo fatto a credervi.

Vietnam? Una menzogna costruita a tavolino. Iraq? "Armi di distruzione di massa" mai trovate, mai esistite. Libia? "Intervento umanitario" che ha lasciato un Paese allo sbando per decenni. Iran, Siria, Afghanistan: ogni volta una scusa nuova, ogni volta un pretesto per trascinare mezzo mondo in conflitti che non voleva.

E intanto la morte la portavate sempre a casa d'altri, invocando la "legittima difesa" con la faccia tosta di chi non ha mai visto una bomba cadere sul proprio giardino.

E qui arriviamo al punto, Johnny.

Nessun Paese vi ha mai bombardato davvero. L'unica volta che avete avuto paura — paura vera, quella che ti sveglia di notte — è stato l'11 settembre. Un trauma enorme, una ferita reale, che non voglio sminuire.

Ma anche lì, la risposta è stata la solita: guerra, guerra e ancora guerra. Come se il dolore potesse essere cauterizzato con altro sangue altrui.

E allora ascoltami bene, Johnny. Perché un giorno potrebbe succedere di nuovo. Un giorno, qualche figlio o nipote di chi avete bombardato — iraniani, iracheni, libici, siriani, afghani — potrebbe riportare il terrore a casa vostra.

E quel giorno, ti prego: non urlare "ci stanno attaccando".

Perché la verità, quella nuda e cruda che nessun film hollywoodiano ha mai avuto il coraggio di raccontare, è un'altra:

si stanno difendendo.

Con affetto e senza illusioni,

un amico con la Panda

v.l-r.