ATTUALITÀ POLITICA - 05 maggio 2026, 21:23

Il Consiglio ha preso atto della decadenza del Presidente della Regione. Respinta una risoluzione

Il dibattito

Il Consiglio Valle, nell’adunanza del 5 maggio 2026, ha preso atto della decadenza del Consigliere Renzo Testolin dalla carica di Presidente della Regione, a seguito della sentenza del Tribunale di Aosta n. 110/2026, pubblicata il 2 maggio, che ne ha dichiarato l’ineleggibilità alla carica in relazione alla XVII legislatura.

L’Assemblea ha inoltre dato atto che la Giunta regionale - la cui Presidenza è assunta dal Vicepresidente - continui in prorogatio ad assicurare l’ordinaria amministrazione, fatta salva l’adozione degli atti indifferibili e urgenti. Tale fase è prevista per un termine massimo di sessanta giorni a decorrere dal 2 maggio, decorso il quale si verificherà ex lege lo scioglimento funzionale del Consiglio regionale, qualora non siano eletti il nuovo Presidente della Regione e la nuova Giunta.

Contestualmente l'Assemblea ha respinto, in sede di votazione segreta, con 14 voti contrari, 6 astensioni e 15 a favore, una risoluzione collegata, sottoscritta dai gruppi di opposizione, che voleva impegnare la Giunta regionale a non ricorrere, anche impegnando risorse pubbliche, avverso la sentenza del Tribunale di Aosta, che ha escluso la sua legittimazione per carenza di interesse. La maggioranza ha ritenuto la risoluzione non accoglibile, poiché non sono ancora state effettuate tutte le valutazioni necessarie da parte della Giunta e degli uffici regionali, giudicando inoltre inappropriato che la politica ponga vincoli o fornisca indicazioni in questa fase.

Tutti gli altri punti iscritti all’ordine del giorno, sia nella sessione europea sia nella riunione ordinaria, sono stati rinviati ad altra adunanza.

L'introduzione del Presidente Aggravi

Il Presidente del Consiglio, Stefano Aggravi, introducendo l'argomento ha specificato che «la sentenza, ai sensi dell'articolo 22 del d.lgs. 150 del 2011, è immediatamente esecutiva dalla data della sua pubblicazione, ossia dal 2 maggio» e che «il dispositivo è stato altresì pubblicato, in data 4 maggio, sull'albo notiziario della Regione, nella sezione "Altri documenti del Consiglio regionale".»

Ha poi ricordato che «in coerenza con la ratio delle disposizioni sulla prorogatio e sulla gestione della crisi, anche l’attività ordinaria del Consiglio - nei cui confronti è propedeutica l’attività istruttoria delle Commissioni consiliari - è sospesa, trattandosi di un contesto istituzionale caratterizzato dalla necessità prioritaria di ricostituire l’organo di governo regionale.» Ha inoltre precisato che «la presa d’atto odierna non ha natura costitutiva della decadenza, che discende direttamente dalla sentenza, ma è volta a formalizzarne istituzionalmente gli effetti.»

Il dibattito in Aula

«Con il nostro ricorso abbiamo voluto condurre una battaglia per la legalità non contro qualcuno o per altri motivi - ha detto la Capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra, Chiara Minelli -. Non c’era bisogno di grandi giuristi e costituzionalisti e neanche di tribunali e di giudici per capire che cosa c'era scritto nella legge regionale 21/2007, ma la maggioranza regionale ha preferito chiudere gli occhi e andare avanti senza che la Giunta e il Consiglio si opponessero. La sentenza del Tribunale di Aosta è accurata e puntuale e conferma la norma regionale sui limiti di mandato in Giunta. Per noi quella norma è chiara, giusta e saggia, come lo è il limite dei tre mandati per i Consiglieri. Se effettivamente nei prossimi giorni, invece di accettare la sentenza e nominare una nuova Giunta - unica scelta veramente responsabile - ci sarà un ricorso alla Corte d’Appello, verosimilmente per mesi la Valle d’Aosta, Regione autonoma che gestisce un grande potere legislativo e finanziario, avrà un Presidente delegittimato e una Giunta precaria, forzatamente dimezzata nella sua autorevolezza e capacità di azione. Se il Consigliere Testolin, a titolo personale, intende ricorrere nessuno glielo può impedire, ma contestualmente si dimetta da Presidente, per non coinvolgere tutta l'amministrazione in una situazione di perdurante incertezza. Siete già andati a sbattere violentemente una volta e rischiate di andarci nuovamente in maniera ancor più clamorosa, se procederete con i ricorsi. Noi non abbasseremo le braccia.»

