Salute in Valle d'Aosta - 28 maggio 2026, 17:01

Donnas prova a costruire la sanità di prossimità: cittadini, ascolto e servizi a confronto

Open Day partecipato alla Casa della Comunità di Donnas: operatori sanitari, cittadini e amministratori si sono confrontati sui servizi territoriali e sul futuro della sanità valdostana. Tra informazioni pratiche, ascolto e raccolta di proposte, emerge la sfida più difficile: trasformare la “sanità di prossimità” da slogan a presenza concreta nei territori

La Casa della Comunità di Donnas ha aperto davvero le sue porte ai cittadini. L’Open Day organizzato dall’Azienda USL della Valle d’Aosta nella mattinata del 28 maggio si è trasformato in un momento di incontro diretto tra popolazione, operatori sanitari e istituzioni, confermando quanto il tema della sanità territoriale sia oggi sentito nelle comunità valdostane.

Per alcune ore gli spazi della struttura sono diventati non soltanto un luogo di erogazione di servizi, ma un punto di dialogo concreto. Ai sette punti informativi predisposti, molti cittadini hanno chiesto chiarimenti su prenotazioni, percorsi assistenziali, accesso ai servizi, assistenza domiciliare e funzionamento della rete territoriale. Un confronto pratico, spesso semplice, ma significativo, perché ha permesso di dare un volto umano a servizi che troppo spesso vengono percepiti come distanti o difficili da comprendere.

Operatori del CUP e del PUA, infermieri, ostetriche, riabilitatori, assistenti sanitari e medici di base hanno spiegato procedure, ascoltato esigenze e raccolto dubbi che, nella quotidianità, rischiano di trasformarsi in disorientamento o rinuncia alle cure. Ed è forse proprio questo il punto centrale emerso dalla giornata: la sanità territoriale non può limitarsi a esistere sulla carta, ma deve diventare comprensibile, accessibile e riconoscibile dai cittadini.

Durante il momento pubblico delle 11, il Direttore sanitario dell’Azienda USL Mauro Occhi e la direttrice del Dipartimento funzionale di Area territoriale Hélène Impérial hanno ribadito la volontà di rafforzare il modello delle Case della Comunità come presidio stabile di prossimità, capace di integrare servizi sanitari e sociali e di alleggerire, almeno in parte, la pressione sugli ospedali.

Un messaggio condivisibile, soprattutto in una regione come la Valle d’Aosta, dove la conformazione del territorio e l’invecchiamento della popolazione rendono fondamentale avvicinare i servizi alle persone, anziché costringere le persone a rincorrere i servizi. La sensazione, però, è che la vera sfida inizi proprio ora.

Perché se da un lato l’iniziativa ha mostrato disponibilità all’ascolto e volontà di dialogo, dall’altro resta aperta la questione più delicata: riuscire a garantire continuità, personale sufficiente e risposte rapide in un sistema sanitario che continua a fare i conti con carenze di organico, liste d’attesa e crescente domanda assistenziale.

Interessante anche la scelta di raccogliere feedback e suggerimenti direttamente dai cittadini attraverso schede anonime o nominative. Un passaggio che, se non resterà soltanto formale, potrebbe contribuire a creare un rapporto diverso tra utenza e sistema sanitario. Per troppo tempo il cittadino è stato considerato un semplice destinatario di prestazioni; oggi la sanità territoriale prova invece a coinvolgerlo come interlocutore attivo.

La giornata di Donnas ha quindi avuto un valore che va oltre il semplice Open Day. Ha rappresentato un piccolo test di fiducia reciproca tra istituzioni sanitarie e territorio. E la partecipazione registrata dimostra che, nonostante difficoltà e criticità, i cittadini continuano ad avere bisogno di una sanità pubblica vicina, leggibile e presente.

Nel pomeriggio il confronto è poi proseguito anche a Issime, dove l’Unité des Communes valdôtaines Walser ha promosso un incontro pubblico dedicato alla riorganizzazione dei servizi socio-sanitari territoriali. Segno che il tema della sanità di prossimità sta ormai entrando stabilmente nel dibattito pubblico valdostano.

La sensazione finale è che iniziative come quella di Donnas possano rappresentare un passo utile, ma che da sole non bastino. Serviranno continuità, investimenti e soprattutto la capacità di trasformare la parola “territorio” in presenza quotidiana. Perché la vera sanità di prossimità non si misura soltanto con gli sportelli aperti per un giorno, ma con la capacità di esserci davvero quando i cittadini ne hanno bisogno.

je.fe.