ATTUALITÀ - 17 maggio 2026, 12:05

Una storia di paradossi Tre religioni, un intreccio inatteso

Scorrendo i social media si incontra spesso un'immagine dell'Islam costruita sulla paura: una religione sanguinaria, incompatibile con il Cristianesimo e con le altre fedi. Ma cosa dicono davvero i testi sacri? Un'analisi comparata di Corano, Vangeli e Bibbia ebraica rivela una realtà ben più complessa ― e sorprendente

Immagine generata con intelligenza artificiale

Tutto questo nasce dopo aver visto tanta gente esternare paure nei confronti dei musulmani, al punto da parlare di difesa dei confini contro una religione percepita come feroce e crudele.

Ebraismo, Cristianesimo e Islam condividono un’origine comune: sono le tre grandi religioni abramitiche, eredi di una stessa tradizione monoteistica che affonda le radici nella figura di Abramo, il patriarca che riconobbe un Dio unico. Eppure, nella percezione comune — amplificata dai social media e da certi discorsi politici — si tende a collocare l’Islam agli antipodi del Cristianesimo, mentre si dà per scontata la «fratellanza naturale» tra Cristianesimo ed Ebraismo.

Questa percezione merita di essere verificata sui testi, perché ciò che i libri sacri effettivamente contengono è spesso molto distante dall’immagine che circola nel dibattito pubblico.

Il Cristianesimo nasce dentro l’Ebraismo: Gesù è ebreo, i suoi discepoli sono ebrei, le prime comunità pregano nelle sinagoghe. Ma questo legame si interrompe presto, e in modo radicale, proprio sulla figura di Gesù. Per l’Ebraismo tradizionale, Gesù non è il Messia atteso, non è un profeta e non è una figura sacra. È questo il vero punto di frattura tra le due religioni: non le questioni rituali o etiche, ma la persona stessa di Gesù.

Per l’Islam: un profeta venerato

Ciò che sorprende, sfogliando il Corano, è l’ampiezza e la reverenza con cui Gesù — chiamato ʿĪsā — vi è trattato. Il Corano lo presenta come un profeta di primo piano, il secondo per importanza dopo Maometto stesso, come attesta una serie di versetti (Corano 2,87; 3,45; 4,171; 5,75). Lo riconosce come Messia — Masīḥ, equivalente arabo dell’ebraico Māšīaḥ — come inviato di Dio, nato da vergine e capace di miracoli.

L’Islam non riconosce la divinità di Gesù — questo è il punto di distanza teologica fondamentale dal Cristianesimo — né accetta la crocifissione come narrata nei Vangeli. Ma la figura di Gesù rimane sacra, venerata, centrale. Non è un impostore, non è ignorato: è un profeta di Dio.

Ancora più sorprendente, per chi si avvicina al Corano senza preconcetti, è il trattamento riservato a Maria — Maryam in arabo. È l’unica donna citata per nome in tutto il testo sacro islamico. Tutte le altre figure femminili del Corano — mogli di profeti, regine, madri — rimangono senza nome. Maria no.

Il suo nome compare nel Corano trentaquattro volte — più che nell’intero Nuovo Testamento. Una sura intera, la diciannovesima, porta il suo nome: Maryam. È l’unica sura intitolata a una donna. Il Corano la chiama ṣiddīqa, «donna di verità», la dichiara purificata e prescelta «tra tutte le donne del creato» (Corano 3,42), e la descrive come modello di fede e devozione.

Ma c’è un altro elemento che contraddice l’immagine dell’Islam come religione intollerante verso le altre fedi. Il Corano identifica ebrei e cristiani come Ahl al-Kitāb, «Gente del Libro»: coloro che hanno ricevuto una rivelazione divina autentica, precedente a quella islamica. Questo status teologico comportava, nelle società islamiche storiche, una protezione formale — il patto di dhimma — che garantiva la libertà di praticare la propria religione e l’integrità fisica della comunità.

Ciò non significa che la storia dei rapporti tra Islam e minoranze religiose sia priva di ombre: vi furono epoche di tolleranza e periodi di persecuzione, e il sistema della dhimma prevedeva anche discriminazioni giuridiche reali. La storia è complessa e non va idealizzata, ma va letta con onestà. La convivenza plurisecolare tra cristiani, ebrei e musulmani nell’Andalusia medievale, nell’Impero ottomano, in Egitto e in Siria è un dato storico documentato, non una leggenda.

Come si spiega allora la distanza tra ciò che i testi sacri contengono e ciò che la percezione comune trasmette? La risposta è nella storia, non nella teologia.

Secoli di conflitti — le Crociate, la Reconquista spagnola, le guerre ottomane in Europa — hanno costruito un immaginario in cui l’Islam è «l’altro», il nemico. Questo immaginario è stato alimentato da narrazioni politiche e si è sedimentato nella cultura popolare ben prima dell’avvento dei social media, che oggi lo amplificano e lo semplificano ulteriormente.

Il risultato è un paradosso: molte persone rifiutano a priori l’idea che l’Islam veneri Gesù e Maria, mentre accettano senza esitazione che Ebraismo e Cristianesimo siano «fratelli naturali» — proprio sulle figure che, teologicamente, li dividono più profondamente.

Questo articolo non intende difendere l’Islam da ogni critica, né sostenere che tutte le versioni storiche dell’Islam siano state tolleranti o pacifiche. Le religioni, tutte, hanno conosciuto nella storia interpretazioni violente e usi politici distorti.

Ma la chiarezza intellettuale richiede di distinguere tra ciò che i testi dicono e ciò che la propaganda — antica o contemporanea — vuole farci credere. Richiede di sapere che il Corano dedica a Maria più spazio del Vangelo di Marco, che Gesù è figura sacra per oltre un miliardo e ottocento milioni di musulmani nel mondo, e che il concetto di «Gente del Libro» nasce proprio dal riconoscimento islamico dell’autenticità delle rivelazioni precedenti.

Le religioni non sono blocchi monolitici: sono fiumi che si intrecciano, si separano e si riavvicinano. E spesso, ciò che sembra lontano è più vicino di quanto crediamo. Conoscere questa complessità non è un atto di debolezza culturale: è un atto di intelligenza civile.

Fonti di riferimento
• Gesù nell’Islam, Wikipedia — it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9_nell%27islam
• Maryam nel Corano, Lejla Demiri (Università di Tubinga), L’Osservatore Romano, 2 maggio 2017 — comboni2000.org
• Gesù e Maria nell’Islām, Bartolomeo Pirone — diocesianagnialatri.it

Vittore Lume-Rezoli