Il Consigliere di PD-Federalisti Progressisti VdA Fulvio Centoz si è soffermato sulle responsabilità della costituzione in giudizio da parte della Regione: «Una scelta proposta da chi aveva un interesse personale più diretto, più specifico e più irreversibile all’esito del giudizio, poiché la posizione del Consigliere Bertschy è identica a quella del Consigliere Testolin. La decisione di costituirsi in giudizio, con una spesa significativa e con una strategia poi ritenuta inammissibile dal Tribunale, non era un obbligo ma una facoltà. Ed è stata, dunque, una scelta politica. Il punto più grave è che questi 60 giorni non saranno utilizzati per costruire una nuova Giunta, ma per consentire un ricorso del Consigliere Testolin e tentare un suo rientro in carica. Le istituzioni della Valle d'Aosta sono state messe sotto ricatto, non da una crisi politica, ma da una crisi istituzionale causata da una scelta di non accettare un limite che era noto prima di candidarsi. In questo contesto si pone un problema serio: gli atti adottati in questa fase saranno pienamente validi? Prima di una sentenza si può invocare l’incertezza del diritto; dopo una sentenza, no. Oggi, di fatto, si impedisce una transizione politica legittima per restare in carica. Tutto questo per due persone. Questo Consiglio ha meno di 60 giorni per dimostrare che la politica invece esiste senza aspettare le sentenze di un giudice. La Valle d'Aosta merita una politica all'altezza della sua Autonomia.»

Per il Capogruppo di PD-Federalisti Progressisti VdA, Jean-Pierre Guichardaz, «questa presa d’atto è formalmente corretta, ma politicamente rischiosa perché si ferma alla singola persona: registra la decadenza del Presidente Testolin senza applicare fino in fondo il principio affermato nella sentenza, che riguarda il superamento di un limite di legge e coinvolge anche il Vicepresidente Bertschy. Un Consiglio regionale dovrebbe avere la forza di riconoscere il principio di una sentenza, non limitarsi ai suoi effetti su un singolo. Per questo, la situazione che si apre ora presenta elementi di fragilità: non significa che gli atti adottati da questa Giunta in ordinaria amministrazione saranno automaticamente invalidi, ma espone l’amministrazione a criticità evitabili con soluzioni temporanee meno rischiose. Questa vicenda nasce nella scorsa legislatura: se la norma era ritenuta ambigua, si poteva modificarla in Consiglio, ma non lo si è fatto per evitare letture politiche scomode. Ma le regole non si piegano alle persone, sono le persone che devono rispettarle. Quando questo equilibrio si rompe, il sistema si inceppa.»

Ribadendo che «il ricorso in appello è un diritto incontestabile del Presidente Testolin e della maggioranza che lo sostiene», il Consigliere di Fratelli d'Italia Aldo Domanico ha osservato che «la legge regionale sui limiti di mandato non è un cavillo ma uno strumento di rinnovamento democratico, di alternanza e di tutela dell'Autonomia voluto dal Consiglio per evitare la cristallizzazione del potere. Interpretarla in modo da consentire una quarta presenza consecutiva in Giunta è stato un grave errore di valutazione che ha costretto la Regione stessa a costituirsi in giudizio ed esposto la nostra Autonomia a un dibattito che avremmo potuto e dovuto evitare. Fratelli d’Italia ritiene che la buona politica si misuri anche nella capacità di riconoscere gli errori e assumerne le conseguenze. Chiediamo, quindi, responsabilità: di fronte a una sentenza chiara, anche se appellabile, non bisogna aggrapparsi al ruolo ma garantire continuità, stabilità e credibilità alle istituzioni. Siamo pronti a confrontarci con serietà, come abbiamo sempre fatto, per uscire da questa situazione nel modo più rapido e meno traumatico possibile, nell'unico interesse che conta: quello dei valdostani.»

