AostA si ritrova, ancora una volta, a fare i conti con un paradosso ormai quasi strutturale: grandi opere pubbliche che dovrebbero migliorare la città e il suo futuro, ma che nel frattempo consumano pezzi di presente, spesso irreversibili. È il caso dei due tigli di corso Saint Martin de Corléans, destinati all’abbattimento dopo essere stati danneggiati durante le lavorazioni del cantiere del nuovo ospedale.
Secondo quanto comunicato dal Comune di Aosta, durante la demolizione delle aiuole nell’area del cantiere sarebbe stato compromesso l’apparato radicale delle alberature, rendendole instabili e non recuperabili. Una diagnosi che non lascia margini: abbattimento urgente e messa in sicurezza dell’area.
Ma il punto politico e amministrativo non è solo botanico.
Il Comune, infatti, non usa mezzi termini e “contesta il danneggiamento arrecato al patrimonio arboreo pubblico e ha avviato il procedimento finalizzato al ripristino e al ristoro del danno ambientale e patrimoniale”. Una formula che suona istituzionale, ma che nella sostanza apre un tema delicato: chi risponde concretamente di ciò che è accaduto?
Il nodo vero è tutto lì, nella catena delle responsabilità tra progettazione, direzione lavori ed esecuzione materiale del cantiere. Perché non si tratta di un evento naturale o imprevedibile, ma di un danno avvenuto durante operazioni di scavo in un’area urbana sensibile, dove il patrimonio arboreo non è un elemento accessorio ma parte integrante dello spazio pubblico.
L’assessore alle opere pubbliche, al patrimonio e alla cultura della città e del territorio Corrado Cometto prova a tenere insieme fermezza e misura istituzionale, ma il suo passaggio più significativo lascia emergere tutta la contraddizione del caso:
“L’attenzione verso il patrimonio verde cittadino rimane una priorità per l’Amministrazione comunale, anche all’interno di un cantiere importante e strategico per la nostra comunità come quello dell’Ospedale. Parliamo in questo caso di alberature adulte, difficilmente sostituibili nel breve periodo e il cui valore paesaggistico e ambientale è significativo.”
Parole condivisibili, che però cozzano con l’evidenza dei fatti: due alberi adulti persi, un danno già avvenuto e non più recuperabile, e un intervento correttivo che arriva solo a valle dell’irreparabile.
Più netta, quasi una sorta di monito politico-amministrativo, la parte successiva del suo intervento: “Confidiamo che situazioni analoghe non si ripetano nuovamente e sono certo che la società di scopo istituita dalla Regione per la realizzazione del nuovo presidio ospedaliero saprà mettere in campo con tempestività tutte le azioni necessarie a compensare questo inatteso danno al nostro patrimonio di verde verticale mediante immediati interventi compensativi nella stessa zona”.
Perché gli alberi non sono elementi sostituibili come materiali da costruzione. E soprattutto perché “compensare” non significa “ripristinare”: un tiglio adulto abbattuto oggi non torna tale nemmeno in vent’anni.
Resta quindi un punto politico e amministrativo che nessun comunicato riesce davvero a smussare: la necessità di pretendere più controllo, più prevenzione e meno danni annunciati come incidenti inevitabili.
Nel frattempo, la viabilità sarà modificata solo per il tempo strettamente necessario alle operazioni di abbattimento. Ma la ferita, quella sì, resterà ben più lunga di un restringimento di carreggiata.