Il bilancio dell’attività 2025 della Difensora civica della Valle d’Aosta, presentato tra Commissione consiliare e stampa, restituisce un quadro che non si lascia leggere in modo lineare. Più che una fotografia ordinata dei servizi, sembra un mosaico di tensioni: tra cittadini e amministrazioni, tra diritti e procedure, tra innovazione digitale e difficoltà concrete di accesso.
A guidare la lettura è proprio la stessa Squillaci, che parla di un anno «segnato da contraddizioni, sofferenza e speranza», sottolineando come dai contatti con i cittadini emergano soprattutto due elementi ricorrenti: scarsa chiarezza amministrativa e difficoltà di comprensione degli iter, spesso aggravate da fragilità economiche o culturali.
Nel 2025 i casi trattati sono stati 283, attivati da 107 utenti. Il dato già di per sé racconta una concentrazione significativa di criticità su pochi soggetti che tornano più volte a rivolgersi all’ufficio.
Il baricentro delle segnalazioni è il livello locale: 91 casi riguardano i Comuni, e di questi una quota prevalente arriva da Aosta. Seguono Regione, USL, INPS e Agenzia delle Entrate.
Sul piano dei contenuti, a prevalere sono i rapporti istituzionali, le sanzioni amministrative e la circolazione stradale. In altre parole: ciò che più spesso mette in contatto diretto cittadini e pubblica amministrazione, e che più facilmente genera conflitto o incomprensione.
Non manca un elemento che Squillaci evidenzia con una certa cautela: «la comunicazione con i cittadini può essere migliorata», soprattutto nei casi di sanzioni e notifiche non percepite o non comprese, con conseguenze che nel tempo hanno generato migliaia di situazioni problematiche.
La parte più delicata del bilancio riguarda la funzione di Garante delle persone private della libertà. Nel carcere di Brissogne i detenuti sono cresciuti fino a 153 unità, con una presenza straniera che supera il 56%.
I casi trattati sono 73, per lo più legati a condizioni di detenzione, rapporti con il personale e accesso ai servizi sanitari. Squillaci segnala criticità strutturali: carenza di personale amministrativo e di polizia penitenziaria, insieme a un sistema che fatica a mantenere attività trattamentali e iniziative associative.
Un passaggio non secondario riguarda proprio il volontariato carcerario, con attività sospese o ridotte per questioni autorizzative e normative. La Garante auspica una revisione organizzativa che consenta di ripristinare percorsi educativi e lavorativi interrotti.
Sul fronte dei minori, i numeri sono bassi: 7 casi complessivi. Ma il quadro che ne emerge non è marginale.
Tra i temi ricorrenti: scuola, sanità e obblighi vaccinali. Squillaci osserva anche un dato demografico: la diminuzione dei minori in Valle d’Aosta e la presenza, ancora significativa, di disturbi alimentari in età precoce.
La lettura complessiva è duplice: da un lato un sistema che intercetta pochi casi, dall’altro una rete sociale che, secondo la Garante, continua a reggere, pur con segnali di pressione crescente su adolescenti e famiglie.
Più strutturato il capitolo sulla disabilità. I casi sono 41, ma il dato che pesa di più è quello demografico: aumento sia delle persone con invalidità sia delle persone con disabilità certificata.
Squillaci richiama qui la riforma in sperimentazione fino al 2026, sottolineando la necessità di rafforzare risorse e coordinamento tra enti. Il punto politico-amministrativo è chiaro: la domanda sociale cresce più rapidamente della capacità organizzativa del sistema.
Non a caso, viene citata la necessità di rafforzare strumenti come il disability manager e i piani di emergenza inclusivi, in un’ottica di maggiore integrazione tra enti locali, sanità e terzo settore.
Se si cerca un elemento trasversale al rapporto 2025, non è tanto nei numeri quanto nel linguaggio usato dalla Difensora civica: difficoltà di comprensione, risposte percepite come incomplete, digitalizzazione non sempre accessibile.
Non è una denuncia netta, ma una diagnosi amministrativa: il sistema esiste e funziona nella maggior parte dei casi, ma non sempre riesce a farsi capire da chi lo deve usare.
E in questa distanza — più che nei singoli dati — sembra concentrarsi il senso del bilancio presentato.