Per la Consigliera Clotilde Forcellati (PD-FP), «ne va della tenuta stessa delle nostre istituzioni regionali, perché qui non si tratta di un cavillo giuridico, ma di etica politica ed efficacia amministrativa. La Regione è messa di fronte ad uno stato di incertezza che i cittadini faticano a comprendere. La politica ha il dovere di governare i processi, non di farsi governare dalle scadenze processuali. Questa situazione ha prodotto un paradosso: per difendere una posizione apicale, si rischia di condannare la Valle d'Aosta ad una paralisi decisionale. Quando l'autorevolezza di chi guida è condizionata dal dubbio non è solo il Presidente a indebolirsi ma l'intera macchina amministrativa. Espone la Regione a guerre interne: le energie della maggioranza non sono spese per mediare sui bisogni dei cittadini, ma per bilanciare i pesi interni in vista di una possibile successione. Il tempo speso a discutere di tecnicismi sulla decadenza è tempo sottratto ai bisogni reali dei valdostani. C'è una linea sottile che separa la legittima difesa del proprio operato dall'intestardimento personale. La politica alta è quella che sa fare un passo di lato quando la propria permanenza diventa un fattore di instabilità per la comunità.»

«Una maggioranza deve essere in grado di dire, anche al proprio esponente più autorevole, che è il momento di farsi da parte nell’interesse generale. Questo oggi mi aspetterei per evitare la paralisi dell'azione politica - ha dichiarato il Consigliere della Lega Vallée d'Aoste, Corrado Bellora -. In un sistema politico, le legittime ambizioni individuali devono lasciare spazio all’interesse generale: in questo caso la questione personale è anteposta al partito e questo è molto grave. La maggioranza dice spesso di avere i numeri per governare, è il momento di utilizzarli per creare un nuovo governo. Volete dirmi che non siete in grado di trovare due persone diverse per mandare avanti questa Regione? Fare ricorso è un diritto del Presidente Testolin ma sul piano politico è inopportuno. Prima di farlo si dimetta da Presidente. Stiamo offrendo uno spettacolo vergognoso ai valdostani e il nostro dovere è cambiare la legge elettorale per evitare che situazioni come questa si ripetano. Chi ostacola questo obiettivo se ne assume la responsabilità politica.»

Il Capogruppo di Autonomisti di Centro, Marco Carrel, ha evidenziato due questioni: «La prima è politica, da autonomista, ossia le competenze prefettizie che il Presidente svolge nel suo ruolo. Invito tutte le forze politiche a riflettere su questo punto nei prossimi giorni: non è un dettaglio secondario. La seconda questione è strettamente connessa: l’elezione del Presidente spetta al Consiglio regionale. Se si decide di attendere un ricorso, è una scelta politica che i venti Consiglieri di maggioranza si assumono. Non giustifichiamola con la governabilità o la stabilità, perché sarebbe mancare di rispetto a tutti i Consiglieri di quest’Aula e a tutti i valdostani che ci hanno eletti. In questi mesi, se vi sarà un appello, avremo una Giunta che sarà “sotto giudizio”, perché non avremo una piena stabilità politica, pur potendo amministrativamente svolgere le funzioni del caso. Stiamo discutendo della modifica dello Statuto della Valle d’Aosta, delle norme di attuazione sulle concessioni idroelettriche, e di 270 milioni di euro di avanzo di amministrazione. Serve un atto di serietà: abbiamo bisogno di chiarezza, e questa situazione di chiaro ha ben poco. Chiudo rivolgendomi all’ex Presidente Testolin. Se è vero che dal gruppo e gli alleati le hanno imposto molti paletti sul suo ricorso, le chiedo cortesemente di trarne le conseguenze politiche. Non aspetti i giudici: agisca lei, agisca politicamente. Lo faccia quanto prima, per la Valle d’Aosta e per i valdostani.»

