ATTUALITÀ POLITICA - 05 maggio 2026, 21:02

Valle d’Aosta, conto alla rovescia per il nuovo governo: 60 giorni tra ricorsi e tensioni politiche

Dopo la decadenza di Renzo Testolin sancita dal Tribunale di Aosta, si apre una fase delicata: 60 giorni per ricostruire l’esecutivo regionale. Tra ricorso annunciato, equilibri fragili e scontro politico, la maggioranza prova a reggere mentre l’opposizione attacca sulla credibilità istituzionale

Renzo Testolin

Dal 2 maggio è ufficialmente partito il conto alla rovescia. Sessanta giorni per evitare lo scioglimento funzionale del Consiglio regionale e dare alla Valle d’Aosta un nuovo governo. Una finestra stretta, politicamente esplosiva, che si apre dopo la sentenza 110/2026 del Tribunale di Aosta che ha dichiarato ineleggibile Renzo Testolin per limite dei mandati.

Il Consiglio Valle ha preso atto della decadenza, certificando l’avvio di una fase di “prorogatio” che affida la guida dell’esecutivo al vicepresidente Luigi Bertschy. Una gestione temporanea, limitata all’ordinaria amministrazione, ma tutt’altro che neutra sul piano politico.

A chiarire il quadro istituzionale è stato il presidente dell’assemblea, Stefano Aggravi: “Il termine massimo per l’esercizio dell’ordinaria amministrazione è di 60 giorni a decorrere dal 2 maggio. Trascorsi i quali si verificherà lo scioglimento funzionale del Consiglio regionale”.

Una scadenza che pesa come un macigno sugli equilibri già fragili della maggioranza autonomista.

In Aula, il tentativo è stato subito quello di rassicurare. Luigi Bertschy (nella foto) ha rivendicato la piena operatività dell’amministrazione: “Oggi non c’è nessuna paralisi, possiamo continuare a lavorare per dare risposte. C’è una legge che permette di fare attività amministrativa”.

Parole che suonano come un messaggio politico prima ancora che istituzionale. Bertschy insiste: “Siamo in perfetta salute e in grado di prendere decisioni. Non voglio occupare nessuna carica”, quasi a disinnescare sul nascere eventuali letture personalistiche della fase.

Dietro le dichiarazioni ufficiali, però, si muove una maggioranza che cerca un equilibrio tra esigenze giuridiche e tenuta politica. Il confronto interno, ammettono gli stessi protagonisti, è stato “aperto e serrato”, con posizioni anche divergenti.

Al centro della strategia c’è la scelta annunciata da Renzo Testolin di presentare ricorso in Appello. Una mossa tutt’altro che tecnica: il deposito dell’atto comporterebbe la sospensione della decadenza e il ritorno temporaneo dello stesso Testolin alla guida della Regione.

“Chiedo che venga rispettata la possibilità di ricorrere in secondo grado”, ha dichiarato in Aula. “Non sarà una scelta personale, ma condivisa”. Un passaggio che rivela quanto il tema non sia solo giuridico, ma profondamente politico.

I tempi, però, non sono immediati. Serviranno giorni per costruire il dossier da presentare ai giudici di Torino, mentre dentro la maggioranza emergono già paletti precisi: l’Union Valdôtaine avrebbe chiesto di evitare la questione di costituzionalità sulla legge regionale 21/2007 e si oppone a un eventuale ricorso della Regione contro la propria esclusione dal procedimento.

Un segnale chiaro: la linea difensiva non è ancora completamente condivisa.

L’opposizione all’attacco: “Questione di credibilità”

Se la maggioranza prova a compattarsi, l’opposizione affonda il colpo. Eleonora Baccini pone una questione politica netta: “Le regole valgono per tutti o solo per alcuni?”.

Un interrogativo che va oltre il caso specifico e investe la tenuta delle istituzioni: “Non è solo una questione giuridica, ma di credibilità. Quando chi governa contesta regole che ha contribuito a votare, si apre una frattura politica ed etica”.

Parole che colpiscono al cuore la narrazione della maggioranza, accusata di aver tentato di “forzare le regole” attraverso interpretazioni e cavilli.

A difendere il fronte di governo è anche Aurelio Marguerettaz, che respinge la lettura dell’opposizione: “Non c’è nessun vuoto, nessuna situazione di caos. Questa maggioranza darà continuità all’attività amministrativa”.

Il messaggio è chiaro: evitare che la vicenda venga ridotta a un caso personale. “Dobbiamo parlare di una maggioranza autonomista in grado di dare risposte”, insiste, spostando il baricentro dal destino di Testolin alla sopravvivenza politica della coalizione.

La partita, però, è tutta aperta. Nei prossimi due mesi si incroceranno almeno tre piani: quello giudiziario, con il ricorso in Appello; quello politico, con la ricerca di una nuova sintesi nella maggioranza; e quello istituzionale, con il rischio concreto di scioglimento del Consiglio.

Sessanta giorni, in Valle d’Aosta, possono sembrare pochi. Ma in questa fase rappresentano un’eternità politica. E soprattutto un banco di prova: per la credibilità delle istituzioni, per la coesione del fronte autonomista e per la capacità della politica di trovare una via d’uscita che non sia solo giuridica, ma anche – e forse soprattutto – politica.

pi.mi.