ECONOMIA - 27 maggio 2026, 12:00

Prematuro e miope il passo indietro sul taglio delle accise sul diesel

Federconsumatori denuncia la scelta del Governo di ridurre il taglio delle accise sul diesel mentre famiglie e cittadini sono già alle prese con inflazione, caro energia e aumento dei costi legati al conflitto in Medio Oriente. Cittadini esposti a rincari sempre più allarmanti

Aumenta la preoccupazione per la crescita dei prezzi, alla luce della poco lungimirante e prematura riduzione del taglio dell’accisa sul diesel operata dal Governo. Ci si aspetterebbe che si smontassero gli argini passata la piena e non, invece, quando gli effetti della crisi sono all’apice ed è prevedibile, come dichiarano più fronti, che peggiorino ulteriormente qualora il conflitto non termini a breve.

Una visione miope, che mostra ancora una volta la disattenzione nei confronti delle famiglie e dei cittadini, esposti ai rincari su più fronti.

È di pochi giorni fa la stima diffusa dall’O.N.F. – Osservatorio Nazionale Federconsumatori – sulle ricadute che le famiglie dovranno affrontare a causa delle conseguenze del conflitto in Medio Oriente, pari a 1.225,90 euro annui tra carburanti, gas, energia elettrica, prodotti alimentari, cura della casa e trasporti. Una cifra ora aggravata di ulteriori 84,60 euro annui a causa dell’aumento del prezzo del gasolio dovuto alla precoce marcia indietro sul taglio dell’accisa.

L’Istat, pochi giorni dopo, ha confermato e rafforzato le ragioni della nostra preoccupazione, riferendo come l’inflazione, a marzo, abbia già iniziato a risentire del caro-conflitto (energetici +9,2% e alimentari non lavorati +5,9%), con un rialzo del tasso tendenziale del +2,7%. Ed è solo l’inizio, come purtroppo confermano tutti i dati.

Di fronte a questa situazione, il Governo attende risposte confidando nell’UE e in una alquanto improbabile deroga al Patto di stabilità per intervenire in ambito energetico.

Quello che colpisce, in tale frangente, è l’intollerabile e sconfortante fatalismo con cui si affronta una situazione che rischia potenzialmente di assumere tratti drammatici. Il momento di intervenire è ora, basta volerlo: i fondi per definire bonus adeguati e per proseguire il taglio delle accise — non in forma spot, ma avviando una riforma strutturale che scorpori, come prima cosa, l’applicazione dell’IVA da queste ultime — possono essere reperiti in altri modi, a partire dalla tassazione degli extraprofitti delle aziende energetiche, da una lotta più determinata all’evasione fiscale e da un aumento della tassazione sulle grandi transazioni finanziarie.

Bruno Albertinelli