«L'Autonomia valdostana non si tutela con interpretazioni forzate o contenziosi prolungati ma con comportamenti coerenti, dimostrando che le norme approvate sono vincolanti anche quando risultano scomode - ha detto il Vicecapogruppo di Fratelli d'Italia, Massimiliano Tuccari -.  La tenuta delle istituzioni passa anche dalla capacità di riconoscere quando una decisione si è rivelata sbagliata. Il Consiglio ha davanti a sé un termine definito per individuare una nuova guida. È un passaggio che può e deve essere gestito con senso delle istituzioni, evitando irrigidimenti e logiche di mera conservazione. La priorità è garantire stabilità e continuità amministrativa, senza compromettere la fiducia dei cittadini. Non siamo interessati a dinamiche di posizionamento, ma a riaffermare un principio: le regole valgono per tutti e costituiscono il fondamento della nostra Autonomia. Su questo terreno siamo disponibili a un confronto serio, finalizzato a una soluzione ordinata e rispettosa delle istituzioni.»

«La vicenda dell’ex Presidente Renzo Testolin pone una domanda centrale: le regole valgono per tutti o solo per alcuni? - si è chiesta la Capogruppo di La Renaissance Valdôtaine, Eleonora Baccini -. Non è solo una questione giuridica, ma soprattutto politica e di credibilità delle istituzioni. Il problema non è un errore isolato, ma una gestione politica che avrebbe cercato di forzare le regole tramite interpretazioni e cavilli, arrivando a mettere in discussione norme approvate dallo stesso Consiglio regionale, che aveva introdotto quei limiti per garantire il ricambio democratico ed evitare la concentrazione prolungata del potere. Quando chi governa difende la propria posizione contestando regole che ha contribuito a votare, si apre una frattura politica ed etica. La responsabilità politica non può essere delegata ai tribunali: dovrebbe essere assunta prima delle sentenze. In caso contrario, il problema non è solo giuridico ma culturale. La politica deve agire con responsabilità e trasparenza. L’Autonomia non è un privilegio da difendere in tribunale, ma un impegno quotidiano. La priorità è il futuro dei valdostani e la solidità delle istituzioni. La grandezza di chi governa si misura anche nella capacità di fare un passo indietro per il bene della comunità.»

Per il Vicecapogruppo della Lega Vallée d'Aoste, Simone Perron, «il più grande errore commesso dal Presidente Testolin è l'idea di dichiarare incostituzionale una legge regionale legittima: un vero attentato al principio più importante che l’Union Valdôtaine, e non solo, dichiara di difendere e un modo per dare armi all’opposizione, che oggi può fare goal quasi a porta vuota. Ora, ricorrere è lecito, ma diventa non solo una responsabilità dell’ex Presidente, bensì anche del suo partito, dei suoi alleati e dell’intera Giunta. Se l’appello darà ragione all’ex Presidente Testolin, avrà vinto una scommessa e gliene daremo atto, perché le sentenze si rispettano. Se, invece, confermerà la sentenza di primo grado porterà nella polvere molte persone con sé. Questa vicenda è già un grande assist all’antipolitica e all’astensionismo. Restano aperte domande cruciali: quando partirà la sospensiva, quale sarà l’azione del Governo? I dossier andranno avanti o saranno penalizzati? E con quali effetti sulla res publica? Riteniamo che questa maggioranza non stia dando le risposte che i valdostani attendono. Continuerà la chiusura verso le nostre proposte e si aggraverà il muro contro muro?»

