Per qualche interminabile secondo, lungo il rettilineo della Statale 26 a Montjovet, quel bambino sembrava un’apparizione.
Piccolo, disorientato, con passi incerti e lo sguardo perso nel vuoto, avanzava a pochi metri dalle auto che sfrecciavano sull’asfalto. Aveva soltanto tre anni. E soprattutto era completamente solo.
Erano circa le 11.30 di ieri mattina quando il vicebrigadiere Gianluca Cottonaro e il carabiniere scelto Vito Torichia, in servizio con il Nucleo Radiomobile della Compagnia di Châtillon/Saint-Vincent, stavano percorrendo la Statale 26 durante un normale pattugliamento di prevenzione anticrimine.
Una mattinata come tante. O almeno così sembrava.
Poi, all’altezza del rettilineo vicino al ristorante Napoleon, qualcosa ha spezzato la routine. Una sagoma minuta sul ciglio della strada. Un bambino. Da solo. In movimento verso la carreggiata.
Per un attimo incredulità e paura si sono mescolate nello stesso pensiero.
Il piccolo aveva già attraversato la statale pochi istanti prima e stava tentando di farlo nuovamente. Bastava una distrazione, un’auto in più, un secondo appena. E quella storia avrebbe potuto trasformarsi in tragedia.
I due militari non hanno esitato. Frenata, sportelli spalancati, traffico bloccato. Poi la corsa verso quel bambino impaurito che, vedendoli arrivare, è scoppiato in lacrime.
“Era spaventato, piangeva”, racconteranno più tardi i due carabinieri.
Lo hanno preso in braccio, stringendolo forte mentre le auto rallentavano poco distante. Con calma e delicatezza hanno cercato di tranquillizzarlo. Qualche parola dolce, una carezza, perfino la torcia di servizio trasformata in un gioco improvvisato per strappargli un sorriso.
Nel frattempo iniziava la corsa contro il tempo per capire da dove fosse arrivato.
Nessuno, in zona, sembrava riconoscerlo. Il bambino però, lentamente, ha iniziato a calmarsi. Indicava una direzione. Un passo alla volta. Una strada sterrata. Un cortile.
Fino a una cascina poco distante dalla statale.
Ed è lì che la tensione si è sciolta in un istante.
Nel cortile dell’azienda agricola, il padre e lo zio del piccolo stavano uscendo proprio in quel momento per cercarlo. Il bambino si era allontanato approfittando di un attimo di distrazione dei familiari, riuscendo a raggiungere da solo la trafficata Statale 26.
Quando hanno visto i carabinieri arrivare con il figlio in braccio, l’angoscia si è trasformata in sollievo.
Ci sono stati abbracci, strette di mano, occhi lucidi. Quelle lacrime che arrivano solo quando la paura lascia finalmente spazio alla consapevolezza che il peggio non è accaduto.
Il comandante dell’Arma in Valle d’Aosta, il colonnello Livio Propato, ha parlato di una “storia a lieto fine”, sottolineando la professionalità e l’umanità dimostrate dai militari.
E forse è proprio questa la parola che resta alla fine del racconto: umanità.
Perché in quei minuti sospesi tra il rumore delle auto e il pianto di un bambino, due carabinieri non hanno soltanto svolto il loro dovere. Hanno impedito che una famiglia precipitasse nell’incubo.