ATTUALITÀ POLITICA - 06 maggio 2026, 19:43

Les gens passent……così non sembra

La crisi istituzionale in Valle d’Aosta non può essere ridotta a una parentesi tecnica: il ricorso di Testolin è legittimo, ma rischia di trascinare la Regione in mesi di paralisi. Il precedente del 1998 mostra una gestione più prudente. La soluzione politica esiste, ma manca la volontà di applicarla

Carlo Perrin, presidente UV dal 1996 al 1998

La politica valdostana sta vivendo uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. E proprio per questo colpisce il tentativo, emerso da parte della maggioranza durante il dibattito in Consiglio regionale, di banalizzare una situazione istituzionale che invece meriterebbe chiarezza, responsabilità e rapidità decisionale.

Nessuno mette in discussione il diritto personale di Renzo Testolin di presentare ricorso contro la sentenza che ne ha dichiarato la decadenza. È un diritto pienamente legittimo, che appartiene a ogni cittadino.

Ma qui il punto è un altro.

Una cosa è il diritto personale alla difesa, anche se in questo caso sembra più la difesa della “sua poltrona”. Un’altra è trascinare l’intera amministrazione regionale dentro mesi di incertezza politica e istituzionale.

Le parole ascoltate in aula da parte di Luigi Bertschy, Renzo Testolin e Aurelio Marguerettaz sembrano invece voler trasformare una questione delicata in una normale parentesi amministrativa. Non lo è.

Dire che “non esiste alcun vuoto”, che “si può andare avanti” o che “si tratta solo di qualche mese” significa sottovalutare cosa voglia dire governare una Regione autonoma complessa come la Valle d’Aosta.

L’ordinaria amministrazione non è governo. Restare in carica solo per gestire atti urgenti e indifferibili non significa amministrare davvero un territorio che ha bisogno di decisioni politiche forti, programmazione, investimenti, confronto con Roma, gestione delle emergenze e visione strategica.

Un esempio: ci sono 270 milioni di euro di assestamento da destinare e, a questo punto, non è chiaro quando saranno spesi, o meglio quando entreranno in un circolo virtuoso capace di creare sviluppo.

La Valle d’Aosta non può permettersi di vivere mesi sospesa dentro una prorogatio permanente, con il rischio costante che ogni scelta venga letta alla luce dell’incertezza politica e giuridica.

E c’è un aspetto ancora più delicato che qualcuno continua a minimizzare.

Il Presidente della Regione Valle d’Aosta non è una figura qualsiasi. E adesso quel ruolo verrebbe occupato da Bertschy, che si trova nella stessa condizione giuridica.

Per questo la situazione non può essere trattata come una semplice controversia personale o come una normale vicenda politica interna a una maggioranza.

Colpisce inoltre il tono quasi rassicurante utilizzato dalla maggioranza, come se il problema fosse solo “attendere qualche mese”. Ma nella vita amministrativa e politica qualche mese non è un dettaglio.

Qualche mese significa rallentamento decisionale, prudenza estrema degli uffici, difficoltà nei rapporti istituzionali, indebolimento della credibilità politica e impossibilità di affrontare con forza i dossier più delicati.

E soprattutto significa consegnare alla Valle una Regione percepita come precaria, incapace di dare risposte certe ai valdostani.

A rendere ancora più discutibile la gestione politica della vicenda c’è poi un precedente storico molto chiaro. Come ricorda, in un post, l’avvocato Curtaz: “Nel 1998 Augusto Rollandin, coinvolto nella vicenda legata alla cosiddetta ‘Legge Scotti’, si trovò in una situazione di contestazione della propria eleggibilità. Anche allora vi fu un ricorso giudiziario promosso dalle opposizioni e la questione approdò davanti ai giudici. Ma l’Union Valdôtaine adottò una linea molto più prudente e istituzionalmente responsabile: Rollandin non venne nominato assessore in attesa delle decisioni definitive della magistratura. Questo consentì a Dino Viérin di guidare il governo regionale nella pienezza delle proprie funzioni, evitando che una vicenda personale producesse effetti paralizzanti sull’attività amministrativa della Regione.”

Oggi invece si sta scegliendo la strada opposta. Ma è anche un’altra Union: un tempo il Conseil Fédéral veniva convocato prima delle decisioni importanti, oggi si limita a ratificare.

Ed è proprio qui che emerge il vero nodo politico.

La scelta responsabile sarebbe molto più semplice e lineare: Renzo Testolin presenti pure il suo ricorso, ma si dimetta dalla Presidenza, consentendo alla maggioranza — che i numeri li ha, almeno così sembra — di nominare rapidamente un nuovo Presidente e una nuova Giunta pienamente legittimata ad amministrare.

Perché il diritto personale a ricorrere contro una decisione di un tribunale non può diventare un fattore di paralisi istituzionale.

Continuare invece a forzare la situazione rischia di produrre esattamente il contrario di ciò che la maggioranza sostiene di voler garantire: stabilità, credibilità e continuità amministrativa.

Le istituzioni vengono prima delle persone. Sempre, come ricordava un famoso slogan dell’Union.

Severino Bistrochet