«Fuori da quest’Aula cresce una profonda sfiducia verso una politica percepita come impegnata solo a conservare il potere - ha detto il Consigliere Andrea Campotaro (AVS) -. Il punto più grave di questa vicenda è la strategia difensiva adottata: un vero paradosso autonomista. Mentre AVS difendeva la legge regionale 21 del 2007 come un'espressione nobile della nostra sovranità e della nostra capacità di regolamentazione, abbiamo assistito allo spettacolo incredibile della difesa - compresa l'Avvocatura regionale - intenta a metterne in discussione la legittimità, arrivando a chiederne l’incostituzionalità. È stato sferrato un attacco frontale alla nostra potestà legislativa. Inoltre, la Regione è stata utilizzata come strumento per difendere una posizione personale, impiegando risorse pubbliche per una causa che il Tribunale ha ritenuto priva di interesse per l’ente. I giudici sono stati chiari: la norma sui limiti di mandato non è irrazionale, ma un presidio democratico, necessario proprio per il peso dei poteri attribuiti al Presidente della Regione. Questa sentenza non riguarda solo una persona, ma l’intera maggioranza. In particolare, interpella chi rappresenta una nuova generazione politica: l’Autonomia si difende rispettando le proprie leggi, non avallando una linea difensiva che definisce "assurda" una nostra norma.»

«Oggi il rischio è mettere in secondo piano la stabilità istituzionale per salvare alcune posizioni individuali e noi non ci stiamo perché il Consiglio regionale non può diventare una sala d'attesa del giudizio di appello i cui tempi sono ignoti - ha affermato il Capogruppo di Fratelli d'Italia, Alberto Zucchi -. Una sentenza di decadenza non è un dettaglio e i cittadini hanno diritto a un governo pienamente legittimato e non guidato da un Vicepresidente che è coinvolto nella stessa questione politica. Come Fratelli d'Italia non vogliamo assistere a questa finzione di realtà: per questo valuteremo la non partecipazione ai lavori dell'Aula e delle Commissioni, nel rispetto del regolamento, ogni qualvolta si proceda come se nulla fosse accaduto, fino al ripristino di un quadro istituzionale chiaro e pienamente legittimato. La strada responsabile esisteva ed esiste ancora: prendere atto della sentenza, consentire il ricorso personale e costruire una nuova soluzione politica. Avete i numeri, potete farlo. Se non lo fate è una scelta ma anche un problema. L’Autonomia valdostana non nasce per difendere posizioni personali, ma per garantire credibilità e responsabilità.»

«Oggi quest’Aula vive una fase delicata e imbarazzante: la Valle d’Aosta si trova senza Presidente a seguito della sentenza di un tribunale - ha dichiarato il Capogruppo della Lega Vallée d'Aoste, Andrea Manfrin -. La Lega è sempre stata garantista e non usa i tribunali per fare politica, ma oggi dobbiamo affrontare le conseguenze di una scelta politica precisa: anteporre l’interesse personale alle regole e al bene collettivo. È grave che, per difendersi, si sia arrivati a mettere in discussione la legittimità costituzionale di una legge regionale approvata da questo Consiglio. Il limite ai mandati serve a evitare la concentrazione del potere: forzarlo significa mettere sé stessi davanti alle istituzioni. Oggi si apre una fase di incertezza che rischia di paralizzare l’azione amministrativa su temi cruciali per la Valle d’Aosta: dai rapporti con lo Stato alla gestione dei fondi, dalle grandi opere alla sanità. A pagarne il prezzo saranno i valdostani. Noi non esultiamo, ma non possiamo tacere: serve responsabilità politica. Basta forzature. La Valle d’Aosta ha bisogno di istituzioni forti, credibili e pienamente legittimate, capaci di mettere al primo posto l’interesse della comunità.»

