ATTUALITÀ POLITICA - 28 maggio 2026, 12:09

Casinò, l’affondo dell'opposizione: “Altro che controlli, Testolin ora venga a riferire”

Dopo l’amministrazione giudiziaria della Casa da gioco, Lega Vallée d’Aoste e Renaissance Valdôtaine attaccano duramente il Governo regionale: “Denunciamo da mesi opacità e leggerezze. La Valle d’Aosta merita risposte chiare, non silenzi”

L’amministrazione giudiziaria del Casinò de la Vallée disposta dal Tribunale di Torino scuote la politica valdostana e apre una delle pagine più pesanti della storia recente della Casa da gioco di Saint-Vincent. Una decisione definita “storica” dalle opposizioni, che torna a mettere nel mirino il presidente della Regione Renzo Testolin e la gestione politica di una partecipata strategica per i conti pubblici valdostani.

A colpire è soprattutto il tono del comunicato diffuso da Lega Vallée d’Aoste e Renaissance Valdôtaine, che parlano apertamente di conferma delle denunce avanzate “fin dall’inizio della legislatura”. Un attacco frontale, senza sfumature, che punta direttamente alla responsabilità politica della maggioranza regionale.

“Non possiamo che prendere atto, con amarezza ma senza sorpresa, che le preoccupazioni che Lega Vallée d’Aoste e Renaissance Valdôtaine avevano sollevato pubblicamente e in Consiglio regionale fin dall’inizio di questa legislatura si sono rivelate fondate”, scrivono i due movimenti.

Il riferimento è all’inchiesta sul presunto sistema di riciclaggio gravitante attorno al Casinò, culminata prima nel sequestro di cinque milioni di euro e nell’iscrizione di una trentina di persone nel registro degli indagati, e ora nell’amministrazione giudiziaria della struttura.

Per Lega e Renaissance, però, la vicenda non nasce oggi. Nel comunicato vengono ripercorse le iniziative portate in aula dal consigliere Corrado Bellora negli ultimi mesi, a partire dal question time del 15 dicembre 2025, presentato proprio mentre la Guardia di Finanza eseguiva i sequestri.

In quell’occasione, l’opposizione aveva contestato duramente le dichiarazioni dell’amministratore unico Rodolfo Buat sulla costituzione di parte civile della società. Una scelta definita già allora “clamorosa” e “assolutamente fuori luogo”, considerando che la stessa Casa da gioco avrebbe potuto ritrovarsi coinvolta sotto il profilo della responsabilità amministrativa degli enti.

Ma nel mirino finisce soprattutto l’atteggiamento del Governo regionale, accusato di aver minimizzato ogni segnale d’allarme. L’11 febbraio scorso Bellora era tornato all’attacco con un’interpellanza sul ruolo dei porteurs, denunciando “una gestione inefficace e poco coerente” e avvertendo che “questa Casa da gioco sta riprendendo strade che sembravano abbandonate”.

Parole liquidate, secondo l’opposizione, dalle rassicurazioni di Testolin, che aveva ribadito come “tutto il sistema di controllo è volto a prevenire violazioni della normativa antiriciclaggio”.

Una linea difensiva che oggi, alla luce della decisione del Tribunale di Torino, viene demolita politicamente dalla Lega. “Oggi il provvedimento del Tribunale di Torino chiude il cerchio. Non è più possibile parlare di rassicurazioni, di sistemi di controllo efficienti, di gestione responsabile”, affermano Lega e Renaissance.

Nel durissimo comunicato viene richiamato anche il caso interno ribattezzato “porta un amico”, relativo al documento comparso sulla rete Intranet del Casinò, poi rimosso, che prevedeva incentivi in buoni spesa per segnalare candidati da assumere. Un episodio definito allora “francamente sconvolgente” e che, secondo le opposizioni, dimostrerebbe un clima gestionale opaco e superficiale.

Ora la richiesta politica è chiara e immediata: Testolin deve presentarsi in Consiglio Valle. “È doveroso che il Presidente della Regione Renzo Testolin venga a riferire in Consiglio regionale su quanto accaduto”, scrivono Lega e Renaissance, chiedendo spiegazioni sullo stato delle indagini, sul ruolo della Regione quale azionista e titolare della concessione e sulle misure che verranno adottate per tutelare lavoratori e interesse pubblico.

Sul piano politico, la vicenda rischia di trasformarsi in una bomba a pochi mesi dalle prossime scadenze elettorali. Perché il Casinò non è soltanto un simbolo economico della Valle d’Aosta, ma anche uno dei nervi più sensibili del sistema pubblico valdostano. Ed è proprio questo il punto su cui insistono le opposizioni, parlando di “fatto di straordinaria gravità istituzionale”.

La conclusione del comunicato è un’accusa diretta alla maggioranza regionale: “La Valle d’Aosta merita risposte chiare, non un altro rinvio”.

Una frase che suona già come l’apertura ufficiale di una nuova stagione di scontro politico.

je.fe.