Si dice che spesso ci lamentiamo: la sanità non funziona, la scuola non funziona, gli uffici pubblici sono un labirinto di scartoffie e musi lunghi. È diventata quasi un’abitudine, una specie di riflesso: entri in un ufficio e ti prepari al peggio. Ti metti in fila con la rassegnazione di chi sa già che perderà tempo, pazienza e forse anche un po’ di fiducia.
E invece, quel giorno, è successo qualcosa di diverso.
La nostra lettrice era andata all’Ufficio Tributi della Comunità Monte Emilius con la solita ansia da “chissà cosa mi diranno”. Aveva in mano dei documenti, qualche dubbio e quella sensazione di essere un numero in una lista infinita.
Poi, all’improvviso, la sorpresa: un sorriso.
Non un sorriso di circostanza, tirato o di facciata. Un sorriso vero, di quelli che ti fanno capire che dall’altra parte del vetro non c’è un automa, ma una persona umana. Una persona che ti guarda negli occhi, che ascolta, che capisce che, se sei lì, è perché hai un problema e speri che qualcuno ti aiuti a risolverlo.
E così è stato.
Ha trovato professionalità, certo. Competenza, ovvio. Ma soprattutto ha trovato gentilezza: quella qualità che non si insegna nei corsi di formazione e che non compare nei regolamenti interni. La gentilezza che rende più leggero un problema, che scioglie la tensione, che ti fa uscire da un ufficio pubblico con la sensazione — rara — di essere stato trattato come una persona e non come una pratica.
“Mi hanno aiutata davvero”, ci scrive. “Mi hanno spiegato tutto con calma. E quel sorriso… quel sorriso diceva molto più delle parole.”
In un mondo dove le brutte notizie sembrano moltiplicarsi, dove ogni giorno c’è qualcosa che non funziona, è bello ricordare che esistono anche loro: le persone che fanno bene il proprio lavoro, che lo fanno con cura, rispetto e umanità.
Non fanno notizia, è vero. Ma fanno la differenza.
Distinti Saluti R.M.