Il Capogruppo dell'Union Valdôtaine, Aurelio Marguerettaz, ha osservato: «Gli unici che hanno fatto il ricorso sono stati i Consiglieri di AVS. Gli altri gruppi hanno fatto proprio il vecchio adagio: “vai avanti tu che a me vien da ridere”. AVS ha avuto ragione e oggi tutti sul carro del vincitore, senza dimostrare vero coraggio. Lo scenario apocalittico rappresentato oggi vogliamo ricondurlo alla realtà: abbiamo una legge del 2007 votata da questo Consiglio che delineava un quadro chiaro, due mandati in Giunta. Il problema è che quando si scrive una norma si ha in mente uno scenario che poi si scontra con la realtà: in questi anni ci sono stati mandati interrotti che hanno fatto sorgere dubbi e pareri diversi. Oggi non c’è nessun vuoto: la vostra narrazione non corrisponde alla verità. La Valle d’Aosta non è in una situazione di caos. Abbiamo una gestione ordinaria per gli atti indifferibili e questa maggioranza darà continuità all’attività amministrativa. State personalizzando il ragionamento su Testolin, ma siamo una maggioranza autonomista in grado di dare risposte. Se ci sarà un ricorso, non parliamo di anni ma di pochi mesi: in questo tempo arriverà una risposta. Noi non abbiamo gettato nel panico nessuno e continueremo a governare, dando garanzie ai valdostani.»

Per il Vicecapogruppo di Forza Italia, Marco Sorbara, «appare del tutto legittimo e doveroso che il Consigliere Renzo Testolin valuti la possibilità di ricorrere nei successivi gradi di giudizio. Non si tratta di difendere una persona o una posizione politica, ma di difendere un principio: quello secondo cui ogni cittadino deve poter vedere riconosciuti i propri diritti fino all’ultimo grado di giudizio. È su questo terreno che si misura la credibilità delle istituzioni e la solidità della nostra democrazia. Alle urne, Renzo Testolin ha ricevuto un consenso che ha il peso di un plebiscito. Questo è il dato politico reale, che nessun atto giudiziario non definitivo può cancellare o mettere in discussione. Quando il voto dei cittadini viene messo in secondo piano rispetto a interpretazioni parziali della giustizia, si crea uno squilibrio pericoloso, non per le persone ma per il principio stesso della democrazia. La volontà popolare va rispettata, non interpretata, non sospesa e soprattutto non ribaltata da atti non definitivi.»

Il Capogruppo del Centro Autonomista, Marco Viérin, ha parlato di «una fase particolarmente delicata per le nostre istituzioni che devono, nel rispetto della sentenza, garantire anche le scadenze amministrative urgenti e non rinviabili che riguardano ad esempio il rendiconto, l'assestamento di bilancio e le norme di attuazione. Noi riteniamo che questa maggioranza ci sia e debba prendersi la responsabilità di questo momento, tenendo conto della sentenza e delle ripercussioni sulla nostra regione. Ricorrere in appello è un diritto sacrosanto: a Testolin va il nostro pieno sostegno se deciderà di farlo. Certamente è un momento che va affrontato con attenzione, valutando tutti gli aspetti e evitando soprattutto lo stallo amministrativo.»

Il Vicecapogruppo di AVS, Eugenio Torrione, ha parlato di «sentenza chiara, senza ambiguità e dirompente», nata da «una nostra azione di tutela della legalità. Quando si evidenzia un’ingiustizia occorre agire: ecco perché abbiamo promosso questo ricorso. Un atto dovuto nei confronti dei valdostani, di difesa delle regole della politica, un dovere morale: noi dobbiamo essere di esempio. Non ci è piaciuto farlo, tant’è che abbiamo cercato in tutti i modi di prevenirlo, ma non siamo stati ascoltati. Ora abbiamo un Consiglio in attesa di un possibile ritorno alla “normalità”: non è un incubo, ma vivremo una situazione di incertezza, con un Consiglio destabilizzato, a fronte di un assestamento di bilancio alle porte. In queste condizioni come si può operare? Ecco perché mi rivolgo all’ex Presidente Testolin, al Vicepresidente e alla Giunta, chiedendo di fare una scelta di responsabilità: ricostituire una nuova Giunta coesa e totalmente legittimata, senza ombre, capace di un cambio di passo per governare. Altrimenti, con quale credibilità e serenità si può continuare a governare?»

