C’è una considerazione che viene spontanea leggendo l’ultimo intervento del direttivo confederale del SAVT: quando un sindacato si limita a descrivere la crisi con la stessa grammatica della politica, senza provare a indicare strumenti, priorità o soluzioni praticabili, finisce per occupare lo stesso spazio che critica.
Il documento parte con un tono solenne e quasi istituzionale: “La Valle d’Aosta sta vivendo un momento storico molto delicato.”
Fin qui nulla da obiettare. Il problema è che subito dopo la fotografia diventa un mosaico di preoccupazioni sovrapposte: tribunali, instabilità politica, aziende strategiche in difficoltà, viabilità. Tutto vero, tutto noto, tutto già discusso. Ma il punto è proprio questo: non si va oltre.
Il comunicato infatti prosegue: “Da un lato troviamo una situazione politico/amministrativa sempre più legata alle decisioni prese nelle stanze dei tribunali… dall’altro due aziende valdostane… la Cogne acciai speciali e la Casinò de la Vallée SPA.”
La sensazione è quella di un elenco di criticità più che di una lettura sindacale strutturata. Cogne e Casinò, due realtà decisive per l’economia regionale, vengono citate come simboli di una “tempesta perfetta”, ma senza che venga aperta una riflessione concreta su cosa il sindacato chieda davvero: piani industriali? interventi pubblici? politiche del lavoro? ammortizzatori? riforme?
Si resta sul piano della constatazione: “Il SAVT manifesta grande preoccupazione per quello che sta avvenendo.” E anche qui la domanda è inevitabile: oltre alla preoccupazione, cosa?
Perché il rischio è quello di una sovrapposizione di ruoli: quando si dice che la politica è confusa, ma poi si costruisce un documento che ricalca lo stesso schema narrativo — diagnosi ampia, pochi dettagli operativi — la distinzione tra chi governa, chi rappresenta e chi contratta si assottiglia fino a scomparire.
Il passaggio successivo del comunicato prova a rimettere un po’ di ordine, ma resta su un piano più etico che operativo: “L’azione delle Istituzioni e delle diverse forze politiche oggi debba più che mai essere concentrata sulla tutela degli interessi della nostra intera comunità…”
Giusto, condivisibile. Ma anche qui: come? Con quali strumenti? Con quali priorità tra lavoro, imprese, servizi, bilancio regionale? Il testo continua poi con un riferimento positivo all’approvazione unanime di due schemi di norme di attuazione: “Questa è l’unica via che come SAVT riteniamo debba essere percorsa…”
Ed è forse questo l’unico punto in cui si intravede una direzione, anche se molto generale: autonomia finanziaria e concessioni idroelettriche come cardini strategici. Ma anche in questo caso manca il salto successivo: quali ricadute occupazionali? quale difesa concreta dei lavoratori nei settori in difficoltà? quale ruolo del sindacato nei tavoli reali, non solo nei principi?
Il punto, Piero, è che un sindacato non dovrebbe limitarsi a registrare la “tempesta perfetta”. Dovrebbe sporcare le mani dentro quella tempesta: indicare priorità, anche scomode, anche conflittuali. Qui invece si resta in una zona intermedia, dove la preoccupazione è alta ma la proposta resta bassa.
E così il comunicato finisce per somigliare più a un editoriale politico che a una piattaforma sindacale: molto scenario, molta cornice, poca azione. E in un momento come questo, in cui la Valle d’Aosta davvero rischia di trovarsi stretta tra crisi industriali e instabilità istituzionale, è proprio l’assenza di proposte a pesare più delle analisi.