«Oggi non c’è nessuna paralisi - ha sottolineato il Vicepresidente della Regione, Luigi Bertschy -: la legge in vigore ci consente di assumere con tranquillità le decisioni da prendere, coinvolgendo i nostri movimenti. Nell'Union Valdôtaine c’è un clima di confronto che ci permette di esprimerci e lavorare insieme con serenità. Siamo in perfetta salute e capaci di assumere le nostre decisioni con la responsabilità che è stata evocata in Aula. Né io, né il Presidente Testolin ci siamo arrogati il diritto di dare la disponibilità di ricoprire un ruolo senza avere prima verificato la possibilità di assumerlo. Dopo i due pareri legali di parte, il Consiglio regionale ha richiesto un parere attraverso l’Ufficio di Presidenza che ha dichiarato possibili i nostri incarichi. In seguito c’è stato un ricorso sull’elezione del Presidente e il Tribunale ha emesso una sentenza della quale non si può che prendere atto. Sul piano personale vivo questo momento con molta trasparenza: non mi sento uno che vuole occupare cariche anche perché ad oggi ho ricoperto il mio incarico per un tempo di gran lunga inferiore a quello che sarebbe stato possibile con mandati di normale tempo di legislatura. Viste le difficoltà interpretative che ci sono state e la sentenza di primo grado, l’articolo sul limite dei mandati in giunta, va a mio avviso migliorato correggendone le ambiguità e il mio voto per farlo ci sarà. Gestiamo questa situazione con la serenità necessaria ad assumere decisioni politiche utili a raggiungere gli obiettivi della legislatura.»

Il Capogruppo di Forza Italia, Pierluigi Marquis, ha ricordato che «sulla base del parere del prof. Lupo richiesto dal Consiglio, aggiunto ai pareri di parte, sono state avviate le consultazioni con il Consigliere Testolin, Presidente in pectore, per dare vita alla nuova maggioranza. Tutte le forze politiche si sono presentate, compresa AVS che poi ha presentato ricorso. Oggi la maggioranza regionale ha la responsabilità di garantire continuità all’azione amministrativa per dare risposte ai valdostani. L’assestamento di bilancio e la norma sulle concessioni idroelettriche non possono attendere. Non condividiamo l'approccio che vuole aprire una crisi al buio, senza indicare una soluzione, provocando una paralisi di tutta la Regione. Sarebbe un grave danno. L'azione più responsabile oggi è quella di evitare una discontinuità in attesa che ci si pronunci definitivamente sulla questione. Nervi saldi e serenità, poi si faranno tutte le valutazioni del caso.»

Il Consigliere Renzo Testolin (UV) ha evidenziato che «subito dopo l’acquisizione della sentenza è stato avviato un percorso di discussione serio che ha coinvolto il gruppo dell’UV, il movimento tutto e gli alleati di governo, in una analisi, anche con posizioni diverse, cosa che è normale in una comunità, come in un movimento così come in una famiglia, e che può solo arricchire il confronto e rafforzare la successiva decisione. Questa maggioranza, nata dal confronto post elettorale, oggi si trova in un perimetro solido per assumere decisioni in modo condiviso e responsabile. La serietà sta proprio nel valutare le diverse opzioni senza forzature e senza che qualcuno possa imporre le proprie scelte agli altri. Questa consapevolezza ci dà la tranquillità per continuare a lavorare sui temi già definiti nel loro percorso e ben chiari nel nostro programma. Nessuno può arrogarsi il diritto di imporre agli altri cosa fare: siamo sufficientemente maturi per assumerci le nostre responsabilità, che vanno però esercitate nelle sedi proprie. Eventuali percorsi saranno condivisi all’interno della maggioranza e delle strutture competenti, con la possibilità, se necessario, di ricorrere in secondo grado: chiedo che venga rispettato questo percorso. Non sarà mai una scelta personale o isolata, ma maturata con i colleghi che mi hanno sostenuto fino ad oggi e con i movimenti e i partiti di riferimento. L’obiettivo resta quello di garantire coesione, stabilità e capacità di dare risposte concrete alla comunità valdostana.»
 

red